La Cloaca Massima, una struttura fondamentale

La Cloaca Massima, una struttura fondamentale

La Cloaca Massima, una struttura fondamentale – In ogni epoca l’acqua fu, senza ombra di dubbio, l’argomento principale in tutti i suoi aspetti sia come elemento d’ insalubrità, nei luoghi paludosi, sia come bisogno primario di ogni agglomerato urbano, sia per la pulizia che per il rinvigorimento delle forze fisiche.

Gli Etruschi iniziarono il risanamento di alcune aree malariche per mezzo di canali di drenaggio, che favorivano lo scolo delle acque stagnanti, e di cunicoli di lastre di piombo bucherellate per filtrare e depurare l’acqua.

I Romani proseguirono queste opere di bonifica iniziando con la costruzione della Cloaca Massima, all’epoca di Tarquinio Prisco e con la canalizzazione delle acque urbane reflue nel Tevere.

La sorveglianza dello smaltimento delle acque di rifiuto e delle rive del fiume era ritenuta di fondamentale importanza ed era affidata a particolari autorità civili in un primo momento se ne occuparono Edili e Censori, poi fu creato un vero e proprio apparato burocratico al cui vertice stava il Comes Cloacarum, da cui dipendevano i Consulares Aquarum che arrivarono ad essere anche 700.

Altra figura di primo piano era il Curator Aquarium, responsabile della sorveglianza degli acquedotti deteriorati e di quei pezzi di terreno nei quali scorrevano le condutture sotterranee, egli vigilava per impedire che si costruissero case, si piantassero alberi o che si accumulassero immondizie nelle loro immediate vicinanze.

La Cloaca Massima è il più grande dei collettori romani ancora funzionante ed ebbe origine dalla canalizzazione di un corso di acque di scolo che dal Foro Romano si dirigeva verso il “vicus Tuscus”, attraversava il Velabro, il Foro Boario per andare a sboccare nel Tevere all’altezza di Ponte Emilio.

Attraversava, quindi, l’Urbe partendo dalla Suburra, dopo aver raccolto le acque dell’Aventino, quelle degli Horrea e i Porticus Aemilia, costituiva un enorme sotterraneo di 600 metri, alla cui entrata, nell’area del Foro, sorgeva il tempietto di Venere Cloacina (Purificatrice). Il basamento di questo tempietto era circolare, in marmo bianco ed è ancora visibile accanto alla gradinata della Basilica Emilia. Al suo interno erano poste le statue della dea e fu testimone di due avvenimenti della storia mitica delle origini della Città: il primo fu la purificazione dei combattenti dopo la guerra scatenata dal ratto delle Sabine, ed il secondo fu l’uccisione da parte del padre, della figlia Virginia per salvarne l’onore e la virtù dopo essere finita nelle mire del decemviro Appio Claudio.

La Cloaca Massima fu costruita così solidamente e con tale lungimiranza che fu utilizzata dai romani per oltre 2500 anni. E’ alta circa 3 metri e larga altrettanto; scorre a circa 12 metri sotto il livello attuale; una parte della cloaca, all’altezza della Torre dei Conti, è tuttora funzionante.

Le pareti del primo tronco del collettore sono in blocchi di pietra gabina, in esse, lungo il percorso, si immettono gli sbocchi di fogne minori ricoperte a cappuccina

In origine la fogna correva a cielo aperto e a testimonianza di ciò rimangono numerosi fori, sotto la volta, atti a tenere i passanti di legno dei numerosi ponti che l’attraversavano.

In un secondo tempo, II – I secolo a.C., in seguito all’edificazione e all’intenso utilizzo della zona dei Fori, fu realizzata la volta in conci di tufo litoide, interrata in vari punti da restauri in opera a sacco o in cortina laterizia. Allo sbocco del Tevere il condotto mostra un arco a tre ghiere in blocchi di peperino. Il tratto finale fu rettificato per la costruzione di un muro che fiancheggiava la sponda del Tevere. Alla fine dell’ 800 la Cloaca Massima fu collegata al collettore della rete fognaria della Città divenendo parte del sistema fognario. I tombini, in genere, erano posti a pochi metri l’uno dall’altro, e corredati di ottimi bassorilievi in marmo di cui il più famoso è sicuramente quello conservato nell’atrio di S. Maria in Cosmedin, conosciuto come “la bocca della verità”.

Quello che oggi rimane della costruzione risale all’età di Silla e di Augusto. Già Strabone ammirava la Cloaca Maxima per la sua grandiosità e Plinio il Vecchio la riteneva incrollabile ed eterna.

Oggi la Cloaca Massima è quasi interamente percorribile per la presenza continua delle acque chiare del torrente Nodinus e le periodiche inondazioni, che avvengono durante i temporali, la riempiono fin sopra la volta di acqua piovana ripulendo il condotto dai sedimenti come previsto dalla progettazione romana.

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