L’Arcano Patavino – Transcode. Leggi la recensione

L’Arcano Patavino – Transcode

L’ARCANO PATAVINO

Transcode

Ascolta il disco: https://music.imusician.pro/a/zIAt2qGC

Nel 2010, L’Arcano Patavino debuttò con D’Amore e di Devozione, disco che rielaborava antichi canti popolari con archi e arrangiamenti elettro-rock, guadagnando il riconoscimento di Alias come uno dei migliori album dell’anno. Quindici anni dopo, il duo formato da Matteo Patavino e Donato Arcano torna con Transcode, opera totale che segna una svolta radicale: dieci canzoni originali, scritte e suonate da Matteo e interpretate da Donato, capaci di abbracciare rock, canzone d’autore, elettronica e etno-avantgarde in un unico racconto coerente e visionario. La storia è quella di Johnny, uomo del post-Novecento che ha perso il filo del proprio discorso. Intorno a lui, uomini senza bandiera imbrattano città invisibili, una voce metallica ripete “voi siete limitati”, il linguaggio si svela come inganno. La sua è una discesa negli inferi della contemporaneità — dalla danza meccanica sull’orlo del precipizio fino alla riscoperta dell’umanità attraverso l’amore, la natura, la memoria ancestrale e il legame tra generazioni. La danza apre il disco con una verità scomoda travestita da groove irresistibile. Il basso di Ferruccio Spinetti — musicista di riferimento della scena italiana, collaboratore di Musica Nuda e Avion Travel — costruisce una fondamenta ritmica su cui synth analogici e chitarre elettriche costruiscono un vortice disco-wave di rara efficacia. Johnny ballava già prima di capire di essere una vittima: è questa l’ironia tagliente che il brano porta con sé. La traccia omonima Johnny è uno dei potenziali singoli del disco, dal forte pathos emotivo. Elettro post-rock distopico e aspro, con Simone Tamaro al sax, si costruisce su un dialogo tra chitarre elettriche e contaminazioni elettroniche che metaforizza la lotta tra memoria e oblio collettivo. La scrittura testuale è densa e precisa: il riferimento all’uomo vitruviano — simbolo dell’armonia rinascimentale — usato come oggetto di distruzione e inseguimento simultaneo, dice tutto sulla scissione interiore del protagonista. L’amore sospeso porta nella terza traccia una dimensione cosmica e sospesa, con archi che ampliano lo spazio sonoro dell’intero album. Il Corvo è ipnosi trance con un organo Vox nevrotico — uno dei momenti più originali e potenti del disco, con la rivelazione finale che il mostro ha le sembianze di Johnny. Fiori di campo è elegia pura. Canticola è l’art-rock dell’identità notturna. New City è la discesa nell’inferno metropolitano. Morgana è il ritorno nei luoghi perduti. Terlundana è sciamanesimo elettrico. Soffio è il respiro finale che riconcilia tutto. Tra gli ospiti anche Maurizio Liguori e Christian Nasillo alle chitarre elettriche. Le immagini di Luigi Mastrangelo, pittore “Mediale”, completano un’opera concepita come esperienza totale. Transcode è un album da ascoltare con il buio e le cuffie. E poi ancora.