Federico Montoli e la rinascita interiore in «Lo Sciamano Chiaro e lo Sciamano Scuro». L’intervista

Un viaggio simbolico e potente, tra esoterismo, guarigione e dualità. L’autore ci accompagna in una narrazione dove realtà e immaginazione si intrecciano, rivelando una visione profonda del male, del cambiamento e della consapevolezza. Un racconto che invita a crescere anche attraverso il dolore e la trasformazione.

Ciao, Federico. Che cosa ti ha ispirato a scrivere “Lo Sciamano Chiaro e lo Sciamano Scuro”?

Ciao. Sono stato ispirato da una storia diversa. All’inizio stavo scrivendo una certa trama, che nulla aveva a che vedere con gli sciamani. Arrivato però a un certo punto intravedevo stendersi un’altra soluzione. Nella storia che stavo scrivendo un certo numero di persone sarebbero dovute arrivare a una guarigione miracolosa dei loro mali, e lì mi è venuta l’idea dei guaritori e che poi ho convertito in sciamani. Il resto della storia risultava debole, a fronte di questo cambio di trama, così ho riscritto tutto costruendo la storia dello sciamano chiaro e dello sciamano scuro.

Come sei arrivato a mescolare fantasy, esoterismo e fantascienza in un’unica narrazione?

Tutto si è svolto naturalmente. Parlando di due sciamani non potevo lasciare che tutto fosse reale, ho così creato una trama plausibile ai nuovi personaggi nati per questa narrazione.

I due sciamani, Iaiman e Iaintman, rappresentano rispettivamente il Bene e il Male: come hai costruito questi archetipi?

In realtà è solo da un certo punto della storia che si separano in bene e in male. Inizialmente infatti rappresentano le due facce di una medaglia, non contrapposti ma uniti da un compito, riportare in vita chi era secondo loro morto ingiustamente. Infatti, uno ha il potere di negoziare il rilascio della forza vitale del malcapitato di turno dal mondo dei morti, e questo si svolge in una lunga partita che può durare anni, ma essendo loro sopra le leggi di spazio e tempo, questa cosa, rapportata al tempo terrestre, si svolge nell’arco di poche ore. L’altro sciamano, invece, ha il potere di riportare questa forza vitale nel corpo del poveretto. Se così non fosse, questa forza vagherebbe nel nulla all’infinito e non potrebbe più rientrare nel proprio corpo e riprendere vita.

Quanto della tua esperienza personale ha influenzato la storia e i personaggi?

Abbastanza, direi. Ho passato dei lunghi periodi con problemi di salute e avrei tanto voluto che questi problemi sparissero come per magia, questa intenzione mi ha spinto a cercare di parlare dei guaritori.

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