Le poesie di Giovanni D’Amore, vincitore del concorso letteraio online Poeti dei giorni nostri

Le poesie di Giovanni D’Amore, vincitore del concorso letteraio online Poeti dei giorni nostri

Giovanni D’amore, vincitore della prima edizione del concorso letteraio on line Poeti dei nostri giorni indetto dall’Associazione Culturale Dipartimento Arti Visive e Spettacolo in collaborazione con il sito Oltre le Colonne

Giovanni D’amore è nato a Roma il 01/07/58 ed abita sul litorale Romano di Ostia Lido.

E’ istruttore di Polizia Locale. Si dedica al volontariato. Ha scritto una raccolta di poesie

pubblicata da ” Libro Italiano World ” dal titolo ” Un uomo qualunque ” e una raccolta di videopoesia dal titolo ” Gocce ” per la casa editrice ” Ismeca “.

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Ricordi

Il rumore del vento

la schiuma del mare

il tuffo dei gabbiani fra le onde,

rievocano momenti vissuti con te.

Le prime timide parole d’amore,

una carezza, un sorriso,

la voglia di non lasciarsi.

Quanto tempo è trascorso da allora

le stagioni si sono rincorse e volate via

qualche ruga mi ha segnato il viso

dei fili bianchi i capelli,

tu non ci sei più.

Sei volata su quel gabbiano

che si tuffava nell’acqua,

leggera come una piuma

nell’immensità della vita.

Quella carezza

Quella carezza calda, tenera

più non scorderò

è parte di me.

Mi ha trasmesso affetto, tenerezza

è stata compagna di una vita

a volte facile, a volte dolorosa.

Quel sorriso sul tuo viso

è impresso nella mia mente

nei gesti, nelle parole.

quellq lacrima che ti rigava il volto

non la dimenticherò,

è il tuo amore per me

gratuito, unico

amore di mamma.

Lo sguardo di un bambino

Il sorriso di un bambino

mi scalda il cuore

mi rende la vita a colori, gioiosa

come una fiaba da leggere

un orizzonte da esplorare

un mare blu da contemplare.

La tristezza sul suo volto

mi gela l’anima, mi confonde

mi attanaglia come in un vortice senza fine.

La lacrima che gli riga il volto

è il pianto dell’uomo davanti alle proprie miserie

all’aridità del cuore, ad un mondo che si spenge

perché manca l’amore.

Giovanni D’Amore

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