Metto in circolo questo “Odòs”, disco che Lara Letizia riempie di canzoni scritte dal padre Umberto Raffaelli dagli anni ’60 ad oggi. Nelle sue interpretazioni diventano si canzoni di oggi ma anche sicure nel non tradire una certa forma, un certo sapore “antico”, un certo modo sincero di fare pop d’autore. Ne viene fuori un disco che penso porti con se tante fragilità estetiche ma anche tanta potentissima sincerità e onestà… poi la critica sta sottolineando spesso criticità che forse avrebbero meritato una cura maggiore anche nel dispiegarsi alla pubblica piazza…
È interessante tornare al legame con queste canzoni. Come le hai scelte? E quante ne hai escluse?
La selezione è stata parecchio difficile, in quanto la produzione musicale di mio Papà è molto ampia e,avendola riascoltata più e più volte nel corso della mia vita, me ne sono innamorata in quasi tutta la sua totalità. Come dicevo la selezione è stata ardua: di base, quelle scelte sono le canzoni che mi piacevano di più e che ho intuito che, con qualche piccolo ritocco, riuscivo a fare calzare meglio al mio modo di concepire e di fare musica.
E nel rifarle, che scelta artistica hai cercato di perseguire?
Tendenzialmente mi sono fatta guidare dal cuore e dalla voce: questo binomio mi ha portato a modificare gli arrangiamenti e a piccole modifiche sui testi che, senza snaturarle, avrebbero permesso a queste canzoni di calmarmi a pennello e centrare appieno il mio modo di fare ed intendere la musica. Come dico spesso l’animo è quello originale, la veste, invece, è customizzata da me. Chiaramente sempre con consenso e approvazione di Papà…
Alla fine pensi che questo sia un disco di omaggi a tuo padre o di “battesimo” della tua personalità?
Entrambe le cose: e un omaggio a Papà per quanto riguarda le emozioni che prova quando sento un suo brano in radio, sulle piattaforme,su un palco dal vivo… e un battesimo della mia personalità, in quanto quella veste, cucita e ricamata da me su di me, rappresenta il mio modo di fare ed intendere la musica. Ricordiamo che il progetto è partito 15 anni fa, quindi con una ragazza appena ventenne che si trovava di fronte all’oceano della produzione musicale… in fondo, trovare una nave forte con cui salpare mi ha dato la forza di affrontare questo viaggio e mi ha dato anche lo stimolo di modificare questa nave a mio piacimento, rendendola, dal mio punto di vista, ancora più forte e resistente a questo mare che, purtroppo, mi ha mostrato anche il suo lato più agitato.
Parliamo del titolo… in qualche misura significa anche trasformazione per te?
La vita è trasformazione: se non ti trasformi non vivi. Anche quando trovi il tuo status quo, comunque , tendi a cercare di crearti delle piccole trasformazioni , dei piccoli “Fuori Sentiero”, che ti facciano sentire viva e ti facciano apprezzare, ancor di più, il sentiero che stai percorrendo. La trasformazione in questo disco è palese,anche perché 15 anni sono tanti: iniziato da una ragazza, appena ventenne, che si affaccia al mondo della musica, conoscendo, in parte, le sue potenzialità , con l’illusione e la speranza, tipica dei ragazzi, di potersi muovere ed affrontare il paese dei balocchi musicale; concluso da una Donna che in questo percorso ha visto quale schifo ci sia dietro a questo mondo, cui è sempre più chiaro che la strada è più ardua non scendendo a compromessi, come più volte le è stato proposto,ma sempre più conscia dei suoi mezzi e delle sue potenzialità, che decide di affrontare questo mare in tempesta, spinta dalla ferma convinzione che,in fondo, anche in questo mare in burrasca,con l’aiuto della famiglia e delle persone amate, forse, si riesca a giungere alla propria meta.
E raccoglierai anche il testimone? Come a dire: scriverai brani di tuo pugno?
Questa è una cosa che già faccio, scrivo, penso, creo… Con questo album sono salpata e ho provato la forza della mia imbarcazione. Ora non mi rimane che lanciarmi ed attraversare questo mare, che sia calmo o in burrasca, ma cercando di raggiungere la meta che mi sono immaginata.









