Ernani in forma di concerto al XX Festival Verdi al Teatro Regio di Parma

ERNANI

IN FORMA DI CONCERTO

AL XX FESTIVAL VERDI “SCINTILLE D’OPERA”

Michele Mariotti, alla testa della Filarmonica Arturo Toscanini

e del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani

dirige per la prima volta l’opera, assente dal Regio da quindici anni.

Interpreti Piero Pretti (Ernani) ed Eleonora Buratto (Elvira), al loro debutto nel ruolo e al Festival Verdi, Vladimir Stoyanov (Don Carlo), Roberto Tagliavini (Don Ruy de Silva), Carlotta Vichi (Giovanna), Paolo Antognetti (Don Riccardo), Federico Benetti (Jago)

Teatro Regio di Parma

venerdì 25 settembre 2020, ore 20.00

domenica 27 settembre 2020, ore 20.00 

Diretta streaming

venerdì 25 settembre 2020 dalle ore 20.00

su operastreaming.com e su teatroregioparma.it (online sino al 25 marzo 2021) 

Prova generale non aperta al pubblico

Per consentire i lavori di completamento del nuovo assetto della Sala

Michele Mariotti sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani torna al Festival Verdi dopo nove anni e dirige per la prima volta Ernani, in programma al XX Festival Verdi venerdì 25 e domenica 27 settembre 2020, ore 20.00, al Teatro Regio di Parma, ove l’opera in forma di concerto è stata spostata per le incerte condizioni meteorologiche.

Interpreti Piero Pretti (Ernani) ed Eleonora Buratto (Elvira) entrambi al debutto nel ruolo e al Festival Verdi. Vladimir Stoyanov (Don Carlo), Roberto Tagliavini (Don Ruy de Silva), Carlotta Vichi (Giovanna), Paolo Antognetti (Don Riccardo), Federico Benetti (Jago). L’opera, come consuetudine del Festival Verdi, sarà eseguita nell’edizione critica a cura di Claudio Gallico, The University of Chicago Press, Chicago e Casa Ricordi, Milano.

Ernani, che manca dal Teatro Regio di Parma da 15 anni, sarà trasmesso in diretta su operastreaming.comvenerdì 25 settembre 2020, dalle ore 20.00, inaugurando il nuovo cartellone del primo portale online gratuito dedicato all’opera lirica in Italia. Il progetto triennale, sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna e realizzato in collaborazione con Edunova e Università di Modena e Reggio Emilia, è nato per divulgare e diffondere la passione per la musica e la bellezza dell’opera lirica, per rendere fruibile a tutti lo spettacolo, soprattutto a chi non può assistervi dal vivo, attraverso una ricca programmazione di trasmissioni video realizzate nei principali teatri ed enti lirici della Regione, territorio di tradizione musicale e di produzione operistica di prestigio internazionale.

Causa maltempo, l’esecuzione dell’opera è stata spostata al Teatro Regio, la cui capienza è stata di recente ampliata a 600 posti totali, disposti in modo conforme alle direttive governative e regionali in materia di tutela della salute pubblica. La nuova assegnazione dei posti sarà effettuata dalla Biglietteria del Teatro Regio cercando di tenere conto della categoria dei posti acquistati per il teatro all’aperto al Parco Ducale. Per la limitata e diminuita capienza della Sala del Regio e per la differenti tipologie di settori tuttavia, non per tutti i posti tale presupposto potrà essere mantenuto, per questa ragione il Teatro confida che il ritrovato piacere di un’imprevista serata all’opera al Regio consenta al pubblico di superare gli eventuali disagi per un posto che non si è potuto scegliere, facendo prevalere la gioia di ritrovarsi per la prima volta nell’abbraccio dei suoi stucchi.

Data la nuova collocazione al Teatro Regio resasi necessaria per le incerte condizioni meteorologiche, il pubblico che non vorrà prendervi parte avrà comunque la possibilità di chiedere il rimborso del biglietto entro il prossimo 10 ottobre.

