Martedì 19 agosto, alle ore 19:45, nella Sala dei Principi all’interno del Castello Gallego di S. Agata Militello, Graziano Piazza Bellini cantautore, interprete e autore di colonne sonore salirà sul palco con due donne fantastiche, Maria Cuono giornalista, scrittrice, docente di materie letterarie e Claudia Cotti Zelati, regista, attrice e sceneggiatrice. Lo scopo è quello di rivalutare la poesia, un genere letterario non molto considerato. L’evento sarà ospitato dall’Amministrazione Comunale di questa bella cittadina all’interno della fiera Torre Libraria, ormai giunta alla seconda edizione. Vasto è il repertorio di Graziano che con la sua voce emozionerà gli appassionali della musica isolana e partenopea.
Graziano quando nasci professionalmente?
Sono figlio d’arte. Mio padre è un tenore e ricordo, che la mia prima esibizione la feci a quattro anni, sul tavolo della cucina. I miei primi spettatori furono i miei genitori e i vicini di casa, tutti intorno al tavolo. Con il tempo ho sentito l’urgenza di formarmi e di apprendere, per questo, ho studiato e ho costituito i miei primi gruppi musicali: gli Azimuth, diventati poi gli Azimuth Nova e gli Amagrà. Il genere era la world music, quella che io definisco la musica del viaggio. La voglia di apprendere, di farmi travolgere da tutto la bellezza musicale del mondo era fortissima e la world music, rispondeva alla mia voglia di totalità. Con il tempo, ho approfondito le radici della musica popolare della mia terra, la Sicilia e ho composto brani in siciliano e costituito altri gruppi di genere rock blues e jazz.
Un evento a cui hai preso parte in qualità di interprete che ti ha arricchito interiormente?
Ho vinto per due volte il premio Musicultura, con due brani miei inediti. Il riconoscimento è stato importante ma, gli incontri musicali che più mi hanno arricchito sono stati quelli legati alla mia attività di docente di canto nelle masterclass e di insegnante. Ho cantato su navi da crociera e fatto laboratori teatro musicali folli, su barca a vela. Posso dire che, confrontarmi in situazioni anche difficili, fisicamente (su una barca a vela è sempre difficile, tutto può cambiare improvvisamente come muta il vento) mi ha arricchito e mi ha fatto sentire vivo, più vivo che mai: il canto, le persone, il mare e il viaggio, cosa c’è di più?
Si sta avvicinando il grande giorno. Che cosa sarà compreso nel tuo repertorio il prossimo 19 agosto?

Le canzoni che propongo sono coerenti alla poetica di Maria Cuono. Le sue poesie affrontano i temi dell’amore, della nostalgia, dell’amicizia…parlano di sentimenti, di umanità. I brani scelti, saranno in parte in siciliano e in napoletano e poi ci sarà il mio accompagnamento alle poesie interpretate da Claudia Cotti Zelati. Sono previsti anche alcuni brani miei inediti, in siciliano. Siamo ospiti all’interno del Castello Gallego a Sant’Agata di Militello, cantare in siciliano significa sorridere a questa terra infinita, significa rendere omaggio alla sua struggente bellezza, cantare con la loro lingua è il nostro modo di stringere la mano a tutte le persone presenti.
Qualche lirica di Maria Cuono si avvicina in modo particolare al tuo Essere?
C’è una lirica che mi ha colpito “Non abbandonare il tuo migliore amico” e “Nostalgia”. “Non
abbandonare il tuo migliore amico” mi ha ricondotto ai tanti cani che la mia famiglia ha avuto. La capacità di affetto e di fedeltà che hanno è unica. Il cane è un amico, il cane è una parte della tua vita, condivide il tuo quotidiano, ti conosce anche se non parla, ma non serve con loro, ti guardano e ne sanno più di te. Sono creature magiche. “Nostalgia” ha un ritmo interno, è così efficace nei suoi undici o dodici versi che te la ricordi subito. La nostalgia è una condizione che può diventare altamente produttiva artisticamente parlando. Quando il vento della nostalgia apre le finestre di casa mia, compongo e scrivo con più coinvolgimento. Venti minuti di nostalgia possono accendere l’ispirazione. Questa condizione, che ogni tanto affiora, appartiene anche alla melanconia araba e alla “suadade” brasiliana. In particolare quest’ultima, fa parte delle radici ancestrali siciliane e appunto alla suadade, ho dedicato la canzone “Cantu ppe ttia”. Sono siciliano e proprio a questa condizione complessa, misteriosa e profondissima che caratterizza la mia terra la conosco, come i fichi d’india che sono davanti casa mia.
Parlaci della tua collaborazione con Claudia Cotti Zelati e con Maria Cuono.

Due donne protagoniste, preziose e importanti. Preziose per le peculiarità artistiche e caratteriali che hanno. Due donne di grande spessore umano e di enormi capacità. Con Claudia collaboro da tempo: abbiamo fatto laboratori teatrali e musicali, insieme ad altri colleghi con grande soddisfazione. L’incontro con Maria, più recente, si è rivelato da subito interessante e felice. Io credo che il buongiorno si veda dal mattino, ci credo alle cose che nascono bene. Ecco, l’incontro con Maria Cuono è stato costruttivo, solare da subito, nel rispetto dei ruoli e delle proprie specificità.
Questo trio artistico, nato per l’entusiasmo e per il desiderio di sentirsi a proprio agio dentro e fuori dal palcoscenico, mi ha riconfermato come nulla avvenga per caso. Se il mondo è unico grande meccanismo, come dice Hugo Cabret, nel bellissimo film di Martin Scorsese “Io devo essere qui per qualche motivo”, aggiungo: “devo essere qui, in questo spettacolo, per qualche motivo bellissimo”.
Progetti prossimi? Magari Sanremo? Hai mai provato a partecipare?
Ho finito da poco la realizzazione di una colonna sonora per un lavoro cinematografico. Sto
lavorando su un altro entusiasmante progetto che vedrà sempre Maria Cuono e la Cotti Zelati collaborare insieme. Per il futuro ci sono un libro, un disco e posso dire che la Musica porta lontano, e può travalicare i confini nazionali. Mi viene in mente un’affermazione di Friedrich Nietzsche “La vita senza la musica sarebbe un errore”, e questo, è un errore che non ho mai voluto commettere.









