Dosonliri: “Iena”, un rock diretto che trasforma l’emarginazione in identità

Iena” è il nuovo singolo dei Dosonliri e si impone come uno dei brani più rapidi e frontali del loro percorso. La band laziale sceglie di non attenuare l’impatto sonoro, costruendo la traccia su un riff ossessivo che diventa l’asse portante dell’intera composizione. Fin dai primi secondi è chiaro l’intento: niente introduzioni diluite, ma un ingresso immediato in un territorio ruvido, compatto, coerente con il loro retroterra alternative e con un’attitudine dichiaratamente punk.

L’idea centrale ruota attorno alla figura della iena, animale spesso associato a un immaginario negativo. I Dosonliri ne ribaltano la prospettiva e ne fanno il simbolo di chi resta ai margini, di chi non possiede la regalità del leone o il fascino della pantera, ma continua a sopravvivere con ostinazione. Il verso “puoi chiamarmi Iena” diventa una presa di posizione identitaria: non una giustificazione, ma un’affermazione. In questo passaggio si concentra il senso del brano, che trasforma la marginalità in consapevolezza.

Dal punto di vista strutturale, “Iena” è essenziale. La durata contenuta e l’assenza di divagazioni rafforzano l’efficacia del messaggio. La sezione ritmica sostiene con precisione la tensione della chitarra, mentre la linea vocale mantiene un equilibrio tra aggressività e controllo. Non ci sono eccessi tecnici né compiacimenti: la scelta è quella di privilegiare l’impatto e la chiarezza espressiva. La produzione valorizza questo approccio mantenendo il suono compatto e leggermente sporco, senza sacrificare intelligibilità.

Il testo insiste sull’immagine del sorriso come maschera. La iena è ricordata per il suo ghigno permanente, ma dietro quell’espressione si nasconde una strategia di difesa. È un tema che attraversa l’intero brano: la protezione, il branco, la notte come spazio di sopravvivenza. La scrittura evita metafore ridondanti e mantiene un linguaggio diretto, coerente con la scelta sonora. Questa coesione tra parole e musica è uno dei punti di forza del singolo.

Un accenno merita anche il videoclip, che amplia l’immaginario del brano attraverso una narrazione visiva attenta ai dettagli e alle atmosfere. Tuttavia è la canzone, prima ancora delle immagini, a reggere il peso dell’operazione.

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