Per consentire ai tecnici di completare l’annunciato nuovo assetto della Sala del Teatro in tempo per il debutto (con il posizionamento di schermature in policarbonato flessibile nelle sedute alternate occupabili in platea e tra un palco e l’altro e lo smontaggio e riposizionamento delle sedute in galleria), la prevista prova generale di mercoledì 23 settembre 2020 alle ore 20.00 non potrà essere aperta al pubblico. Anche in questo caso gli spettatori potranno richiedere il rimborso del proprio biglietto entro il 10 ottobre esclusivamente presso la biglietteria del Teatro

In entrambi i casi, per la richiesta di rimborso sarà necessario restituire il biglietto originale alla biglietteria, eventualmente inviandolo a mezzo posta, come imposto dalla normativa tributaria.

“Tornare all’opera, in sicurezza, tra le mura del Teatro Regio, – dichiara Anna Maria Meo, Direttrice generale del Teatro Regio di Parma e Direttrice artistica del Festival Verdi – è un altro piccolo passo in direzione di una ritrovata e diversa normalità, che compiamo preparati e secondo tutte le cautele che garantiscano, ben oltre gli obblighi imposti dalle norme a tutela della salute pubblica, un ascolto sereno e gioioso alla comunità del Regio. Tornare a incontrare il nostro pubblico al Regio dopo tanto tempo sarà certamente molto emozionante”.

Dopo aver diretto Simon BoccanegraLa traviataNabuccoRigolettoAttilaUn ballo in mascheraDon CarloI masnadieriI Lombardi alla prima crociataI due FoscariIl trovatoreLa forza del destinoAida, Michele Mariotti debutta in Ernani, felice di vedere realizzato un suo desiderio, in occasione del suo ritorno al Festival Verdi dopo nove anni.

Ernani è l’opera che ho sperato di poter dirigere al Festival Verdi fin dalle prime conversazioni intercorse con il Teatro Regio, nel 2019 – dichiara Michele Mariotti. Questa è l’opera con cui Giuseppe Verdi inizia a scoprire e sperimentare un modo specifico di “scolpire” i suoi personaggi che diverrà suo caratteristico, e che ritroveremo in futuro, ne I due Foscari, ne I masnadieri, in Macbeth. Una tecnica di scavo psicologico e musicale al tempo stesso, attraverso cui delinea i personaggi, tanto nelle scene individuali quanto nei momenti di insieme o nei concertati, su cu sembra porre una sorta di lente d’ingrandimento in grado d’immortalare, si direbbe per sempre, momenti e profili che sono costruiti sulla linea del canto”.

“Del Verdi che mi appassiona, in Ernani ritrovo il ritmo e il taglio teatrale che solo Giuseppe Verdi sa dare alle sue opere. Un ritmo che è anche passo teatrale, con trovate geniali, come se ne trovano anche nel finale secondo della Forza del destino, per esempio, con il coro maschile su cui svetta la voce della sola Vergine degli Angeli, e qui, nell’atto terzo di Ernani, in “O sommo Carlo”, dove la preghiera di Don Carlo, accompagnata dall’arpa e dal coro, si innesta su un settimino vocale. Sono momenti magici”.

“L’edizione critica di Ernani, a cura di Claudio Gallico, fu tra le prime a essere pubblicate nel catalogo delle partiture in edizione critica delle opere di Verdi, spiega Francesco Izzo, Direttore scientifico del Festival Verdi. Scopo precipuo di questa edizione è studiare scrupolosamente le fonti al fine di restituire un testo che rifletta le intenzioni dell’autore, rimuovendo le tracce del tempo, gli interventi arbitrari e gli errori accidentali di censori, copisti, ed editori – un po’ come si fa quando si restaura un’opera pittorica. Nel caso di Ernani, non si tratta di grandi stravolgimenti, ma piuttosto una maggiore dovizia e precisione di dettagli espressivi e segni di articolazione riconducibili a Verdi. Un particolare che potrà incuriosire è l’inizio della celebre aria di Silva nel primo atto, che testimonia lo sdegno del nobiluomo: comunemente si canta “Infelice! e tuo credevi”, ma nell’autografo di Verdi, e quindi nell’edizione critica, si legge chiaramente “e tu credevi”, un testo drammaticamente più forte che, tra l’altro, è più agevole per il cantante, eliminando la doppia vocale”.

