Tre parole. Tre sostantivi. Nessun verbo. Eppure bastano LIFE. MILK. LOVE. per aprire una riflessione che parte da qualcosa di estremamente concreto e arriva a ciò che riguarda ogni essere umano. È l’installazione luminosa di Alessandro Valeri, realizzata sulla facciata del Castello Carlo V di Lecce, dove il linguaggio contemporaneo incontra la storia e la monumentalità del luogo senza cercare di sovrastarla.
La prima impressione è quella di un’opera pop. Ed è proprio così che Valeri vuole che sia.
Il neon, la grande scritta, le parole in inglese, la loro immediatezza visiva appartengono a un immaginario che tutti possiamo riconoscere. Non c’è bisogno di conoscere l’arte contemporanea, di avere strumenti critici o di cercare una chiave interpretativa. L’opera si offre allo sguardo e si lascia leggere. È pubblica non soltanto perché si trova nello spazio urbano, ma perché sceglie deliberatamente di parlare a un pubblico il più ampio possibile.
LIFE. La vita. Il principio, l’origine, ciò che accomuna ogni individuo.
Poi MILK, una parola apparentemente quotidiana che introduce nell’opera qualcosa di fisico e primario. Il latte è il primo nutrimento, la sostanza che accompagna l’essere umano nei suoi primi giorni, ma è anche il gesto della cura. Prima ancora di essere un simbolo, è esperienza. È qualcosa che appartiene alla memoria del corpo.
Infine LOVE. L’amore, la relazione, il legame con l’altro.
Le tre parole possono essere lette come una sequenza: dalla nascita al nutrimento, dal nutrimento alla relazione. Una sequenza essenziale che non ha bisogno di essere spiegata perché appartiene a un’esperienza profondamente umana.
Ed è forse proprio la presenza di Milk a rendere particolare l’opera. Se vita e amore sono concetti immediatamente associabili a una dimensione universale e persino spirituale, il latte riporta tutto a una dimensione concreta. Ci ricorda che prima delle idee vengono il corpo, la cura, la necessità dell’altro.
Valeri non costruisce quindi uno slogan. Costruisce una frase senza verbo, lasciando che siano gli spettatori a completarla.
La scelta di un linguaggio pop assume in questo senso un significato preciso. Non si tratta di rendere superficiale un contenuto, ma di permettere a un contenuto complesso di uscire dai luoghi tradizionali dell’arte. La scritta luminosa può essere incontrata da chi attraversa Lecce, da chi conosce l’arte contemporanea e da chi non frequenta abitualmente mostre e musei.
È una forma di democratizzazione dell’immagine: l’opera non aspetta il pubblico, va incontro al pubblico.

E il luogo in cui viene installata amplifica ulteriormente questo cortocircuito. Sul Castello Carlo V, la scrittura luminosa contemporanea entra in dialogo con la pietra, con la storia del monumento e con la figura di Venere che compare sulla facciata. La dea dell’amore e della fertilità sembra così incontrare le tre parole di Valeri in un dialogo che attraversa secoli di immagini e di simboli. Il contemporaneo non cancella il passato. Lo riattiva.
LIFE. MILK. LOVE. fa parte di De Via Lactea, il progetto curato da Giorgio Calcara, concepito come un progetto diffuso che, attraverso continue apparizioni globali, «semina gocce di luce sulla terra». Il progetto si inserisce nel contesto di Ierofania – Sulle vie del Sacro, rassegna nazionale promossa dal Ministero della Cultura.
Ma l’opera di Valeri vive soprattutto nel suo rapporto diretto con la città.
È questo forse l’aspetto più interessante di una scritta che, a prima vista, potrebbe sembrare semplicissima. In un tempo in cui siamo abituati a immagini sempre più complesse, sovraccariche di informazioni e continuamente sostituite da altre immagini, Valeri sceglie la sottrazione. Tre parole.
E dentro quelle tre parole mette l’inizio e la continuità dell’esistenza: la vita che nasce, il nutrimento che la sostiene, l’amore che crea relazione. Non serve altro. La luce rimane accesa e ognuno può leggerla a modo proprio.









