Lo scrivano

Lo scrivano

Scrivere, sei il cestino dei sogni d’internet, sei il pollaio delle parole
confuse nei sentimenti d’eroici persone pazienti  erosi… nel dolore.
in un tempo vivi nel ricordo di raccomandati scrivani provetti dall’Ulss.
Mah noi tuoi poeti infanti negli specchi della triste realtà s’infrangono fragili
in quel labirinto immerso di noia è un lago della malinconia che raccoglie un fiume
d’emozioni dove ognuno è carnefice dell’altro nel triste gioco della gogna
che ghigliottina una poesia con uno scarno comunicato d’e.mail
si compie il dramma d’un qualsiasi poetico mal organizzato.
Gesù un pò di musica celestiale occorre per legare gli scrivani come me che
ostinano con i poeti della casa degli errori che non banna gli  orrori dei suoi adepti,
Solo io bannato refuso e altri dannati accettati confusi ma belli recisi resistono
fieri  poeti in transveri  fiori di poesia vivono conturbati lì nel senno della fantasia.
Questo è un mondo strano che non gira più attorno al sole ooh Dio sempre alla ricerca
della fiducia siamo in questa via lattea, non più  nel dubbio sono lacrime, per strada
non più palpabile nel tempo si è dimenticata nei vicoli come cercarla o riconoscerla per caso:
Prigionieri del fato nessuno da l’immagine di se.
Studia … studia Signore! Nuove bellicose  iniziative sulla terra con l’aria
arrabbiata  tua  di verde cresce la gramigna stomacata si mangia, Sì!
Per fame abbioccando le virtù umane lasciandoci bestie tra di noi.
Con l’anima i pochi  ma buoni nello spirito non si muovono, non si lavorano,
non si usurano per idealizzarsi un vivere hanno paura di  fare peccato.
In loro è marcato il pensiero reale cade sul desiderio virtuale dell’essere
disabile per forza scelta in questa società per avere la certezza di un lavoro.
Ooh dio se tale lavoro è contemplata certezza come reddito sicuro
si piange amaro per sicuro peccato mai ci sarà resurrezione.
Lo stesso è nell’evitare d’agire si fa sicuro peccato nell’intento
di tassarsi nel silenzio di sopravvivere per far vivere a non far morire la vita.
Sulla terra anche il sottosuolo è tutto un Far west!!
Beato te umano cristianizzato che vivi papale  la tua esistenza e ogni mattina profeti
a qualche Signore buon vecchio editore in cielo l’autorevole buona novella giornaliera
nella soffice quiete dove ci sono luci mute di una festa citata insieme alla
bambagia tenue del sorriso con il bongiorno alla sveglia con l’allegria.
Questo, Ooh Dio è il bellissimo quadro del tuo passato raccontato in poesia colorata
con i miei colori.
Coloro cantinati poeti chiusi nello scantinato buio dell’intelletto alla luce elettrica
con il tormento nell’anima leggono come professori e reggono quell’istante
d’emozione che come una bolla trattiene il senso del sentimento.
E’ quel seme bozzolo di farfalla che poi vola via, grazie a Dio, per attecchire nel cuore
di chi poeta “l’ama non ama” allo sfinimento interiore, un velato amore bello
e altro da amare dalla fantasia.
Freddi nel russare essi  correggono stupide sgrammaticature e in quel brano scaricato
d’interior si smorza la fiammella che indurisce il “c’era una volta il bello”
per raccontare il brutto preso da una candela sorpresa spenta.

di Giampiero Iezzi

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