“Per giudizio unanime, racconta Giuseppe Martini nelle sue note, Ernani rappresenta la svolta di Verdi dal dramma corale a quello delle passioni private, espresse da una felicità melodica che prende per mano le strutture convenzionali del melodramma e da personaggi animati da sentimenti forti e quasi ancestrali: nascono qui peraltro la caratteristiche del futuro tenore verdiano dolce e patetico e al contempo vigoroso e appassionato, e quelle del baritono “alto”, melodioso e dalla psicologia sfaccettata, che in Carlo trovano un degno e non convenzionale antagonista della figura di Ernani”.

Il pubblico potrà ascoltare Ernani seguendo il libretto dell’opera sul proprio smartphone o tablet, nella versione in francese e nella versione in italiano, utilizzando l’app Lyri Live, che può essere scaricata dal gratuitamente. L’applicazione Lyri è disponibile per i dispositivi Apple, Android e Windows Phone. Si consiglia di scaricare l’applicazione prima di recarsi al Teatro Regio ove, in occasione degli spettacoli del Festival Verdi, sarà comunque disponibile una rete wifi denominata “Lyri”. Tre facili passaggi: 1. Scaricare Lyri sullo smartphone/tablet2. collegarsi alla rete gratuita Wi-Fi “Lyri”; 3. Avviare la app Lyri e inserire le seguenti credenziali: username: opera | password: opera. Il personale di sala sarà a disposizione del pubblico per ogni eventuale necessità.

INFORMAZIONI AL PUBBLICO

I biglietti per gli spettacoli sono nominativi. L’acquisto può essere effettuato alla Biglietteria del Teatro Regio di Parma o sul sito teatroregioparma.it senza alcuna commissione aggiuntiva.

I biglietti acquistati sul sito del Teatro saranno inviati via email all’indirizzo fornito all’atto della prenotazione.

Per poter accedere alla sala sarà necessario stamparli o presentarsi muniti di dispositivo mobile su cui esibire la loro versione digitale, assieme a un documento di identità in corso di validità.

Ricordiamo di presentarsi al Teatro Regio con documento di identità valido e mascherina, senza i quali l’accesso non sarà consentito. La mascherina dovrà essere indossata correttamente coprendo naso e bocca per tutto il tempo dello spettacolo e in ognuno degli spazi del Teatro Regio (foyer, sala, toilette, gran caffè). 

BIGLIETTERIA DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Strada Giuseppe Garibaldi, 16/A 43121 Parma

Tel. +39 0521 203999

biglietteria@teatroregioparma.it

Orari di apertura: dal martedì al sabato ore 11.00-13.00 e 17.00-19.00 e un’ora e mezza precedente lo spettacolo

Modalità di pagamento

Il pagamento presso la biglietteria del Teatro Regio di Parma può essere effettuato con denaro contante in Euro, con assegno circolare non trasferibile intestato a Fondazione Teatro Regio di Parma, con PagoBancomat, con carte di credito Visa, Cartasi, Diners, Mastercard, American Express. 

BIGLIETTERIA ONLINE DEL TEATRO REGIO DI PARMA

I biglietti per tutti gli spettacoli sono disponibili anche su teatroregioparma.it. L’acquisto online non comporta alcuna commissione di servizio. 

