Con “Frange”, i MaldiMarte trasformano inquietudini contemporanee, percezioni alterate e frammentazione della realtà in un brano intenso tra alternative rock e cantautorato moderno. Nato attorno alla scrittura di Vincenzo Genuardi, il progetto continua a evolversi attraverso un sound capace di unire tensione emotiva, ricerca sonora e attenzione per il peso delle parole. In questa intervista la band racconta il percorso che ha portato a “Frange”, le influenze che ne hanno segnato l’identità artistica e il rapporto tra musica, immaginario visivo e dimensione live.
Maldimarte nasce nel 2019 attorno alla scrittura di Vincenzo Genuardi. Come si è evoluto il progetto fino a “Frange”?
Maldimarte nasce come evoluzione naturale di un percorso iniziato molti anni prima con i Vinylika. All’inizio il progetto aveva sonorità più vicine all’indie-pop e all’elettronica, poi nel tempo si è spostato verso qualcosa di più diretto, viscerale e consapevole. “Frange” rappresenta probabilmente il punto in cui tutte le anime del progetto si incontrano: il cantautorato, la tensione rock, la ricerca visiva e la riflessione sul presente.
Nel vostro sound convivono alternative rock e cantautorato contemporaneo. Quali influenze emergono maggiormente in questo singolo?
In “Frange” convivono sicuramente molte delle influenze che ci hanno formato. C’è una componente emotiva e stratificata che richiama gruppi come i Radiohead, ma anche un impatto più ruvido e diretto che arriva dal grunge e dall’alternative rock anni ’90. Allo stesso tempo per noi il peso del testo resta fondamentale, quindi la tradizione del cantautorato italiano rimane sempre presente, anche quando il suono diventa più aggressivo o cinematico.
Artisti come Radiohead, Nirvana, Battisti e De André appartengono a mondi molto diversi. In che modo convivono nella vostra identità musicale?
Convivono perché fanno parte del nostro immaginario personale prima ancora che musicale. Dai Nirvana abbiamo assorbito l’urgenza emotiva, dai Radiohead la ricerca sonora e l’inquietudine, da Battisti la capacità di creare immagini universali attraverso melodie apparentemente semplici, e da De André l’attenzione verso il peso specifico delle parole. Non cerchiamo mai di imitare queste influenze, ma inevitabilmente finiscono per emergere nel modo in cui scriviamo e costruiamo le canzoni.
“Frange” sembra avere una dimensione molto collettiva, quasi generazionale. Quanto conta l’osservazione del presente nella vostra scrittura?
Conta tantissimo. Le canzoni nascono quasi sempre da qualcosa che osserviamo o attraversiamo quotidianamente. Non ci interessa raccontare il presente in modo cronistico o politico, ma catturare certe sensazioni comuni: smarrimento, sovraccarico, isolamento, bisogno di connessione. “Frange” prova a trasformare tutto questo in immagini e suoni, lasciando spazio anche all’interpretazione personale di chi ascolta.
Il progetto Maldimarte cura con attenzione anche l’identità visiva. Quanto è importante mantenere coerenza tra musica, immagini e comunicazione?
Per noi è fondamentale. Oggi una canzone non vive soltanto nell’ascolto, ma dentro un immaginario più ampio fatto di immagini, video, simboli e comunicazione. Cerchiamo sempre di costruire un’estetica coerente con il mondo emotivo del brano. Nel caso di “Frange”, ad esempio, tutto — dalla copertina al videoclip fino ai visual social — ruota attorno al concetto di realtà frammentata e percezione alterata.
La dimensione live si è rafforzata con l’ingresso di nuovi musicisti. Come cambia l’energia dei vostri brani dal disco al palco?
Dal vivo i brani diventano più istintivi e fisici. In studio c’è più attenzione ai dettagli, alle stratificazioni e alle atmosfere, mentre sul palco emerge maggiormente la componente rock e l’interazione tra i musicisti. Negli ultimi mesi, con l’ingresso di nuovi elementi nella band, il live ha acquisito ancora più impatto e dinamica. Ci piace l’idea che le canzoni possano continuare a trasformarsi anche dopo la pubblicazione.
Quali sono oggi gli obiettivi principali dei Maldimarte, sia dal punto di vista artistico che professionale?
L’obiettivo principale è continuare a costruire un’identità sempre più riconoscibile, senza rincorrere formule o mode precise. Artisticamente vogliamo mantenere libertà e coerenza, continuando a sperimentare tra musica, immagini e narrazione. Dal punto di vista professionale stiamo cercando di ampliare sempre di più il pubblico, portare il progetto live in nuovi contesti e consolidare collaborazioni che possano far crescere ulteriormente il percorso dei Maldimarte.









