Il Risveglio: quando un sonnellino diventa l’inizio di una rivoluzione

Può un semplice sonnellino cambiare il corso di una vita? È da un episodio apparentemente insignificante che prende avvio Il Risveglio di Rinaldo Aluffo, opera pubblicata dal Gruppo Editoriale WritersEditor, ambientata in una Torino attraversata dalle trasformazioni urbane e dalle contraddizioni tra memoria, cambiamento e nuovi modelli di città.

Marco Torrenti ha trentacinque anni, lavora come freelance nel mondo della comunicazione digitale e da tre anni porta avanti un progetto personale: una graphic novel dedicata proprio alla trasformazione di Torino. Quando decide di concedersi venti minuti di riposo sul divano, però, si risveglia molto più tardi del previsto. Ha perso un appuntamento fondamentale con Giulia Ferrero, editor che aveva accettato di incontrarlo per discutere della possibile pubblicazione del suo lavoro.

Quello che dovrebbe rappresentare un clamoroso errore professionale diventa invece il punto da cui tutto comincia.

Marco è un uomo che ha spesso preferito la libertà alla sicurezza e che guarda con insofferenza alle convenzioni e ai compromessi. La Torino che attraversa ogni giorno sembra riflettere lo stesso conflitto: quartieri operai che cambiano volto, botteghe storiche che scompaiono, edifici trasformati e una memoria collettiva che rischia progressivamente di essere cancellata. Nel suo progetto grafico aveva già provato a raccontare proprio queste trasformazioni, raccogliendo testimonianze e storie di chi quella città l’aveva vissuta prima del cambiamento.

L’incontro casuale con Jamal e, successivamente, con un gruppo di giovani intenzionati a documentare la trasformazione di Torino attraverso fotografie, interviste e street art porta però Marco davanti a una possibilità diversa. Non più soltanto raccontare la città nelle pagine di un libro, ma utilizzare direttamente i suoi muri per conservare le storie dei luoghi e delle persone che rischiano di scomparire insieme ad essi.

Marco decide di partecipare. È l’inizio di un percorso nel quale il disegno esce dal tavolo di lavoro e diventa intervento urbano. Uno dei primi murales racconta la storia di una famiglia costretta ad abbandonare la propria casa: un palazzo trasformato in albero, con radici fatte di memoria e rami aggrediti dalle gru del progresso. L’opera richiama l’attenzione della città e apre immediatamente il confronto tra arte e vandalismo, legalità e protesta, trasformazione urbana e diritto alla memoria.
È proprio questo uno dei nodi attorno ai quali si sviluppa Il Risveglio. La storia non presenta il cambiamento come qualcosa che possa semplicemente essere arrestato, ma mette al centro la domanda su ciò che rischia di andare perduto mentre quel cambiamento avanza. I muri diventano così superfici sulle quali riportare volti, case, mestieri e vicende personali, trasformando l’arte in uno strumento attraverso cui una comunità prova a conservare la propria voce.

Il progetto cresce e comincia progressivamente a coinvolgere gli stessi abitanti dei quartieri. Non si tratta più soltanto di dipingere per qualcuno, ma di costruire insieme un racconto: bambini, anziani e famiglie partecipano ai laboratori, affidando all’arte frammenti della propria memoria. Da una di queste esperienze nasce, per esempio, un muro sul quale trovano spazio le storie raccolte dagli abitanti, mentre altri quartieri iniziano a chiedere iniziative analoghe.

La vicenda di Marco si muove quindi continuamente tra dimensione individuale e collettiva. L’uomo che inizialmente difendeva soprattutto la propria libertà personale si trova progressivamente coinvolto in qualcosa che riguarda altre persone, altre generazioni e un’intera città. Anche il rapporto tra ribellione e sistema diventa meno semplice di quanto potesse apparire all’inizio: accanto alle azioni clandestine arrivano occasioni di confronto, progetti ufficiali e la possibilità di continuare a raccontare la città utilizzando strumenti differenti.

Il “risveglio” del titolo assume così un significato che accompagna l’intero percorso di Marco. Il sonnellino che gli fa perdere un’importante opportunità professionale non chiude una strada: ne apre una completamente diversa. Lo stesso protagonista arriverà a rappresentare quell’inizio attraverso l’immagine di un uomo addormentato su un divano e di un risveglio che coincide con l’abbandono della normalità precedente per qualcosa di più grande.

Torino non rimane soltanto lo sfondo della storia. I suoi quartieri, i portici, le aree industriali, le periferie e i luoghi trasformati partecipano direttamente alla narrazione. È una città fatta di stratificazioni e contraddizioni, nella quale il futuro continua ad avanzare ma il passato chiede di non essere cancellato.

Il Risveglio racconta dunque il percorso di un uomo e, insieme, quello di una comunità che cerca nuovi modi per custodire la propria memoria. Arte, trasformazione urbana, partecipazione e bisogno di lasciare una traccia si incontrano in una storia nella quale “svegliarsi” significa soprattutto tornare a vedere ciò che si era smesso di osservare.

Rinaldo Aluffo, nato a Torino nel 1977 e cresciuto in un piccolo paese dell’Astigiano, insegna religione nella scuola primaria da vent’anni. Oggi vive sul Lago Maggiore con la moglie e il figlio. Appassionato di lettura, musica, fumetti, grafica e arti visive, ricerca nelle cose semplici e nelle storie raccontate dalle persone una delle principali fonti della propria osservazione.