PARTNER E SPONSOR

La Stagione 2019-2020 del Teatro Regio di Parma e il Festival Verdi 2020 sono realizzati grazie al contributo di Comune di Parma, Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, Reggio Parma Festival, Regione Emilia-Romagna. Major partner Fondazione Cariparma. Main partners Chiesi, Crédit Agricole. Media partner Mediaset. Main sponsor Iren, Barilla, Parmacotto. Sponsor Opem, Dallara, Unione Parmense degli Industriali. Sostenitori Ares, Dulevo, Mutti, Sicim, Agugiaro&Figna, La Giovane, Parmalat, Grasselli, HLB Analisi, Glove ICT Poliambulatori Dalla Rosa Prati, GHC Garofalo Health Care. Legal counselling Villa&Partners. Con il supporto di “Parma, io ci sto!”. Advisor AGFM. La Stagione Concertistica è realizzata da Società dei Concerti di Parma, con il sostegno di Chiesi, in collaborazione con Casa della musica. ParmaDanza è realizzata con il sostegno di CePIM in collaborazione con ATER Associazione Teatrale dell’Emilia-Romagna e Arci Caos. RegioYoung è realizzato con il sostengo di Paladini Otello Supermercati. Con il contributo di Diocesi di Parma, Comitato per San Francesco del Prato, Istituto Nazionale di Studi Verdiani, Opera Europa, Fondazione Monte Parma, Camera di Commercio di Parma, Ascom e Ascom Confcommercio Parma Fondazione. Il Concorso Voci Verdiane è realizzato in collaborazione con Comune di Busseto, Concorso Internazionale Voci Verdiane Città di Busseto, Verdi l’Italiano. Partner istituzionali La Toscanini, Teatro Comunale di Bologna. Partner artistici Coro del Teatro Regio di Parma, Società dei Concerti di Parma, Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, Barezzi Festival. Tour operator partner Parma Incoming. Radio Ufficiale Radio Monte Carlo. Sostenitori tecnici Novotel, Graphital, Codarini Tuega, Cavalca, IgpDecaux, MacroCoop, Grafiche Step, Milosped, Andromeda’s, De Simoni, Azzali editori, Bip Business integration Partners. La promozione internazionale del Festival Verdi 2020 è realizzata dal Teatro Regio di Parma in collaborazione con Italia – Italian national tourist board, Istituti italiani di cultura, Via Emilia | Emilia Romagna A land with a soul, Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, Emilia-Romagna APT Servizi, Assessorato al Turismo e Commercio del Comune di Parma, con il tour operator partner Parma Incoming. L’immagine esclusiva del Festival è il ritratto di Giuseppe Verdi realizzato a matita da Renato Guttuso negli anni ’60, donato al Teatro Regio di Parma dall’Archivio storico Bocchi e concesso da Fabio Carapezza Guttuso ©Renato Guttuso by SIAE 2020.

Teatro Regio di Parma

venerdì 25, settembre 2020, ore 20.00

domenica 27 settembre 2020, ore 20.00

Durata 2 ore e 50 minuti, compreso un intervallo

ERNANI

In forma di concerto

Dramma lirico in quattro parti su libretto di Francesco Maria Piave

dal dramma Hernani di Victor Hugo

Musica di Giuseppe Verdi

Edizione critica a cura di Claudio Gallico

The University of Chicago Press, Chicago

e Casa Ricordi, Milano

Personaggi

Ernani, il bandito, PIERO PRETTI Don Carlo, re di Spagna, VLADIMIR STOYANOV Don Ruy de Silva, Grande di Spagna, ROBERTO TAGLIAVINI Elvira, sua nipote e fidanzata, ELEONORA BURATTO Giovanna, sua nutrice CARLOTTA VICHI Don Riccardo, scudiero del re PAOLO ANTOGNETTI, Jago, scudiero di Don Ruy FEDERICO BENETTI

Maestro concertatore e direttore

MICHELE MARIOTTI

FILARMONICA ARTURO TOSCANINI

CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Maestro del coro MARTINO FAGGIANI 

NOTE DI DIREZIONE

Michele Mariotti 

Ernani, la quinta opera di Giuseppe Verdi, è un’opera fortemente belcantista. Ma è il titolo con cui Giuseppe Verdi inizia a scoprire e sperimentare un modo specifico di “scolpire” i suoi personaggi che diverrà suo caratteristico, e che ritroveremo in futuro, ne I due Foscari, ne I masnadieri, in Macbeth. Una tecnica di scavo psicologico e musicale al tempo stesso, attraverso cui delinea i personaggi, tanto nelle scene individuali quanto nei momenti di insieme o nei concertati, su cu sembra “calare” dall’alto una sorta di lente d’ingrandimento in grado d’“immortalare”, si direbbe per sempre, momenti e profili che sono costruiti sulla linea del canto.

