Ambiente, guerre, migrazioni, informazione, memoria culturale. Le questioni che attraversano La misura dell’UNO non compaiono come temi da illustrare, ma come fratture aperte dentro cui gli artisti sono chiamati a prendere parola.
Alla Fabbrica del Vapore di Milano, la mostra che celebra il decennale del Movimento Arte Etica affronta infatti una delle domande più controverse del dibattito contemporaneo: quale responsabilità appartiene oggi all’artista? È ancora possibile pensare l’arte come uno spazio separato dal mondo o ogni gesto creativo porta inevitabilmente con sé una presa di posizione, una visione, una scelta?
Curata da Sandro Orlandi Stagl e coprodotta con il Comune di Milano, l’esposizione riunisce diciassette artisti provenienti da esperienze e percorsi differenti. Pittura, fotografia, installazione, scultura, video e opere sonore convivono all’interno di un progetto che non cerca un linguaggio comune, ma un orizzonte condiviso. Il titolo stesso, La misura dell’UNO, allude alla possibilità di ritrovare un principio di unità all’interno di una realtà sempre più frammentata, senza cancellarne le differenze.
La mostra nasce da un interrogativo che attraversa l’intero percorso espositivo: può l’arte produrre senso senza confrontarsi con le implicazioni etiche del proprio agire? Una domanda che diventa particolarmente urgente in un presente segnato da conflitti internazionali, crisi ambientali, polarizzazioni sociali e trasformazioni tecnologiche che modificano il nostro rapporto con l’informazione e con la realtà.
“La bellezza, se è autentica, non è mai neutra: implica sempre una posizione, una visione del mondo. Tra etica ed estetica non c’è opposizione, ma una tensione vitale: l’una riguarda il nostro agire, l’altra il nostro sguardo”, scrive il curatore Sandro Orlandi Stagl nel testo che accompagna il progetto.
Più che un manifesto ideologico, la mostra si presenta come un luogo di confronto. Le opere non offrono risposte univoche né pretendono di impartire lezioni. Piuttosto mettono in campo immagini, simboli, provocazioni e narrazioni capaci di stimolare una riflessione sul rapporto tra individuo e collettività, tra libertà personale e responsabilità condivisa.
Nel catalogo, Maria Fratelli, Dirigente dell’Unità Progetti Speciali e Fabbrica del Vapore, individua proprio in questa tensione il tratto distintivo del progetto. Gli artisti coinvolti, osserva, sono accomunati da “una pragmatica volontà di denuncia e di riscatto dalla violenza che governa il mondo”. Per Fratelli l’arte diventa qui uno strumento di comunicazione che condivide conoscenze ed emozioni, alimenta il pensiero critico e invita il pubblico a partecipare attivamente all’esperienza estetica.
Una visione condivisa anche dall’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Tommaso Sacchi, che legge il progetto come un’occasione per riaffermare il valore pubblico della pratica artistica. “La misura dell’UNO pone al centro la possibilità di coniugare libertà espressiva e consapevolezza critica, riconoscendo nell’arte uno strumento di riflessione e partecipazione attiva”, scrive nel suo contributo al catalogo.
Tra i protagonisti della mostra figurano Afran, Gino Alberti, Marco Bertìn, Angelo Bonello, Carlo Bonfà, Julia Bornefeld, Francesco Carofiglio, Luigi Dellatorre, Massimo Donà, Gianfranco Gentile, Marco Gradi, Franco Mazzucchelli, Matteo Mezzadri, Jorge R. Pombo, Antonio Riello, Alberto Salvetti e Alessandro Zannier. Personalità molto diverse tra loro che trovano un punto di incontro non in una poetica comune, ma nella convinzione che l’arte possa ancora intervenire nel dibattito contemporaneo senza rinunciare alla complessità del proprio linguaggio.
Particolarmente interessante è anche la modalità di visita concepita per il pubblico. Accanto al percorso tradizionale, Alessandra Pacilli ha ideato una struttura narrativa sonora che accompagna i visitatori attraverso cinque voci interpretate da doppiatori professionisti. Non una guida, né un commento alle opere, ma una trama poetica che suggerisce connessioni e apre possibilità interpretative. Le voci compaiono come presenze discrete, disseminate lungo il percorso, creando una dimensione parallela che dialoga con le opere senza sovrapporsi ad esse.
A completare l’esperienza intervengono QR code e contenuti di approfondimento che permettono di accedere ai processi creativi, ai retroscena e alle storie che hanno accompagnato la nascita dei lavori esposti. Un modo per rendere visibile ciò che normalmente rimane nascosto: il tempo della ricerca, il dubbio, l’errore, la costruzione del pensiero.
A dieci anni dalla nascita del Movimento Arte Etica, La misura dell’UNO non celebra soltanto un anniversario. Prova piuttosto a verificare se l’arte possa ancora essere un luogo in cui la libertà creativa incontra la responsabilità verso il mondo. Una domanda aperta che attraversa l’intera esposizione e che, forse, rappresenta la sua eredità più significativa.









