Le prime SPA nell’antica Roma

Le prime SPA nell’antica Roma – Durante l’età imperiale le thermae erano dei grandi stabilimenti. Il termine, di origine greco ma etimologicamente legato al concetto di “caldo”, fu utilizzato a partire dal 25 a.C. quando Marco Vepsanio Agrippa, genero di Augusto, costruì nel Campo Marzio, nel cuore dell’antica Roma, un grande stabilimento balneare.

Si trattava di un luogo aperto ad ogni genere di frequentatori, alla stregua di un moderno “servizio pubblico”. Il servizio offriva bagni e cure igieniche ma anche esercizi ginnici e tutto ciò che era legato allo svago, alla cultura, agli incontri e ai divertimenti. Insomma, questi luoghi risultavano molto appetibili e ricercati dal popolo durante il tempo libero. E in tal senso, gli antichi romani sono stati grandi maestri.

Le tecniche e le modalità utilizzate dai romani per procurasi benessere hanno travalicato i secoli fino a raggiungere il mondo moderno. Oggi, i moderni centri di benessere, ovviamente si avvalgono di tecniche moderne e dell’ausilio della tecnologia, in parte ripropongono modelli che già esistevano in epoca romana.

I Romani, infatti, costruirono appositi edifici cui si poteva accedere per usufruire di tanti servizi ma anche di trattamenti estetici, quali la sauna ed il bagno turco. Basti pensare al grande stabilimento balneare pubblico o terme, il primo in ordine di tempo della Roma antica, che tra il 25 e il 19 a.C., immediatamente a sud del Pantheon e in concomitanza dell’acquedotto dell’Acqua Vergine, fece costruire Marco Vepsanio Agrippa. Ad Agrippa, infatti, spettò l’attività di bonifica della parte meridionale del Campo Marzio. Le Terme ricoprivano una vasta area perimetrale tra le attuali vie di Torre Argentina, Santa Chiara e dei Cestari con il limite meridionale in corrispondenza di Largo di Torre Argentina. La parte occidentale del complesso, costruito da Agrippa, confinava con lo Stagnum Agrippae che poteva essere utilizzato dai bagnanti anche come piscina.

Nel 12 a.C., alla sua morte, Agrippa lasciò le terme in libero uso al popolo romano che le considerò di sua esclusiva proprietà.

Nell’incendio dell’anno 80 che, purtroppo, devastò Campo Marzio, lo stabilimento fu gravemente danneggiato. Ci pensarono, nell’ordine, Tito, Domiziano ed anche Adriano a ristrutturare le Terme. Dalla descrizione lasciata da Plinio si deduce che le Terme di Agrippa dovevano avere una decorazione particolarmente fastosa: incrostazioni marmoree, pitture a encausto, quadri e tante sculture.

Nel corso dei secoli, man mano che la fisionomia di Roma e le sue esigenze si modificavano, tutto il complesso delle Terme di Agrippa venne smantellato e alcune delle strutture residue furono utilizzate per case e botteghe. Sidonio Apollinare, alto funzionario dell’impero romano, infatti, descrive le Terme come ancora funzionanti nel V secolo, ma già cadute in abbandono.

Risalgono ad autori del Cinquecento alcuni disegni che documentano le caratteristiche strutturali dello stabilimento di Agrippa. Esso ricopriva un’area di 100-120 metri di lunghezza per 80-100 metri di larghezza. E l’unico ambiente parzialmente conservato, e posto quasi al centro dell’odierna via dell’Arco della Ciambella, è una rotonda con copertura a cupola di circa 25 metri di diametro.

A un secolo, quasi, di distanza dalla costruzione delle Terme di Agrippa, sorse il secondo grande stabilimento termale della Roma imperiale e probabilmente il primo con ambienti disposti secondo uno schema assiale e simmetrico. La novità dispositiva della struttura è da attribuire sia all’architetto che alla fantasia dell’imperatore Nerone. La struttura nacque sempre in Campo Marzio, poco distante dalle Terme di Agrippa, con le quali divideva la sorgente di approvvigionamento idrico. Le Terme di Nerone occupavano un’area di circa 25 mila metri quadrati distribuiti tra piazza della Rotonda, corso del Rinascimento, via delle Coppelle e la salita dei Crescenzi.

Per le Terme di Nerone così come per quelle di Agrippa se ne conosce la struttura solo grazie ad alcuni disegni di epoca rinascimentale. Nel caso dello stabilimento di Nerone fin dalla sua costruzione ne furono esaltate la magnificenza e lo sfarzo decorativo. Quasi sicuramente al centro del complesso termale si trovava la natatio (piscina) e le sale calde e fredde, affiancate da ambienti laterali, due dei quali svolgevano forse la funzione di palestre.

Anche le Terme dell’imperatore Nerone furono distrutte durante l’incendio dell’anno 80 e restaurate da Domiziano. Oggi, del complesso, restano due colonne monolitiche di granito dai capitelli in marmo bianco in piazza San Luigi dei Francesi e un’altra di granito rosa rinvenuta lungo la salita dei Crescenzi che in occasione del 25esimo anniversario della presa di Roma fu collocata davanti alla “breccia” di Porta Pia. E poi, una grande vasca di granito bicromica, probabilmente, utilizzata per il bagno nel ‘calidarium’ delle terme rinvenuta negli anni Ottanta, del secolo scorso, e visibile in piazza della Costituente, che collega via degli Staderari con via della Dogana Vecchia e piazza Sant’Eustachio.

I grandi impianti termali dell’antica Roma, di cui oggi è possibile ammirare solo pochissimi elementi, qua e là per le vie della capitale testimoniano che già nel lontano 25 a.C., quando Agrippa costruì le “sue” terme, il benessere non era considerato un “optional”, ma un vero e proprio obiettivo da perseguire continuamente e la cura del corpo e della mente in quell’epoca non era appannaggio solo dei nobili. Era un “modus vivendi” diffuso anche tra le classi meno abbienti.

Da: www.ezrome di Antonietta Meringola