Del Verdi che mi appassiona, in Ernani ritrovo il ritmo e il taglio teatrale che solo Giuseppe Verdi sa dare alle sue opere. Un ritmo che è anche passo teatrale, con trovate geniali, come se ne trovano anche nel finale secondo della Forza del destino, per esempio, con il coro maschile su cui svetta la voce della sola Vergine degli Angeli, e qui, nell’atto terzo di Ernani, in “O sommo Carlo”, dove la preghiera di Don Carlo, accompagnata dall’arpa e dal coro, si innesta su un settimino vocale. Sono momenti magici.

La vicenda di Ernani, certo, è abbastanza intricata, come lo sono in generale le trame operistiche, ma il suo libretto funziona: nulla fu lasciato al caso, né tanto meno scritto per accontentare chi, come ad esempio Sophie Loewe, la prima interprete di Elvira, pretendeva l’aggiunta di un’aria nel finale; cosa che Verdi si rifiutò di fare, proprio per non interrompere il flusso di un ritmo di cui conosceva bene le tempistiche. Nel libretto di Ernani, il legame tra parola e musica è fortissimo e, sebbene sul piano letterario nulla superi in grandezza i libretti di Boito, in Ernani, come in Masnadieri (in cui il linguaggio è “nudo e crudo”), si comprende l’importanza dell’esecuzione dell’opera nella lingua in cui essa fu pensata e scritta. La ricerca sulla lingua, in Verdi, come quella sulla musica, anche attraverso gli anni di galera, delinea un percorso continuo alla ricerca di una sempre maggiore consapevolezza, tale per cui ogni opera è l’esatta conseguenza della prima e la premessa indispensabile per ciò che viene dopo. Esiste un forte parallelismo tra il passare del tempo e l’evoluzione del suo corpus compositivo.

Il mondo dell’opera di oggi, rispetto a quello in cui Verdi è vissuto, è cambiato in modo negativo per certi aspetti, è diventato molto autoreferenziale, e talvolta si perde di vista quello che dovrebbe essere il motore dominante della messa in scena di un’opera: l’essere al servizio della musica e, tra regista e direttore, condividere una responsabilità, che deve essere comune. È quindi importante tornare a metter al primo posto la coerenza e il rispetto del senso musicale dell’opera, a prescindere dalla scelta registica, che può essere moderna o tradizionale: ci deve essere rispetto del significato della musica, tutto il resto viene di conseguenza. La musica è drammaturgia, perciò se non si capisce il senso della musica, non si capisce il senso dell’opera.

Eugenio Montale scriveva che l’ambientazione ideale per Ernani sarebbe state: “Un telone di cartapesta, un’orchestra discreta ma non sovrabbondante, due o tre artisti capaci di sentire ed esprimere il canto verdiano erano una volta sufficienti a rivelare Verdi a un pubblico degno di ascoltarlo; e ciò avveniva più spesso in teatri di modeste esigenze. Senza dubbio, le antiche esecuzioni erano volgarucce ma rendevano il più e il meglio: l’essenza del canto di Verdi”.

Ma il senso nascosto delle parole di Montale è proprio che, nella discrezione, e non nella superficialità né nell’autoreferenzialità, sta la grandezza della musica di Verdi e il senso di una ogni sua nuova interpretazione. Il nostro compito è quindi di essere al servizio della musica, con l’umile consapevolezza che non ci può essere una sola interpretazione di una stessa opera ma che, viceversa, l’opera non può essere fatta entrare a forza dentro un’idea preconfezionata, pregressa: bisogna ascoltare dove ci porta la musica. Le idee verranno, dall’opera stessa.

