Fabio Smitti: instabilità e modi di esistere in un pop new wave

Quell’interessante quanto intricato ricamo che dal pop ci conduce alla new wave e alla sperimentazione digitale mai troppo spinta e sovversiva. A due passi dal futuro ma sfacciatamente radicato dentro le radici del sentire umano. Fabio Smitti fa il suo esordio con un disco dal titolo “Instabile”: lavora con le macchine… ma è pur sempre un uomo dietro l’algoritmo e le distorsioni digitali del visivo. Siamo instabili, viviamo con instabilità emotive… ed è un viaggio che non permette sconti.

È inevitabile chiederti quanta instabilità di questo disco sia personale e quanta si di denuncia…
Molto di quello che scrivo è personale, un viaggio verso l’introspezione genera inevitabilmente momenti di instabilità, nell’ attesa di trovare risposte. Credo che ogni cantautore porti un po’ di se nelle proprie canzoni.

Che poi essere instabile significa anche in un certo senso essere libero?
Sicuramente uscire dalle proprie consuetudini e trovare dello spazio per noi stessi, e quindi far deviare la rotta della quotidianità che sembrava inevitabilmente fissata, è per definizione “essere liberi”.

Del tempo, del passato e del futuro delle nuove tecnologie: si rimescola tutto o tutto è in un circolo vizioso?
Dal mio punto di vista l’artista può far tesoro dello stato di fatto presente e passato. Gli artisti di oggi hanno a disposizione strumenti e mezzi ben più ampi rispetto a 30 anni fa e a loro volta quelli di 30 anni fa ne avevano rispetto a quelli prima. Sta quindi all’artista sfruttare a suo vantaggio questi mezzi, ricordandosi banalmente perché sta facendo questa o quella cosa. Non dimenticandosi cioè che per quante tecnologie tu possa avere, è il messaggio che veicoli e l’emozione che trasmetti che conta.

C’è un momento preciso della tua vita che ha acceso la luce di quel “giorno soleggiato” che canti?
Si è trattato veramente di un attimo in un giorno qualunque. Queste cose accadono sempre quando non te lo aspetti. Sono rimasto impreparato ma non ho voluto nascondere quell’ emozione. Forse inconsciamente sapevo che c’era da qualche parte, ma il caso (o forse no?!) l’ha fatta venire a galla.

“Luna” è uno di quei brani che avevamo conosciuto da tempo. La “Luna” è sempre un punto nevralgico nelle ispirazioni di un artista. Momenti analogici e spirituali contro la matematica delle macchine. Chi vince?
Sembra che ci vogliano sempre più simili alle macchine, controllandoci e facendolo in modo subdolo cioè senza che ce ne accorgiamo.
La speranza invece è che sempre più persone attivino le loro coscienze: potranno così godere a pieno del piacere della vita.

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