Libertà e disciplina, il dialogo necessario tra Kossuth e Kokocinski

Tra Città della Pieve e Tuscania prende forma un progetto che supera i confini della mostra tradizionale per trasformarsi in un percorso diffuso di riflessione sul presente. Libertà e Disciplina: un dialogo necessario, ideato e curato da Matteo Pacini, mette infatti in relazione le opere di Wolfgang Alexander Kossuth e Alessandro Kokocinski attraverso due sedi espositive e un unico impianto concettuale destinato a svilupparsi per un anno.

L’iniziativa nasce da un desiderio condiviso che affonda le radici non soltanto nell’arte, ma anche nella memoria e negli affetti. A volerla fortemente sono state Giovanna Velluti Kokocinski e Giuliana Alzati Kossuth, compagne di vita dei due artisti, che hanno immaginato un confronto capace di tenere insieme percorsi umani e creativi apparentemente lontani, ma uniti da una comune tensione verso i grandi interrogativi dell’esistenza.

Il risultato è un progetto che si articola tra lo Spazio Kossuth di Città della Pieve e lo Studio Kokocinski di Tuscania, trasformando due luoghi profondamente legati agli artisti in un territorio di dialogo e scambio.

L’idea curatoriale prende forma attorno a due parole che oggi appaiono più attuali che mai: libertà e disciplina. Concetti spesso percepiti come opposti ma che, nella lettura proposta da Pacini, si rivelano complementari.

“In un tempo storico segnato da fratture e conflitti, il concetto di libertà appare sempre più fragile e ambiguo. Questa mostra nasce dalla necessità di restituirgli complessità, mettendolo in relazione con la disciplina, intesa non come limite ma come condizione necessaria per una libertà autentica”, afferma il curatore.

Da una parte c’è Wolfgang Alexander Kossuth, artista che dopo l’esperienza musicale maturata come violinista e direttore d’orchestra ha trasferito nella scultura il senso del rigore, dell’equilibrio e della costruzione armonica. Le sue figure monumentali, sospese tra tensione anatomica e ideale classico, sembrano inseguire una perfezione capace di trasformare il limite in possibilità.

Dall’altra Alessandro Kokocinski, artista nomade per vocazione e per biografia, che ha attraversato culture, continenti e linguaggi facendo della pittura e della scultura uno spazio di resistenza poetica. Nelle sue opere abitano il circo, il teatro, l’esilio, la memoria, in un universo popolato da figure fragili e insieme potentissime.

A Città della Pieve il percorso è dedicato alla produzione più visionaria di Kokocinski. Protagonista è Petruska, il celebre burattino della tradizione russa che emerge da superfici dense di materia come una figura sospesa tra malinconia e ribellione. Attorno a lui si muovono clown, acrobati e giullari, personaggi che trasformano la disciplina del gesto in una forma di libertà interiore.

“In Petruska si compie il paradosso: una figura vincolata da fili e regole diventa simbolo di libertà interiore. È nella disciplina che si genera la possibilità di esprimere una verità autentica”, osserva Pacini.

A Tuscania, invece, il fulcro della mostra è rappresentato dalla monumentale installazione che Kossuth dedica a Salomè. Qui la riflessione si concentra sul rischio di una libertà priva di responsabilità. La figura biblica diventa metafora di un desiderio che perde il senso del limite e si trasforma in arbitrio. La perfezione formale della scultura amplifica il carattere drammatico dell’opera, restituendo allo spettatore un’immagine di straordinaria forza simbolica.

Se Kokocinski guarda alla possibilità di riscatto che nasce dall’accettazione del limite, Kossuth mostra le conseguenze della sua negazione. È proprio in questa tensione che il progetto trova la propria ragion d’essere.

Più che una celebrazione di due importanti protagonisti dell’arte contemporanea, Libertà e Disciplina si presenta come una riflessione aperta sulla condizione umana. In un tempo che sembra oscillare continuamente tra individualismo e conflitto, il dialogo tra le opere dei due artisti suggerisce una prospettiva diversa: la libertà non come assenza di regole, ma come conquista consapevole, costruita attraverso il rispetto, la responsabilità e la relazione con l’altro.

Due città, due artisti, due linguaggi. Un unico percorso che invita il pubblico a interrogarsi sul significato più profondo dell’essere liberi.