Intervista alla cantautrice Helen Aria

AFROSIDIACO” (TdE ProductionZ), è il nuovo progetto della giovane cantautrice valdostana HELEN ARIA, un disco innovativo ispirato agli anni ’70. La presenza del violoncello è il fil rouge che, giocando con sonorità sperimentali, unisce i 14 brani muovendosi tra atmosfere sognanti e ritmi incalzanti. 

Ciao Helen Aria, partiamo con una domanda facile, come nasce il tuo progetto musicale?
Il progetto “Helen Aria” nasce nel 2018 quando mi sono recata per la prima volta in studio di registrazione (TdE ProductionZ) per realizzare il mio primo singolo. In poco più tre anni sono poi riuscita a pubblicare quattro album in collaborazione con il produttore Momo Riva e a proporre il mio progetto nei live show.

Parlaci di come è nato il tuo nuovo album “Afrodisiaco” e cosa rappresenta per te.
Questo album è stato un po’ il riassunto dell’ultimo anno della mia vita, la mia esperienza universitaria mi ha dato molti spunti per scrivere i testi ispirandomi al cinema, al teatro e alle avanguardie artistiche del primo del Novecento. Inoltre, i periodi di isolamento causati dal Covid-19 mi hanno spinta a ricercare nelle sonorità dei brani un legame con la natura in cui purtroppo per parecchio tempo non mi sono più potuta immergere.

La tua musica combina diverse sonorità, possiamo aspettarci un’ulteriore sperimentazione nei tuoi prossimi lavori?
La nostra mente è capace di sognare, di superare i confini del mondo, di desiderare l’infinito, ma essa si trova rinchiusa dentro un corpo ristretto entro certi limiti, finito. L’impossibilità di esaudire tutte le nostre volontà genera in noi un senso di vuoto, di frustrazione. Ho sempre pensato che il vero artista sia colui in grado di tradurre in note, parole, immagini il dolore provocato dallo scarto fra l’immensità della propria anima e la limitatezza del proprio corpo. Penso che questo si possa realizzare soltanto uscendo dalle righe, cercando di spezzare la monotonia delle tendenze coeve, sperimentando. Come diceva Antoine de Saint-Exupéry “Creare forse significa sbagliare quel passo nella danza. Significa dare di traverso quel colpo di scalpello nella pietra.”. Sì, sicuramente la sperimentazione continuerà ad essere una caratteristica fondamentale anche per i miei prossimi lavori.

Come ti rapporti con il mercato musicale attuale, specialmente in momento così complicato per la musica e le arti in generale?
Sono un’artista indipendente e non seguo le regole del mercato musicale per pubblicare un brano. Questo mi permette di sperimentare, di poter cantare in più lingue, di giocare con i ritmi che più mi piacciono e di trattare le tematiche che più mi stanno a cuore. La situazione di oggi mi sembra ancora un po’ confusa: diamo troppa importanza ai numeri e agli algoritmi che calcolano le visualizzazioni, il focus non è più sui concerti e sul valore antropologico delle rappresentazioni dal vivo. In ogni caso sono a favore del progresso e penso che il presente stia regalando al mondo della musica importanti innovazioni stilistiche e tecnologiche.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
L’unico mio grande sogno è quello di poter lavorare in ambito musicale e artistico. Mi impegno ogni giorno perché questo accada coltivando il mio progetto “Helen Aria”, ma anche portando avanti gli studi universitari (sono attualmente iscritta al Corso di laurea in DAMS presso l’Università degli studi di Torino).