L’impresa impossibile di Messner e il senso dell’alpinismo

L’impresa impossibile di Messner e il senso dell’alpinismo

L’impresa impossibile di Messner e il senso dell’alpinismo – 8 maggio 1978: è la data di una impresa giudicata impossibile, Reinhold Messner e Peter Habeler raggiungono la vetta dell’Everest senza l’ausilio di bombole di ossigeno. L’Everest è “un record itself”, come lo ha definito l’alpinista, che in un Auditorium Santa Chiara al completo ha raccontato al pubblico come è riuscito ad arrivare ad un simile risultato, dialogando con il giornalista Sandro Filippini.

L’alpinismo come lo ha vissuto e lo vede oggi Messner non è assimilabile ad una competizione: è avventura, esperienza di contatto fra uomo e montagna, confronto con se stessi e la propria interiorità. Per questo non è semplicemente allenamento e certamente non il raggiungimento di un obiettivo in gara con altri.

Nel corso dell’incontro sono state proiettate immagini spettacolari e suggestive, fra cui lo spezzone video e audio dell’annuncio dell’avvenuta impresa, che da Katmandu fece il giro del mondo.

Per arrivare a conquistare l’Everest Messner si era scrupolosamente preparato, arrivando persino a sorvolare la cima a bordo di un aereo a portellone aperto senza maschera di ossigeno per saggiare la sua capacità di acclimatarsi all’altitudine estrema.  In allenamento era riuscito a raggiungere i 1.000 metri di dislivello in 35 minuti, consapevole che a 8.800 metri di quota non sarebbe riuscito ad arrivare a tanto. L’ultimo giorno, infatti, un dislivello di 850 metri rappresentava l’obiettivo finale della conquista, una sfida che avrebbe rallentato i due alpinisti così tanto da riuscire a far loro superare solo 50 metri di dislivello nel corso dell’ultima ora. “Andavamo così lenti che ad ogni passo la cima sembrava allontanarsi, invece di apparire più vicina”, ha raccontato Messner.

La spedizione austriaca di cui faceva parte è riuscita a raggiungere un obiettivo che tutti ritenevano impensabile per l’uomo, ma da allora molte cose sono cambiate. Oggi l’arrampicata sportiva è un bellissimo sport da fare in tutta sicurezza e le gare indoor saranno ospitate nelle prossime Olimpiadi di Tokyo del 2020, però secondo Messner l’alpinismo tradizionale è qualcosa di diverso: è un’alternanza fra possibile e impossibile, una sfida pericolosa ma fattibile, specialmente adesso. Gli alpinisti contemporanei, infatti, oltre ad essere capaci di prestazioni impensabili qualche decennio fa, hanno molti ausili dalla tecnologia, non ultimo le centraline meteo, che in modo solo apparentemente banale, consentono di avviarsi verso le ascese in modo più prevedibile comunicando i dati in tempo reale.

La storia della conquista dell’Everest è fatta di tanti tentativi anche non riusciti, di ascese con mezzi primitivi e di avvicinamenti alla vetta che sono costati anche molti morti, ma questo mondo è completamente cambiato. Per salire sul gigante della Terra, infatti, non è più necessario essere veloci, geniali, capaci. E’ stata recentemente aperta sull’Everest dagli sherpa una pista con corde fisse, dotata di tende, punti con bombole di ossigeno, assistenza medica, campi base che arrivano quasi fino alla cima. Una forma di alpinismo che è a disposizione di chi paga per conquistare vette un tempo inaccessibili e che Messner chiaramente considera semplicemente come fruizione di una nuova infrastruttura turistica, a disposizione di chi “la sicurezza la cerca all’esterno e non la sa trovare dentro di sé”, come ha ribadito nel corso dell’incontro. Che si è concluso con una sorpresa: Messner è stato raggiunto da Manolo, il quale ha poi chiuso l’appuntamento con una profonda considerazione, il cui senso è: di fronte alle difficoltà di un’ascesa bisogna andare comunque avanti, contando di riuscire senza esitazioni a raggiungere la vetta, perché c’è in gioco spesso la vita e non si può rischiare di metterla in pericolo per la mancanza di forza d’animo e di volontà.

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