“Esisti”: una canzone nata dall’urgenza

“Esisti” prende forma in un momento storico attraversato da conflitti e manifestazioni, ma sceglie di non fermarsi alla cronaca. I MalìaTheBand trasformano l’urgenza collettiva in una presa di parola musicale che non cerca schieramenti, ma responsabilità emotiva. Una canzone che nasce dal bisogno di dire “ci siamo” a chi rischia di essere cancellato.

Ragazzi, è un piacere avervi qui. Ricordate il momento esatto in cui avete capito che “Esisti” doveva essere scritta? Si è manifestata da sola o ha voluto essere cercata?

Il piacere è nostro. Me lo ricordo benissimo. Ero fuori a camminare, avevo appena visto il telegiornale e dentro di me continuavo a pensare: “Devo scrivere una canzone nuova e dire quello che penso davvero. Sono stanca di tutta questa distruzione, possibile che siamo ancora così?”. Sono rientrata a casa, ho preso il mio quaderno dove scrivo le canzoni e, sfogliandolo, mi è ricomparsa davanti una vecchia canzone sulla guerra che mi tornava in mente da un po’. A quel punto ho preso la chitarra, mi sono seduta al tavolo e ho iniziato a immaginare una folla che cammina durante una manifestazione per la pace. Mi sono chiesta: cosa potrebbero cantare tutte queste persone insieme? Ed è venuto fuori subito: “Cammina, lotta, esisti / Alza cori, bandiere ed insisti”. La canzone si è manifestata da sola, in modo molto naturale. Ritornello e strofa erano lì, chiari. Volevo parlare al mondo e dire per chi era questo pezzo. In un paio d’ore ho trovato le parole giuste ed è nata Esisti. Appena finita l’ho mandata alla band dicendo: “Ragazzi, questa va arrangiata subito. È il prossimo singolo”.

Quanto è stato difficile trasformare un dolore collettivo in un linguaggio musicale condivisibile?

Non è stato facile, anche perché è un tema che spesso viene subito legato alla politica, ed era proprio quello che volevamo evitare. Non volevamo essere etichettati in nessun modo. La difficoltà è stata trovare un linguaggio che restasse umano, emotivo e condivisibile, senza schierarsi, ma parlando a tutti, anche ai bambini.

Il ritornello nasce come coro: quanto è importante per voi l’idea di comunità in questo brano?

È molto importante, perché una comunità fa più rumore di una persona sola. Il noi che diventa voce, perché una sola voce non basta. Dire tutti insieme qualcosa in cui crediamo, camminando insieme. Quando diciamo “lotta” non intendiamo “fai la guerra”, ma una lotta fatta camminando, cantando e dicendo Esisti. In questo senso il ritornello è un piccolo inno.

“Esisti” è più una denuncia o un atto di presenza?

Oggi non è più come cinquant’anni fa, quando le cose non si sapevano o arrivavano dalla radio dopo ore. Adesso tutti vedono e tutti sanno, attraverso qualunque canale. Non c’è più nulla da denunciare in quel senso. Esisti è piuttosto una richiesta, un richiamo a ritrovare la nostra umanità, che piano piano stiamo perdendo.

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