“Fragile” di Alessia Scilipoti: il flauto che respira tra suono, voce e silenzio

Con Fragile Alessia Scilipoti sancisce un debutto che sa di coraggio e delicatezza insieme. Uscito il 24 ottobre 2025 per la prestigiosa etichetta Da Vinci Classics, l’album non è un semplice esercizio tecnico, ma un progetto consapevole che cerca di ridefinire il ruolo del flauto nel contesto della musica contemporanea: non più solo strumento classico, ma corpo sonoro, voce alternativa, mezzo di espressione corporea e narrativa.

La scaletta è audace e variegata: si parte con Voice di Tōru Takemitsu — un brano in cui poesia, voce e flauto dialogano con intensità, evocando il teatro Nō e inaugurando un percorso dove il confine tra parola e respiro si dissolve.

Seguono pagine complesse e ricche di sfumature: da Dolce tormento di Kaija Saariaho a Dying Words II di Richard Barrett, da composizioni di autori italiani contemporanei a lavori originali come ’72 Tape Machine di Vincenzo Parisi — scritta appositamente per questo progetto.

Ciò che più sorprende è la visione estetica dietro il disco: Scilipoti non suona semplicemente note, ma costruisce atmosfere — meditazioni sonore in bilico tra fragilità e tensione, tra parola e silenzio. Il flauto diventa un medium poetico, capace di trasformare il respiro in racconto, il silenzio in significato.

L’album non è immediato: richiede attenzione, apertura, disponibilità a lasciarsi attraversare. E questo è probabilmente il suo più grande pregio. In un mondo musicale sempre più veloce e consumabile, Fragile invita a rallentare, a respirare, a guardare dentro — non solo con le orecchie, ma con l’anima.

Tecnicamente, la performance di Scilipoti è precisa e misurata, ma mai fredda: la sua interpretazione riesce a privilegiare l’espressività e la profondità emotiva rispetto al virtuosismo fine a se stesso. Ciò rende l’ascolto autentico, coinvolgente, in grado di parlare anche a chi non è avvezzo alla musica contemporanea.

In conclusione, Fragile è un debutto limpido e coerente: un’opera che non cerca compromessi, che non indulge in facili melodie, ma punta dritto al cuore del suono — nella sua dimensione più intima, più vulnerabile, più vera. Alessia Scilipoti dimostra con questo disco di avere una voce propria, un orizzonte artistico ben definito, e la capacità di trasformare il flauto in un linguaggio nuovo, personale e universale allo stesso tempo.

a cura di Luca Vettoretti

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