L’OPERA IN BREVE

Giuseppe Martini 

Per la stagione di Carnevale 1843-44 la Società proprietaria del Teatro La Fenice, dopo aver sondato la disponibilità di Pacini, Mercadante, Alessandro Nini e Donizetti, si diresse su Verdi come momento principali delle novità operistiche da offrire al pubblico veneziano. A Verdi la richiesta cadde a fagiolo: sia perché intendeva smarcarsi dal ristretto confine milanese a cui lo avevano legato le opere precedenti, in modo da sperimentare nuove strade drammaturgiche; sia per la cifra offerta, che gli veniva comoda per via di certi affari immobiliari che aveva in agenda. Anzi, per far quadrare meglio i conti chiese duemila lire austriache in più rispetto alle diecimila che il Teatro gli aveva offerto, e che il Teatro gli vennero accettate unitamente alla richiesta di avere carta bianca sul cast. Il contratto firmato il 6 giugno 1843 prevedeva l’allestimento di un’opera verdiana non nuova (Verdi scelse I Lombardi alla prima Crociata) e di un’opera nuova, che fu identificata su Ernani dal dramma di Victor Hugo. In questo modo la Fenice diventava il primo teatro in Italia ad assicurarsi un’opera nuova di Verdi fuori da Milano. I Lombardi però non piacquero al pubblico veneziano, per cui tutte le responsabilità dell’operazione ricaddero su Ernani, che peraltro diede anche qualche problema di censura: il presidente del Teatro non voleva saperne su un punto bizzarro, cioè che un corno suonasse dietro le quinte, e a fatica Verdi riuscì a imporre il proprio volere (se ne ricorderà ancora in una celebre lettera ai tempi di Rigoletto, senza riuscire a darsene una spiegazione). Inoltre dovette fronteggiare le pretese del soprano, Sofia Loewe, che a insaputa di Verdi si era fatta preparare un rondò da Piave da sostituire al terzetto del finale ultimo, che non le piaceva. Anche in questo caso, con i modi bruschi ma efficaci che contraddistinguono il periodo degli “anni di galera” (gli stracciò il testo davanti agli occhi), Verdi ebbe la meglio e rintuzzò ogni capriccio della cantante. Ernani debuttò il 9 marzo 1844 con enorme successo nonostante la raucedine del tenore Carlo Guasco e la non impeccabile performance della Loewe, raccogliendo ben tredici chiamate ai cantanti. Da lì in poi invase i teatri italiani diventando una delle opere di maggior successo di Verdi. Su richiesta del basso Ignazio Marini, per una rappresentazione alla Scala di Milano del 3 settembre 1844 Verdi aggiunse all’ingresso del finale primo “Infelice!… e tuo credevi” la cabaletta “Infin che un brando vindice”, rielaborando (con aggiunta di pertichini del coro) quella “Ah! Se il capo mio canuto” inserita, sempre a uso di Marini, in una recita di Oberto data a Barcellona l’1 febbraio 1842, e da quel momento non è mai uscita dalle esecuzioni, anche se Verdi non l’aveva prevista nella versione originaria dell’opera né si è mai espresso per la sua definitiva introduzione anche dopo che Ricordi la stampò negli spartiti. Per il tenore Nicola Ivanoff, grazie alla mediazione di Rossini, scrisse l’aria con cori “Odi il voto, o grande Iddio”, con tanto di cabaletta “Sprezzo la vita né più m’alletta”, in occasione dell’allestimento a Parma del dicembre 1844. Per giudizio unanime, Ernani rappresenta la svolta di Verdi dal dramma corale a quello delle passioni private, espresse da una felicità melodica che prende per mano le strutture convenzionali del melodramma e da personaggi animati da sentimenti forti e quasi ancestrali: nascono qui peraltro la caratteristiche del futuro tenore verdiano dolce e patetico e al contempo vigoroso e appassionato, e quelle del baritono “alto”, melodioso e dalla psicologia sfaccettata, che in Carlo trovano un degno e non convenzionale antagonista della figura di Ernani.

