Il Grande Inquisitore tratto da “I Fratelli Karamazov” e diretto da Marinella Anaclerio al Teatro Tordinona di Roma

IL Grande Inquisitore

Da “I Fratelli Karamazov “di F.M. Dostoevskij 

Con Flavio Albanese e Tony Marzolla

Drammaturgia e regia Marinella Anaclerio

Impianto Scenico Francesco Arrivo

Costumi Stefania Cempini

Disegno luci Christian Allegrini

Assistente progetto Loris Leoci

Grafiche Giuseppe Magrone
Organizzazione Dario Giliberti

Produzione Caterina Wierdis 

Dal 19 al 24 ottobre

Teatro Tordinona- Roma 

 …perché sei tornato? No, non rispondere! Non hai il diritto di aggiungere niente a quello che hai già detto!

Il palco del Teatro Tordinona accoglie, dal 19 al 24 ottobre, IL GRANDE INQUISITORE, spettacolo tratto da “I Fratelli Karamazov”, diretto da Marinella Anaclerio e interpretato da Flavio Albanese e Tony Marzolla.

Il classico di Dostoevskij, adattato per la scena dalla stessa Anaclerio, ha debuttato in forma completa al Mittelfest nel 2010 e viene ora ripreso sviluppando solo una parte, la quale vede protagonisti due fratelli, un aspirante scrittore ed un aspirante monaco, due posizioni opposte nel vivere la vita. Si confrontano, forse per la prima volta, in una trattoria.

Vogliono “salvarsi “a vicenda…ciascuno vuol portare l’altro alla sua visione della vita. Chi vincerà?

Il maggiore, Ivàn, ricorre ad un racconto che è una analisi lucida  sul rapporto fra l’essere umano e il clero di tutte le religioni. L’essere umano ha sempre avuto bisogno di un intermediario per relazionarsi al divino e su questo bisogno si fondano e si distruggono tutte le “Chiese”.    

La leggenda del grande inquisitore è uno dei capitoli più famosi del grande romanzo di Fedor M. Dostoevskij, “I fratelli Karamazov”, pubblicato in Russia nel 1880. Si tratta di un apologo, un racconto che Ivan Karamazov fa a suo fratello Alesa, alla vigilia dell’assassinio del padre e dell’esplosione della sua malattia mentale che lo porterà a vedere e dialogare con un originalissimo Diavolo.

 Il suo Satàn…l’Altro in sé. Nella Spagna dell’inquisizione, tra i roghi degli eretici, appare un personaggio misterioso, forse proprio Gesù. La folla lo riconosce e comincia a chiedergli miracoli, lui resuscita una bambina, dona la vista ad un cieco, ma il vecchio inquisitore lo fa arrestare e portare in prigione. L’inquisitore, nella notte và a trovare il prigioniero, forse in preda ad un delirio o forse no, gli spiega il motivo per cui lo condannerà nuovamente a morte. Con estrema lucidità gli dice che la chiesa ha reso gli uomini felici, non lui con il suo dono di libertà.  La chiesa e il clero hanno compiuto, migliorandola, la sua opera rispondendo al bisogno primario di ogni uomo: qualcuno a cui inchinarsi, che si assuma per loro tutte le responsabilità.

Ed è proprio la capacità di assumersi tutte le responsabilità del vivere, in sostanza, il terreno su cui si giocherà la partita fra i due fratelli.
Dostoevskij in questo capitolo analizza la contrapposizione tra libertà e costrizione, tra fede nella vita e negazione di essa. Nella leggenda del grande inquisitore esprime, un forte pessimismo per la condizione umana ma anche l’esigenza di una spietata sincerità”– annota Marinella Anaclerio. “Quando Nietzsche lesse Dostoevskij, l’impressione che ne ricavò fu fortissima. Arrivò a parlare dell’autore russo come di un ‘fratello di sangue’. Come se avesse riconosciuto in lui le sue stesse ossessioni. E forse addirittura qualcosa di più: ossia un certo stile di pensiero, per cui l’idea non è mai un’astrazione, ma sempre e soltanto una realtà incarnata, realtà vivente, realtà fatta persona. Ed è proprio la scultura di questi personaggi-idee che abbiamo provato a realizzare. “

Info:

IL GRANDE INQUISITORE

Dal martedì al sabato ore 20:30 ; domenica ore 17:30

Teatro Tordinona

Via degli Acquasparta 16, Roma

Info: 06 7004932 

Biglietti: 12 euro più 3 euro di tessera associativa