Gente di laguna, la poesia dell’acqua e della resistenza. L’intervista

Con il suo topo a vela e uno sguardo pieno di gratitudine, Isabella Lanzafame racconta un viaggio che è esplorazione e denuncia, poesia e immersione. Una narrazione fatta di incontri autentici, legami familiari e amore profondo per la laguna, luogo fragile e prezioso da difendere e comprendere.

Isabella, quando hai capito che la tua esperienza in laguna con Adam non era solo un viaggio da vivere, ma una storia da raccontare e condividere con i lettori?

Quando casualmente, partecipando a un concorso letterario, per capire se il mio primo manoscritto avesse una qualche valenza (in quanto giudicato da persone imparziali, che non mi conoscessero, o fossero amiche), mi è arrivata una prima proposta di pubblicazione. In realtà non ho accettato, ma mi sono incuriosita nel volerci capire di più del mondo dell’editoria, tanto da provare ad inviarlo ad altre case editrici e, ricevendo risposte positive, ho compreso che la nostra storia poteva essere interessante per dei lettori. Successivamente quindi ho scritto questo secondo libro.

Nel trasformare in narrativa un’esperienza così intima, qual è stato l’aspetto emotivamente più complesso da affrontare?

Parlare di mio figlio. Ho già raccontato nel libro precedente “Catturando raggi di vento e soffi di sole” molto di lui, del suo modo di essere. Non volevo assolutamente strumentalizzare la sua immagine per generare curiosità in un romanzo. Però lui è presente ed è parte attiva con me nel viaggio e io sentivo il bisogno di utilizzare piuttosto la nostra

esperienza vissuta in quell’ultimo itinerario, per denunciare il moto ondoso, il turismo di massa e la scomparsa di tradizioni che stanno uccidendo la nostra Venezia. Alla fine mi è venuto da scriverne in maniera naturale, senza esporlo troppo, con semplicità.

La laguna è un luogo reale, ma anche simbolico: cosa rappresenta per te, come donna, come madre e come autrice?

Come donna rappresenta un luogo di libertà da canoni e da convenzioni… Autonomia e indipendenza nel potermi spostare in barca senza dipendere da nessuno, compiendo i miei sbagli e i miei progressi.

Come madre significa insegnamento del rispetto verso le forme animali e vegetali che popolano la laguna… scoperta del territorio, condivisione di bei momenti e crescita di entrambi.

Come autrice diventa una dimensione quasi onirica: non mi trovo più in mezzo alla laguna fisicamente, ma mentalmente e scrivendone cerco di dare vita alle sensazioni provate e alle cose viste: mi sembra così di riviverle come attraverso un sogno.

Il legame con tuo figlio emerge come una forza che guida e trasforma: in che modo questa relazione ha influenzato la struttura del libro?

Penso in maniera importante, perché il nostro modo di essere e di comportarci a seconda degli eventi traspare di continuo. Io forse non percepisco ciò che ne può cogliere il lettore, sembrandomi, dal mio punto di vista che lo vivo personalmente, semplicemente molto normale.

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