Chissà com’è è un disco che fa della misura il proprio punto di forza. Le rose e il deserto, con questo nuovo lavoro pubblicato da Level Up Dischi, sceglie una strada lontana da qualsiasi forma di enfasi, affidandosi a una scrittura che procede per sottrazione. Luca Cassano racconta storie personali senza chiuderle in una dimensione esclusivamente autobiografica, lasciando spazio all’identificazione dell’ascoltatore.
L’album si apre con Il tuo nome, un brano che introduce immediatamente uno dei temi centrali del disco: l’assenza come presenza trasformata. La collaborazione con Gnut aggiunge profondità emotiva senza alterare l’equilibrio del pezzo. È una scelta che anticipa l’approccio dell’intero lavoro, dove ogni elemento è funzionale al racconto. Non esistono arrangiamenti superflui o soluzioni decorative.
Nel corso delle undici tracce, Cassano costruisce un viaggio fatto di luoghi reali e simbolici. Pisa, Livorno e Damasco non sono semplici riferimenti geografici, ma spazi emotivi che aiutano a definire il percorso narrativo del disco. Damasco, in particolare, utilizza l’immaginario del viaggio per raccontare una storia d’amore intensa e fragile, sostenuta da un uso misurato della tromba che aggiunge calore al brano.
La dimensione familiare emerge con forza in Chissà com’è, dove il rapporto con i genitori viene affrontato attraverso domande mai risolte. È uno dei momenti più sinceri dell’album, anche per la scelta di non cercare una conclusione rassicurante. La forza del brano sta proprio nella sua apertura, nel lasciare che il dubbio resti tale.
Dal punto di vista musicale, il lavoro di Alessandro Sicardi sugli arrangiamenti contribuisce a dare unità al disco. Chitarre, archi e fiati dialogano con naturalezza, creando un suono coerente che accompagna la voce senza appesantirla. Notturno e Segnali di fumo mostrano bene questa attenzione al dettaglio, costruendo atmosfere notturne e raccolte.
Il finale affidato a Capobanda assume il valore di un saluto e di una dichiarazione d’affetto. È un brano che chiude il disco guardando indietro, ma senza nostalgia sterile. Chissà com’è si presenta così come un lavoro maturo, capace di restituire complessità senza complicazioni, e di confermare Le rose e il deserto come una voce solida e riconoscibile del cantautorato italiano contemporaneo.









