Future Film Festival: uno sguardo ai temi della 22esima edizione

Le grandi domande del nostro tempo, la politica, il retrofuturo, l’animazione asiatica – tra nuovi progetti e polemiche – e i tesori sconosciuti dell’animazione rumena: sono questi i temi principali raccontati attraverso le pellicole che saranno presentate al Future Film Festival. Dall’Italia all’Africa, dalla Cina alla Romania, assistiamo a un’esplosione di creatività, colori e tecniche che si fa portatrice di messaggi e offre prospettive inedite sul nostro presente

Si fa cinema, soprattutto di fantascienza, per interrogarsi sui grandi misteri de “la vita, l’universo e tutto quanto”, per citare la geniale Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams. Sono tanti i temi che emergono dalla 22esima edizione del Future Film Festival, al via da oggi, 21 settembre al 25 a Bologna e a Modena dal 30 settembre al 2 ottobre. Analizzati insieme, appaiono come il barometro del nostro stato d’animo collettivo.

Se seguiamo il filone più politico, ad esempio, incontriamo Red Jungle, un film esteticamente “ibrido”, filmato e dipinto, girato da Juan Josè Lozano e Zoltan Hovath. La storia di Raul Reyes, comandante delle Farc, apre una finestra sui torbidi rapporti tra CIA ed Esercito colombiano e racconta lo sfilacciarsi dei rapporti e delle ideologie di fronte alla realtà della guerra e della geopolitica. My father’s secrets di Véra Belmont è invece il racconto autobiografico del fumettista israeliano Michel Kichka, che mostra l’Olocausto come un trauma la cui eco si estende su più generazioni: metabolizzare è difficile, ma è necessario per andare avanti. A proposito di traumi, non si può non menzionare Akira, il capolavoro del 1988: evoca quello della bomba atomica fin dalle prime sequenze, e disegna un “futuro” – è ambientato nel 2019 – a tinte fosche, dominato dalla violenza.

L’attualità è molto presente all’interno del Future Film Festival, a partire dal gemellaggio con il Linoleum Festival di Kiev, la più grande manifestazione indipendente ucraina dedicata all’animazione, presente con una selezione di corti e sostenuta dal FFF con un contributo economico per far fronte alle carenze di fondi per la cultura che il paese sta affrontando a causa del conflitto in atto. È profondamente contemporaneo anche il tema dell’immigrazione e dell’incontro con l’altro. Home Is Somewhere Else di Carlos Hagerman, Jorge Villalobos è un documentario animato in 2D: attraverso il realismo magico e una molteplicità di tecniche racconta la vita di alcuni giovani immigrati alle prese con l’attivismo politico e la ricerca identitaria. Con la presentazione del making of di Manodopera (Interdit aux chiens et aux italiens), alla presenza del regista Alain Ughetto, si rovescia il punto di vista: il film in stop motion racconta di quando erano gli italiani gli “indesiderabili” approdati in Francia alla ricerca di migliori condizioni economiche. Quanto a Dragon Princess, dei francesi Jean-Jacques Denis e Anthony Roux, affronta il tema della diversità in modo più sfumato e per metafore, illustrando lo scontro tra il mondo dei draghi e quello degli uomini.

Il retrofuturo, invece, è come prospettiva trasversale che emerge attraverso molte delle proposte del Future Film Festival: tema scelto per questa edizione, si manifesta soprattutto con pellicole come Neptune Frost di Saul Williams e Anisia Uzeyman, salutato come “il Blade Runner africano”. Un affresco afro-futurista complesso e straniante, un viaggio lisergico e colorato che affronta di petto i temi della sessualità e del colonialismo. Ancora, Scavengers, di Joe Bennett e Charles Huettner, è un corto che riprende gli elementi essenziali della fantascienza anni Settanta e li combina con un visual estremamente acceso e psichedelico. Degno di rilievo anche il contributo di un Paese lontano dal mainstream dell’animazione come la Romania, che partecipa al Future Film Festival con due film. Delta Space Mission di Calin Cazan e Mircea Toia, e The Island di Anca Damian (in concorso).

Delta Space Mission del 1984, appena restaurato, inedito in Italia, è il primo lungometraggio animato della Romania. Visivamente affascinante, psichedelico e all’avanguardia sotto molti punti di vista, questo thriller fantascientifico racconta come veniva percepito il tema della fantascienza oltrecortina, in piena guerra fredda.

Di ispirazione retrò – come suggeriscono i colori accesi e l’animazione 3D, omaggio ai videogames anni ’90, anche Battlecry di Yanakaya, contemporaneo pastiche di ispirazione fantascientifica ambientato in un Giappone alternativo.

Assieme a Battlecry non può mancare, in un festival dedicato all’animazione, il contributo sostanziale dei paesi asiatici, e in particolare di Giappone e Cina, che partecipano con molte pellicole. Tra queste ricordiamo il giapponese La casa degli Smarriti sul promontoriodi Sachiko Kashiwaba, parte di un’iniziativa per commemorare i 10 anni passati dai devastanti terremoto e tsunami che colpirono la regione di Tōhoku, e Summer Ghost, nato all’interno di un progetto più ampio del Flat Studio, con il coinvolgimento dello scrittore Tetsuya Sano. Quest’ultimo è il debutto alla regia dell’illustratore Loundraw, famoso per opere come Voglio mangiare il tuo pancreas, Josee the tiger and the fish, Vivy -Fluorite Eye’s Song. In Cina, invece, I am what I am, definito dal China Film Art Research Center il film d’animazione dell’anno, è diventato un caso politico a causa del charachter design: sono stati criticati i tratti troppo orientali dei protagonisti, non in linea con le aspettative nazionali.

I luoghi del Festival

Bologna: Cinema Arlecchino, Cineteca di Bologna-Sala Mastroianni, Museo Internazionale e Biblioteca della Musica, Sala Borsa, IAAD, MamBo

Modena: Laboratorio Aperto, Cinema Astra, FMAV.

Sala online: www.MyMovies.it

www.futurefilmfestival.it/

Acquisto Biglietti: www.boxerticket.it/eventi/future-film-festival-2022/