Il romanzo “La ballata di Sant’Ilario” pubblicato da Homo scrivens nel giugno 2026 nella collana Gatti neri e vicoli bui, narra una nuova avventura del criminologo Emilio Severi, detto Milo. Il personaggio creato da Giancarlo Vitagliano, infatti, è una figura nota presso la casa editrice partenopea visto che, per gli stessi tipi, sono usciti ben tre romanzi dal 2017 ad oggi.
Non si crucci il lettore, non c’è necessità di un impegno ab ovo da parte sua, poiché -nella migliore lezione della letteratura di questo millennio (da De Giovanni a Maurizi, per citarne due)- anche Vitagliano ricorre alla retrospezione con mano felice e leggera, senza pedanteria e senza noiose forzature e questo aiuta il lettore a raccogliere indizi su Milo, sulla sua storia personale, sul suo mondo affettivo, sul suo doloroso passato. A quel punto, molto probabilmente, la curiosità vi metterà sulle tracce di Milo, e sarete voi stessi, cari lettori, ad andare in cerca degli altri capitoli di quella che sembra essere avviata a diventare una fortunata saga.
La vicenda che si dipana ne “La ballata di Sant’Ilario” parte da un criterio di verosimiglianza geografica ma non ci dà punti precisi sulla cartina; d’altro canto, Milo arriva in questo piccolo borgo fortuitamente e per la necessità di trovare un meccanico che gli ripari l’automobile. Confini sfumati ed una onomastica che spazia tra la Toscana e l’Emilia Romagna, Porto Sant’Ilario profuma di antico e vi spira un vento che porta salsedine e ricordi di estati lontane, quando si era poco più che bambini e non ancora adulti. Ecco, chi dà il ritmo a tutto il romanzo, il vero regista dell’azione letteraria è proprio il borgo: lento, di quel lento che è vitale e mai noioso, Sant’Ilario scandisce la vita dei personaggi secondo l’andatura di una pedalata in bicicletta e il tempo che intercorre tra la casa di Casimiro e il bar di Elmo lascia spazio all’incontro e al dialogo ma anche ai dubbi e ai sospetti. Non si smettono i panni del criminologo solo perché si è in vacanza! Ma sulla dolorosa vicenda da cui scaturisce la sparizione del giovane Renzo, profilo evocato ma non più presente fisicamente in paese da diversi anni, non riveleremo altro se non che l’epilogo ha un effetto stunning. Anche in questo, Vitagliano merita i complimenti per non aver ceduto alla tentazione della soluzione più facile.