IL LIBRETTO

Giuseppe Martini 

Libero di scegliere un argomento differente rispetto agli standard del gusto scaligero, per l’opera commissionata dalla Fenice a Verdi cominciarono a ronzare molte idee interessanti in testa. Prese ad affascinarlo in quel momento il pensiero di Re Lear, che diventerà una sua ossessione per anni, ma lo scartò (non si sentiva pronto per affrontarlo); pensò a due soggetti di Byron, uno era il Corsaro ma lo scartò perché la Fenice non gli assicurava la presenza del baritono che desiderava per quel ruolo, Giorgio Ronconi; l’altro era I due Foscari, perfetto per Venezia, ma i mugugni degli eredi Barbarigo e Loredan per il modo con cui nel dramma erano dipinti i loro avi spinse il teatro a evitare anche questa ipotesi (Verdi la dirotterà nel novembre 1844 a Roma). Si orientò poi su Caterina Howard da Dumas, ma per la Fenice era vicenda troppo truculenta. Anche un soggetto su Cola di Rienzi da Edward Bulwer-Lytton non ebbe fortuna. Durante questi rovelli ricevette una lettera di un tal Francesco Maria Piave, di Murano, amico del segretario della Fenice Guglielmo Brenna, che gli si proponeva come librettista parlandogli di un possibile libretto dal Cromwell di Scott. Interrotti gli studi seminariali, Piave (1810-1876) coltivava ambizioni letterarie – a Roma divenne socio dell’Accademia dell’Arcadia e conobbe Belli e Jacopo Ferretti – ma a Venezia si arrangiava come correttore di bozze e traduttore, scrivendo qualche poesia e tentando i primi passi nella librettistica. Convinto da Brenna, Verdi accettò la proposta di Piave, che diventerà da quel momento suo fido collaboratore per molte opere, anche grazie al suo carattere accomodante che permetteva a Verdi di imporre le proprie idee anche in sede letteraria. Nell’agosto 1843 il soggetto fu deviato su Allan Cameron (ambientato all’epoca di Carlo II Stuart), che pure aveva già passato la censura, ma alla fine Verdi non ne era convinto, e cominciò a vedere una luce solo quando il presidente della Fenice conte Nani Mocenigo propose Ernani da Hugo. Il dramma, uno dei perni del teatro romantico, era stato al centro di contestazioni nel 1830 per le sue innovazioni drammaturgiche, ma era già stato ridotto a opera nel 1834 da Vincenzo Gabussi e aveva tentato Bellini, che rinunciò per motivi di censura. Piave si mise al lavoro con impegno: inserì ex-novo la scena iniziale, l’aria “Come rugiada al cespite”, i cori delle ancelle e “Si ridesti il Leon di Castiglia”; fuse con abilità nel primo atto i primi due di Hugo; eliminò i nomi dei congiurati; cambiò quello di Doña Josefa in Giovanna e di Doña Sol nel più operistico Elvira; e per il resto, su indicazione di Verdi, si mantenne il più aderente possibile al testo originale di cui, per evitare problemi di censura, eliminò la scena in cui Carlo si nasconde nell’armadio. La severità critica verso Piave librettista è di maniera ma poco centrata: nonostante il lessico marezzato e un poco arcaico (“aborrito amplesso”, “nel penetral più sacro”, “bronzo ignovomo”, “vanni”), ma non alieno da effetti felici (“cribrano i dritti” “Viene il mirto a cangiarmi col cipresso”), il lavoro di Piave risultò adattissimo allo scopo, anche se il grottesco di Hugo viene relegato a pochi tratti). Se il libretto superò indenne la censura veneziana, qualche problema lo ebbe in altri teatri: a Palermo (1845), Catania (1845, 1847) e Odessa (1851) fu alterata la trama (in particolare nella natura libertina di Carlo e nelle circostanze inerenti alla congiura) e il titolo cambiato in Elvira d’Aragona; a Parigi (1846) – pare a séguito delle proteste di Hugo scontento dell’adattamento del proprio dramma – e a Napoli (1847) andò in scena con il titolo Il proscritto ossia Il corsaro di Venezia

Teatro Regio di Parma

strada Giuseppe Garibaldi, 16/A

43121 Parma – Italia

Tel. +39 (0)521 203911
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