Le 100 percussioni, Harmograph di Matteo Scaioli

Le 100 percussioni, Harmograph di Matteo Scaioli – 7, 8, 9 giugno alle 21 al Refettorio del Museo Nazionale gli omaggi a Stravinskij, Egisto Macchi e Giusto Pio

“Il percussionista quando suona per sé non può solo solfeggiare parti ritmiche, deve anche cantarsi una melodia. Il percussionista ha una spiccata predisposizione per l’armonia e per l’arrangiamento”: Matteo Scaioli sintetizza così la filosofia di Harmograph, tre omaggi a Igor’ Stravinskij, Egisto Macchi e Giusto Pio con cui prosegue il viaggio di Ravenna Festival, in collaborazione con Accademia Chigiana, sul pianeta percussioni. In scena con Scaioli, dal 7 al 9 giugno, sempre alle 21 al Refettorio del Museo Nazionale, ci saranno anche strumenti che lo stesso musicista ravennate ha costruito, come il Totem di gong balinesi, composto di bambù e scatole di legno, e quell’harmograph che ha tenuto a battesimo il progetto, un gong meccanico realizzato con lo stretto collaboratore Gil.Pa. Il trittico intreccia suggestioni biografiche e attenzione al suono, in particolare al rapporto tra voce e percussioni.

Un autodidatta controcorrente e poliedrico che si confronta con la sfida di reinterpretare Stravinskij, Macchi e Pio; un ravennate più noto all’estero, dove si è esibito con artisti come Eddy Powel, Krishna Bhatt, Debiprasa Gosh e Paolo Giaro con cui ha inciso per Amiata Records; un virtuoso colpito dalla distonia focale, una malattia che affligge i musicisti abituati a compiere movimenti estremamente complessi e raffinati per tante ore al giorno, e ne compromette la mobilità delle dita, spingendolo a reinventare la tecnica per poter suonare le tabla indiane legando insieme indice e medio della mano destra. Sono questi alcuni dei – molti – volti di Matteo Scaioli, che a vent’anni è partito per l’India dove ha imparato a suonare le tabla, per le quali è necessario memorizzare le sequenze ritmiche cantando serie di sillabe fonosimboliche (da cui l’interesse per la voce), mentre a trentacinque ha dovuto fare i conti con la distonia focale, accompagnando una lunga riflessione musicale alla presa di consapevolezza della malattia e finendo per trasferire le proprie competenze in un nuovo ambito: l’elettronica, i sintetizzatori, i grammofoni preparati e le “macchine musicali”.

“Le sorprese nascono dall’uso di nuovi strumenti – spiega Scaioli – nastri magnetici, dischi rotti, che hanno una loro anima. Io sono un costruttore di suoni e quelli più imprevedibili accendono la mia vita”. Frutto di artigianale maniacalità, macchine e oggetti fantastici popolano gli studi del musicista, autentica wunderkammer del suono: “Dentro ci sono le suggestioni delle strade di Rio de Janeiro, l’esaltazione trance della techno music e la ritualità giapponese. Sono strumenti che costruisco io stesso e ci restituiscono una musica che, anziché terrena, sembra provenire da un’altra dimensione. Per ogni performance l’harmograph assume le sembianze di un organismo che cresce, risultato di stratificazioni che derivano dalla musica degli artisti ai quali tributiamo un omaggio. E ogni volta la macchina ne genera altre”.

Durante la prima delle serate – quella dedicata il 7 giugno a Stravinskij, uno dei musicisti che più ha ispirato Scaioli fin dal folgorante incontro con Le Sacre diretto da Boulez proprio al Festival nel 1993 – ci sarà anche OZ/01, una macchina elettromeccanica capace di produrre un suono magico, fiabesco (anche per questo il riferimento al mago di Oz). La riflessione di Egisto Macchi – compositore e co-fondatore dell’Associazione Nuova Consonanza – su come una colonna sonora cinematografica potrebbe essere la rielaborazione dei rumori della presa diretta ha guidato invece il ripensamento della pulsazione ritmica del concerto di sabato 8 giugno. Motore immobile di Giusto Pio – compositore, violinista e collaboratore di Franco Battiato – è infine il punto di partenza di domenica 9 giugno: capolavoro del minimalismo italiano, la composizione elabora le sonorità dell’organo Hammond, del violino dello stesso Giusto Pio, insieme a pianoforte, arpa e alla voce di Battiato, che partecipa alla registrazione con lo pseudonimo di Martin Kleist. E per tutti e tre i maestri Scaioli porta in scena anche Matrix, un nastro magnetico che li racconta, per suoni e voci.

Le
 100 percussioni continua domenica 9 giugno con il percorso musicale e gastronomico del concerto trekking, che a partire dalle 16 esplorerà argini e capanni; fra gli artisti ospiti anche la regina della mbira Stella Chiweshe, in conversazione con Marco Zanotti al CISIM di Lido Adriano sabato 8 giugno alle 18.30.

Posto unico non numerato: intero 12 €, ridotto 10 €.
I giovani al Festival (under 18 e universitari under 30): 5 €
Carnet 100 percussioni: 60 € (escluso il concerto trekking)
Info e prenotazioni: tel. 0544 249244 – www.ravennafestival.org