Littamè: con “Everest” invita a ritrovare la propria voce autentica

Con il nuovo singolo “Everest”, uscito il 24 ottobre su Spotify, Littamè firma un brano intenso e introspettivo che racconta la necessità di restare fedeli a se stessi, liberandosi dal peso delle aspettative altrui. Dopo averne condiviso una versione acustica sul suo profilo Instagram, accolta con entusiasmo dai fan, l’artista presenta ora una versione completa, dal sound più potente ma al tempo stesso intimo e profondo.

“Everest” è un invito a seguire la propria strada, ad ascoltare la propria voce anche quando il mondo attorno sembra volerla soffocare: una metafora della salita verso la libertà personale ed emotiva. Con questo brano, Littamè consolida la sua cifra artistica, capace di unire sensibilità, autenticità e forza espressiva.

Qual è il messaggio centrale che desideri che il tuo pubblico riceva da Everest?
Vorrei che il mio pubblico cercasse di seguire solamente se stesso, non ciò che gli altri vogliono da loro. Ognuno dovrebbe seguire la propria strada senza farsi fermare dalle aspettative altrui.

Qual è stata la reazione più sorprendente che hai ricevuto dai fan dopo il lancio di Everest?
Everest l’avevo già presentata nel mio profilo Instagram, nella versione acustica, e molti mi avevano chiesto quando avrei pubblicato la versione finale; così quando il 24 ottobre è uscita su Spotify ho ricevuto molti messaggi che dicevano “Finalmente posso ascoltarmela”.
Successivamente molti amici mi hanno rinnovato le parole belle che avevano già speso per la mia canzone.

Come pensi che Everest influenzerà il tuo stile musicale futuro?
Everest porta all’interno del mio mondo musicale forse qualche vibes potente in più. Il mio mondo è composto da sfumature diverse che si mischiano insieme l’una con l’altra.

C’è un aspetto di Everest che pensi possa sorprendere i tuoi fan più fedeli?
Forse il suono intimo che gli abbiamo dato.
Come immagini il video musicale ideale per Everest, se avessi risorse illimitate? In realtà immagino me immersa in una landa desolata, paesaggio uggioso, pensierosa, mentre canto a squarciagola. Intervallato da momenti in cui mi trovo all’interno di questa stanza completamente bianca, dove non si sente alcun rumore, dove non posso emettere alcun rumore (identifica il peso sulle spalle che mi lasciano le aspettative degli altri che non posso deludere).

Articolo precedenteSantoClaus BaronNoir: “Cavalcando il Sole” – Tra epica sonora e frammenti d’autore. La recensione
Articolo successivoBerlusconi non è morto, almeno a Teatro. All’OFF/OFF l’ultima opera di Franci