In un’epoca dominata dal frastuono delle metropoli e dalla velocità del virtuale, il teatro si conferma come l’ultimo baluardo dove è possibile fermarsi, respirare e, finalmente, “tornare tra noi”. Il prossimo 26 gennaio, il prestigioso palcoscenico del Teatro Parioli di Roma ospiterà un evento imperdibile: un viaggio poetico e profondo che attraversa le radici della nostra cultura e la bellezza del nostro territorio.
A guidarci in questo “volo planare” sopra le eccellenze italiane sono due pesi massimi della scena nazionale. Da una parte la sensibilità registica di Francesco Branchetti, capace di scavare nell’essenza della parola per trasformarla in emozione pura; dall’altra il carisma e l’eleganza di Barbara De Rossi, un’artista che con la sua intensità continua a incantare il pubblico, celebrando il legame vitale tra l’arte e la nostra storia.
In attesa di vederli in scena, la giornalista e scrittrice Maria Cuono ha intervistato per voi il regista Francesco Branchetti e l’attrice Barbara De Rossi per farci raccontare la genesi di questo progetto e la sfida di riscoprire l’anima dell’Italia attraverso il mezzo teatrale.

Francesco, il testo parla di un “volo planare” per approfondire luoghi e monumenti. Come traduci questo concetto nella tua regia? Cerchi di offrire allo spettatore uno sguardo che “sorvoli” la realtà per toccarne le radici più profonde?
Si attraverso la parola profondamente poetica e attraverso la drammaturgia cerco di arrivare all’essenza di ciò che siamo anche in quanto italiani, cerco di esplorare nel nostro vissuto attraverso la parola scritta, poetica la nostra anima cercando di arrivare più in profondità che posso attraverso il mezzo teatrale e registico.
Il brano mette in guardia dal “rumore” di metropoli come Dubai o New York. Il teatro è rimasto uno degli ultimi luoghi dove è possibile “tornare un attimo tra noi”? Come si combatte il rumore attraverso la parola scenica?

Francesco: Il teatro è il luogo dove parola scenica e silenzio si amalgamano, si alternano, si sposano e instaurano tra di loro infiniti rapporti laddove sono sempre accolti ed esplorati in maniera così attenta e per questo in teatro si dedica sia ad un momento di silenzio che ad una parola l’attenzione massima che nel mondo che ci circonda talvolta è difficile trovare.
Si parla di “curiosa determinazione” nel rivisitare l’Italia. Qual è il luogo o l’opera del nostro bagaglio culturale che oggi senti il bisogno urgente di “non dimenticare” e di riportare all’attenzione del pubblico?
Francesco: Più che un’opera singola quello che sento che è importante testimoniare è l’importanza della diversità e l’importanza basilare vitale ad un livello quasi antropologico di tutto ciò che ci unisce pur nelle nostre differenze che derivano dal luogo dove siamo nati dalle tradizioni che ci circondavano, dalle abitudini che hanno condizionato la nostra crescita.
Se conoscere significa volare oltre la soglia fisica, in che modo il tuo lavoro con gli attori cerca di superare il limite del testo per arrivare all’essenza dell’emozione?

Francesco: Analizzare noi stessi in un mondo come il nostro e farlo a favore di un pubblico è già volare almeno per me e rendere viva e attiva ogni parte del nostro spirito ed entrare in un rapporto speciale con il pubblico in un rapporto di empatia, di confidenza, di scambio è sempre volare per me; volare può significare molte cose ed in teatro accadono tutte.

Barbara, i viaggiatori del ‘700 arrivavano in Italia presi da una “fervida emozione culturale”. Tu che hai calcato i palcoscenici di tutta la Penisola, senti ancora questa vibrazione nei teatri storici delle nostre regioni?
Sì e li amo tutti soprattutto i più piccoli dove il pubblico ha modo di amare in una maniera candida e pura quest’arte meravigliosa che è il teatro.
“Torniamo un attimo tra noi”. In un’epoca di immagini virtuali e grattacieli svettanti, quanto è importante per te il contatto con la pietra dei nostri monumenti e la musica della nostra tradizione per ricaricare la tua arte?
Barbara: È fondamentale, essenziale.
Il testo cita i luoghi e la musica come elementi che ci hanno formato. Qual è il “monumento” o il brano musicale della nostra tradizione che senti più vicino alla tua sensibilità di donna e di artista?
Barbara: Amo l’arte e amo moltissimo la musica per cui non ti posso rispondere un’ opera singola o una canzone sola, ce ne sono tantissime che amo profondamente.
Il testo invita a una “curiosa rivisitazione”. Dopo tanti anni di carriera, dove trovi la “curiosa determinazione” per continuare a scoprire nuove sfumature nell’animo umano e nel territorio italiano?

Gli stimoli li trovo soprattutto nei testi, nella drammaturgia; è nel lavoro creativo che trovo gli stimoli maggiori, soprattutto in teatro sono i testi la cosa che mi interessa di più che mi stimola di più.
Questo progetto sembra voler creare un ponte tra ciò che siamo stati e ciò che saremo. Come sperate che questo “viaggio oltre la soglia” possa influenzare il pubblico più giovane, magari i diciottenni che oggi guardano più ai grattacieli di Dubai che ai monumenti di casa nostra?
Barbara: spero che la poesia e l’emozione riesca in questo miracolo.
Francesco: Credo che questo sia uno spettacolo che insegni ad amare le differenze ad amare ciò che è distante e quindi possa essere una guida per il pubblico anche per il pubblico più giovane per avvicinarsi ad un mondo che cambia ogni giorno con un occhio aperto e amante di tutto ciò che è diverso e quindi anche nuovo.
Che cosa regalerete al pubblico del Teatro Parioli il prossimo 26 gennaio? Sono previste altre tappe?
Francesco: Sì è uno spettacolo che farà diverse piazze e credo regalerà un’emozione particolare e cioè quella di fare un viaggio condotti da Barbara in tanti modi diversi di sentire, sarà uno spettacolo pieno di poesia, di mistero ma anche di fascino e mi auguro che il pubblico apprezzerà anche la ricercatezza del testo.
Barbara: sì faremo una tournée e sarà uno spettacolo pieno di poesia molto originale e credo e spero darà molte emozioni al pubblico.










