Lo scrittore Ennio Masneri: “Scrivo per resilienza e per cambiare un certo tipo di paradigma culturale”

Il silenzio del niente di Ennio Masneri pubblicato dalla casa editrice milanese La Vita Felice (Collana: Contemporanea, Narrativa) contiene al suo interno due racconti noir psicologici che indagano con una vena di iperrealismo le conseguenze della violenza fisica e morale sulle donne e sui bambini.

Ennio, è un libro tanto vero quanto crudo. Da dove hai tratto ispirazione?

Per resilienza. Ho notato come spesso notizie di violenze su donne, femminicidi, violenze fisiche e morali sui bambini appaiano in silenzio tra i fatti di cronaca per poi sparire nel silenzio stesso della società. Mi è capitato di vedere come certuni esponenti (mediatici, politici e non) che si atteggiano a campioni di moralità puntino il dito, anziché contro gli stessi aguzzini (di ogni colore, età, appartenenza politica, religione o di pensiero), contro le vittime accusate anche solo di vestirsi in una certa maniera o di trovarsi in un dato posto o addirittura di avere una certa età o un determinato orientamento sessuale ecc. come a giustificare, a tentare di giustificare per non affrontare più quell’argomento troppo scabroso, la violenza che gli viene fatta (come un certo famoso pseudo-comico genovese…). Nessuno però, a quanto pare, si rende conto che la violenza porta altra violenza, fa cambiare completamente dimensione, sovverte ogni visione, quando soprattutto non si ottiene giustizia. Quindi, poiché ho provato sulla mia pelle cosa significa essere umiliati, poco considerati, picchiati ed essere vittima di bullismo, ho voluto dare voce, mantenere insomma viva la fiamma dell’attenzione molte volte volutamente sopita, a queste vittime che spesso, dopo la violenza, si ritrovano da sole a fronteggiare l’abisso, il silenzio inutile e improduttivo della società cioè il niente appunto, e devono cercare di reagire in qualche modo. Anche uccidendo o vendicandosi in qualche altro modo, forse più nobile ma non meno sottile dell’omicidio.

È la prima volta che tocchi tematiche così forti e, al contempo, delicate?

Credo di sì e continuerò a farlo perché il lettore deve notare queste tematiche, tenerle sempre a mente, imparare a giungere da solo a questa consapevolezza e darsi una svegliata dall’abitudine imposta dalla società. Non si può, infatti, cambiare la società o sconfiggere una mentalità che appartiene ai vecchi baciapile o a perpetue con scarsa cultura, se prima non si cambia se stessi pur avendo una laurea.

Se hai paura di ammettere che hai dei sentimenti perché una persona che conosci è stata discriminata, umiliata o violentata e vivi nel timore di quello che può pensare la gente e, anziché aiutarla a sopportare quel dolore (basta una mano, un piccolo gesto, un abbraccio, un’uscita insieme, ti costa tanto?) le punti contro un dito o resti indifferente uniformandoti al male vero, se insomma hai queste paure, questi imbarazzi, vivrai sempre umiliandoti da solo. Ti renderai inferiore a chi ha invece subito.

Domandati questo: non è un po’ ridicolo farsi condizionare o comandare da chi ha pregiudizi e paure e vive in una gabbia dorata che si è costruito da sé e pretende che gli altri restino dentro?

Per questo, man mano che si va avanti, certe mentalità incentrate solo su un concetto stupido dell’onore (specialmente di paesini chiusi dell’entroterra e della costa dove non arriva la cultura manco a pagarla) devono essere distrutte e sepolte per sempre in quanto non vanno di pari passo col progresso fisico e anche mentale. Vanno eliminate con atti concreti, investimenti seri e tecnologici che possano far rientrare le menti di tanti nostri giovani emigrati e non soltanto con il turismo e le belle parole: solo così la mia terra, la mia dura e orgogliosa Calabria, potrà risorgere.

Solo così avremo una nuova mente e un nuovo cuore per vivere con le nostre forze.

Quando hai iniziato la stesura avevi già chiaro il dipanarsi delle vicende di entrambi i racconti o è arrivato tutto man mano?

Nessuna storia è mai fissa nella mente di uno scrittore. È come una barca a vela che va da un orizzonte all’altro senza confini e tempistiche e lasci che sia il vento della tua esistenza a sospingerla. Si crea una scaletta più o meno precisa, un’ossatura abbastanza ben definita e ancora fresca; tuttavia è nella stesura, nella vita delle parole, che si dipana la storia che hai in mente. Anche adesso, dopo che l’hai pubblicata, dopo l’hai vista sulla carta stampata, vorresti allungarla, strapparla, rifarla, sistemarla, manipolarla in una nuova dimensione, ripensarci perché il pensiero non è mai fermo né uguale a quello prima o a quello dopo. E mentre scrivi assorbi ciò che vedi, leggi, senti, percepisci dall’intorno e pure quando sogni a occhi chiusi o aperti.

In chiusura, ci sono progetti futuri all’orizzonte?

In autunno verrà pubblicato dalla casa editrice Il Ciliegio il mio romanzo “L’ombra del ciliegio” sullo sfruttamento minorile con postfazione del poeta Renato Minore. Inoltre spero di darvi presto notizie sul mio nuovo romanzo “La misura dell’orizzonte”, un poliziesco che, attraverso gli occhi, il cuore e la mente del commissario Corrado Perri, indaga e mette a nudo con un pizzico d’ironia i veri mali prodotti dalla mentalità ancora esistente nella Calabria d’oggi. Infine, sto studiando e allenando lo stile per poter scrivere un giorno un romanzo di formazione che mi permetta di annoverarmi nel panorama letterario nazionale.