“Despero” di Gianluca Morozzi: il romanzo che riflette sul successo e sull’identità artistica

“Despero” non è soltanto un romanzo d’esordio, ma un vero punto di partenza. Nel libro, Gianluca Morozzi intreccia elementi autobiografici e costruzione narrativa, dando forma a una storia che convince proprio per la sua autenticità, imperfetta ma sincera.
La band diventa il simbolo di un percorso artistico fragile e incerto, fatto di tentativi, errori e intuizioni. I personaggi non cercano risposte definitive, ma si muovono dentro un presente segnato da precarietà e disillusione.

La nuova edizione di Fernandel Editore aggiunge inoltre una riflessione metanarrativa significativa: attraverso i testi inediti, l’autore racconta il processo di scrittura e le difficoltà legate all’esordio. Ne emerge un romanzo che non parla soltanto di musica e identità generazionale, ma anche del bisogno di scrivere e trovare una voce propria.

Il successo dei Despero nasce quasi per caso: è una critica al sistema musicale?
Non tanto una critica, quanto un’osservazione: quante band o cantanti di nicchia abbiamo visto conquistarsi un vasto pubblico con una canzone non troppo rappresentativa del proprio stile, del proprio mondo, della propria storia? Ne dico una: More than words. Ne dico un’altra: Tubthumping.
Quando succede, i fan della prima ora vedono arrivare sotto il palco quelli che nel mondo del calcio si chiamano “gli occasionali”, e restano spesso spiazzati. Come capita ai fan della prima ora dei Despero dopo il successo dell’orrida Crepuscolo.

Quanto è fragile l’identità di una band quando arriva il successo improvviso?
Una band è composta di personalità diverse, che possono spezzarsi o fondersi quando arriva qualcosa di clamoroso e inaspettato. Dipende molto dalla presenza di un leader, di più leader, di personalità trascinanti…
Nei Despero Kabra e Zanna vogliono cose molto diverse e soprattutto le vogliono in modo diverso, e questo farà crollare tutto, a un certo punto.

Kabra sembra perdere qualcosa nel momento in cui ottiene visibilità: cosa si rompe davvero?
Kabra non è un loser per vocazione, non ha nulla in contrario a far suonare i Despero negli stadi dopo un decennio di palchi minuscoli: solo, vuole che questo accada a modo suo. Con la musica che lo rappresenta: con Brucia, non certo con Crepuscolo. Venir identificato come l’autore di Crepuscolo lo uccide, lo umilia. Anche se ha scritto lui musica e parole. Pensa “con tutte le canzoni belle che ho scritto, proprio questa..”

Il successo nel romanzo è raccontato più come occasione o come trappola?
Dipende da chi racconta la storia tra Kabra e Zanna. Il romanzo è in prima persona, tutto è filtrato dalla sensibilità e dalle aspettative del primo, e per lui, per come ragiona, ottenere il successo con una ballata sciropposa e non rappresentativa è una trappola mortale. Anche perché, tornando al calcio, i tifosi occasionali sbucano fuori se la squadra di solito perdente d’un tratto inizia a vincere, ma se tornano le sconfitte poi sugli spalti non si vedono più.
Come capita ai fan temporanei dei Despero.

C’è una differenza tra riconoscimento artistico e successo commerciale nel libro?
Il libro è stato scritto nel 2001, quando ancora tagliavo un po’ più le cose con l’accetta, e soprattutto lo faceva Kabra, che era un purista totale. Esistono mille casi di dischi bellissimi che giustamente vendono tantissimo, altrettanti di dischi stupendi che vendono assai poco, e purtroppo parecchi di dischi orrendi di enorme e inspiegabile successo…
Ai tempi dell’uscita, ha venduto di più Velvet Underground & Nico o l’esordio delle Spice Girls?

Il gruppo riesce davvero a “sopravvivere” alla notorietà?
I Despero ci riescono, ma dipende cosa intendiamo con “I Despero”. Chi ha letto i miei romanzi successivi li ha visti apparire spesso, anche in tempi recenti. Poi ci sarà sempre chi dirà “i veri Despero erano quelli con Zanna”, “i veri Despero erano quelli col Magico”, magari anche “i veri Despero erano quelli con Tommy Gun…”
Perché, non avete mai sentito dire cose tipo: “i veri Rolling Stones erano quelli con Brian Jones?” “I veri Nomadi erano quelli con Augusto?”…
E dei Genesis nemmeno parlo!.

Quanto conta l’ironia nella rappresentazione dello star system?
Come si dice: il comico è solo il tragico visto di spalle. Lo star system visto di spalle sa far molto ridere, per quanto si prende sul serio e si basa su fondamenta fragilissime.

Oggi pensa che quel tipo di successo sarebbe ancora possibile?
Beh, ai giorni nostri abbiamo visto un pezzo di Kate Bush decisamente antico diventare famoso grazie a Stranger Things, Let Down dei Radiohead tornare in auge tramite TikTok…seguirebbe qualche strano percorso, il successo dei Despero.