Lemuri Il Visionario: da Sanremo a The Voice Senior, il percorso che porta a “Parlami”

“Parlami” non è soltanto un nuovo singolo, ma il punto d’incontro tra passato e presente nel percorso artistico di Lemuri Il Visionario. Il brano rappresenta una tappa significativa per il cantautore, racchiudendo l’eredità delle esperienze maturate negli anni e la volontà di continuare a raccontarsi attraverso una scrittura autentica, capace di fondere sensibilità teatrale, canzone d’autore e contaminazioni musicali.

Dalla lunga esperienza con i Futuritmi alle soddisfazioni ottenute come autore, passando per il riconoscimento a Musicultura, la partecipazione al Festival di Sanremo e la popolarità conquistata grazie a The Voice Senior, Lemuri Il Visionario ha costruito un percorso ricco di tappe che hanno contribuito a definire la sua identità artistica.

Con “Parlami” riafferma il valore della musica originale in un panorama sempre più orientato verso il repertorio e le reinterpretazioni, scegliendo di proseguire con entusiasmo una strada personale fatta di ricerca, emozioni e libertà espressiva. Lo abbiamo intervistato per approfondire il significato del nuovo singolo, ripercorrere le esperienze che hanno segnato la sua carriera e parlare delle sfide che oggi attendono chi sceglie di fare musica d’autore.

Guardando alla tua carriera, dove collochi “Parlami” all’interno del tuo percorso artistico?
Direi perfettamente al centro. Rappresenta in modo sincero il punto di passaggio tra il mio passato come componente di una band rock friulana Futuritmi e l’inizio della mia carriera di cantautore.

Dall’esperienza con i Futuritmi fino a oggi, cosa senti di aver imparato come autore?
Beh se ci penso è stato davvero un viaggio incredibile. Scrivere canzoni è davvero un’arte che richiede molta consapevolezza ed esperienza oltre ovviamente al talento. Credo che la difficoltà più grande sia stata imparare la sintesi poetica cioè il riuscire a rendere con poche parole simboliche un concetto molto più ampio e trovare successivamente gli accordi, ritmo e melodia giusta per sottolineare e rafforzare l’idea che si vuole condividere con il proprio pubblico. Devo riconoscere che guardandomi indietro è stato un lavoro di crescita non da poco che ha richiesto molta dedizione ed impegno.

Hai attraversato mondi musicali molto diversi. Quanto queste esperienze convivono ancora nella tua scrittura?
Direi tutte. Attualmente uso i vari linguaggi musicali come un pittore mischia i colori per dipingere un quadro. Oggi, nel 2026, direi che non esistono più dei generi musicali veramente distinti e separati. Ogni autore è in grado di utilizzare tutti i linguaggi musicali disponibili mixandoli tra loro.

Partecipare a Sanremo come autore è stato un momento importante. Che ricordo conservi di quell’esperienza?
Il ricordo più bello e divertente fu il confronto diretto con il mitico Pippo Baudo. Come direttore artistico lui era solito intervenire personalmente sulle canzoni che sceglieva. Nel mio caso modificò il titolo del brano. In origine la canzone si doveva chiamare “L’altra metà del cielo” e invece lui decise che il titolo più appropriato fosse “Chi sei non lo so” e ovviamente fu impossibile opporsi.

Quanto è stato significativo vincere il premio per la miglior performance a Musicultura?
Una bellissima emozione ed un grande riconoscimento anche perché ritengo quella manifestazione la più importante dal punto di vista della musica d’autore.

L’esperienza a The Voice Senior ti ha lasciato qualcosa di utile per il tuo presente artistico?
Direi proprio di si. The Voice è un fantastico amplificatore di popolarità ed è realizzata con molto rispetto e professionalità nei confronti di ogni concorrente. Nel mio caso il personaggio ha fatto sicuramente la differenza permettendomi di raggiungere un pubblico trasversale che sarebbe stato difficile conquistare in modo diverso. Molti dei miei progetti attuali non sarebbero stati possibili senza quella fortunata partecipazione.

Qual è la sfida più grande nel continuare a proporre una musica personale e autentica?
Sicuramente il confronto con un mercato che propone sempre di più tributi, imitatori e musica di repertorio. Il pubblico si sta disabituando alla curiosità verso la musica originale. Lo stesso format di The Voice non prevede la possibilità di proporre brani inediti. Ma è giusto continuare a proporsi con il massimo ottimismo.

Cosa ti motiva ancora oggi a metterti in gioco con nuovi progetti?
La gioia e la profonda gratitudine per essere riuscito a trasformare la mia più grande passione in una professione. Io continuo ad essere pervaso dallo stesso entusiasmo che avevo a vent’anni e questo mi rende estremamente felice ogni giorno a prescindere dalle difficoltà che inevitabilmente è necessario affrontare per realizzare il proprio sogno.