La musica del Novecento: ai confini e oltre

La musica del Novecento: ai confini e oltre

La musica del Novecento: ai confini e oltre – Stanno per prendere il via a Trento e Rovereto due inedite rassegne musicali: “Chi ha paura del Novecento? Antidoti musicali all’horror vacui” e “Ai Confini ed oltre”. Le due distinte iniziative mettono in calendario anche un evento comune, uno workshop dal titolo “Third Stream: Real Time Composing”, che si terrà a Trento dal 25 al 27 ottobre. Il programma delle due rassegne, che alternano appuntamenti concertistici e occasioni di dibattito, è stato illustrato oggi a Trento nell’ambito della piattaforma provinciale di comunicazione “Cultura Informa” dal prof. Marco Uvietta del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento, dal musicista e compositore Emilio Galante e da Walter Bonaventura, responsabile della programmazione musicale del Loco’s bar di Rovereto.

“Chi ha paura del Novecento? Antidoti musicali all’horror vacui”

Si tratta di una rassegna di lezioni-concerto e conferenze che sarà proposta dal 2 al 25 ottobre su iniziativa del Laboratorio di Filologia musicale del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trento. Sono in calendario un concerto inaugurale, una tavola rotonda sul tema dell’horror vacui, cinque lezioni-concerto e quattro conferenze. Si rivolge agli studenti universitari e di conservatorio, ai dottorandi, alle scuole secondarie di secondo grado, all’intera cittadinanza (ingresso libero).

Chi ha paura del Novecento? Una domanda semplice e diretta che costringe a riflessioni di ampio respiro. Forse ognuno di noi ha “paura” di qualche aspetto del secolo scorso, non ancora del tutto metabolizzato. Molta musica degli ultimi settant’anni fa ancora paura. Perché?

Uno sguardo interdisciplinare consente di comprendere opere musicali complesse come espressioni di forme di pensiero condivise con le altre arti, ma anche con le scienze umane e naturali. Pur nella consapevolezza della diversità dei linguaggi, il confronto fra diversi ambiti della conoscenza può costituire un valido ausilio per capire le ragioni profonde di un’arte che si diffonde attraverso i suoni, ma comunica in egual misura attraverso l’inudibile. L’approccio tematico favorisce il confronto.

L’horror vacui è un’emozione primaria che ha influito profondamente sulla storia delle idee del Novecento europeo: la sfiducia nel progresso, il disorientamento ideologico, l’illusorietà degli obiettivi, la crisi dei valori della cultura mitteleuropea – in cui la musica ha svolto un ruolo guida unanimemente riconosciuto – hanno prodotto senso di vuoto. Esso ha determinato comportamenti diversamente orientati: saturazione del vuoto, organizzazione del vuoto, accettazione del vuoto (condizione indispensabile alla creazione). Il confronto con forme di pensiero extraeuropee ha costituito una fonte inesauribile di soluzioni.

Chi ha paura del Novecento? suggerisce cinque “antidoti” musicali all’horror vacui, proponendo riflessioni su composizioni eseguite dal vivo che in qualche modo hanno affrontato il tema del vuoto in diverse dimensioni (tecnica, formale, filosofica, simbolica, esoterica…). Ma si parlerà dello stesso tema anche nel campo della letteratura, dell’architettura, delle scienze cognitive, dell’estetica, dell’etica, delle arti visive e non da ultimo della fisica, affrontando il tema, troppo trascurato, dell’inquinamento acustico.

Ai Confini ed oltre

E’ una rassegna musicale ideata e organizzata da Sonata Islands con il contributo di Fondazione Caritro e in collaborazione con Trentino Jazz e Loco’s bar. Consta di otto appuntamenti, fra Trento e Rovereto. Il tema è quello dei rapporti sinestetici fra musica, teatro, cinema muto e video art. In qualche maniera tutti gli appuntamenti della rassegna vi sono legati: mentre a Trento è la musica scritta “colta” ad essere per lo più coinvolta nelle sue possibili interazione con la parola teatrale e il cinema muto primo novecentesco, a Rovereto sono di scena alcuni artisti della scena jazz-rock contemporanea che hanno naturalmente un atteggiamento più vicino alla “performance”, ma che hanno fatto del rapporto con il video la propria cifra creativa.

La programmazione di Sonata Islands ha da sempre una sua caratterizzazione nel tentativo di incontrare differenti linguaggi creativi. Quest’anno l’attenzione viene portata sulle possibili relazioni fra linguaggio musicale, teatrale e cinematografico e, all’interno del linguaggio musicale, fra musica scritta e improvvisata; ricerca questa consueta nell’evoluzione di Sonata Islands.

Sonata Islands si propone dagli esordi come promotore specializzato nella scena locale e nazionale di progetti musicali articolati nell’incontro fra generi musicali diversi (classica, jazz e rock) e fra linguaggi diversi. Questo progetto nasce da un’esperienza che si è formata e arricchita negli ultimi 15 anni, con un centro produttivo a Milano prima e a Trento dal 2006.

Alle rassegne è collegato il workshop Third Stream: Real Time Composing, organizzato da “Trentino Jazz” in collaborazione con SUmMit, Laboratorio di Studi Umanistici sugli scambi culturali in e con la Mitteleuropa del CeASUm (Centro di Alti Studi Umanistici dell’Università di Trento): un salto nel vuoto organizzato, un modo per affrontare l’horror vacui creativamente attraverso il rapporto fra composizione e l’improvvisazione.

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