Conoscenza e ricerca della verità – seconda ed ultima parte

Premesso che non esiste uomo intelligente e preparato che non si sia posto il problema del paranormale nelle sue varie manifestazioni (preveggenza, bilocazione, psicometria, xenoglossia,…) occorre prendere atto che di fatto coesistono due tipi di culture: una ufficiale, che tende a ripudiare tutti gli aspetti enigmatici della realtà, una popolare, che in qualche modo si attiene ai fatti così come percepiti nella vita quotidiana. E’ credibile che questi ultimi siano tutte fantasie di sprovveduti o trucchi da illusionisti? Perché tanta diffidenza da parte degli ambienti scientifici?

Sono necessarie due considerazioni

La prima è legata alla gran varietà di motivazioni economiche e psicologiche che spingono tanti disonesti a simulazioni più o meno ingegnose che hanno come unico scopo quello di carpire la buona fede del prossimo per ottenere vantaggi personali. Esiste dunque molto spesso un interesse diretto alla contraffazione che squalifica la stragrande maggioranza dei casi segnalati. Ciononostante, per quanto piccola, la percentuale di eventi indiscutibilmente genuini è sufficiente per pretendere l’attenzione degli investigatori. Negare certi tipi di fenomeni in blocco, prendendo a pretesto la dubbia autenticità di parte di essi, rivela la tendenza a rifiutare tutto ciò che non è inquadrabile nella rappresentazione che ci siamo fatta dell’universo: è, in ultima analisi, una manifestazione dell’eterno terrore che l’uomo prova verso l’ignoto. Non è questo l’insegnamento massonico. Chi giustifica questo atteggiamento invocando la “dea Ragione” non si rende conto di negare la vera razionalità, che consiste nella coscienza dei propri limiti e di quelli della scienza: il vero massone “sa di non sapere”.

La seconda considerazione riguarda la metodologia della ricerca scientifica.
Dai tempi di Cartesio e Galileo siamo stati abituati a studiare il mondo che ci circonda attraverso il rapporto tra causa ed effetto. Prima si fanno cadere ripetutamente dei corpi dalla torre di Pisa e si misurano i tempi di caduta, poi si tenta di capire il fenomeno enucleandone gli aspetti costanti e magari rappresentandoli con formule matematiche. Oppure si fa oscillare il lampadario della cattedrale per misurare tempi ed ampiezze del movimento onde arrivare prima a capire e poi ad esprimere le leggi di oscillazione del pendolo. Questa metodologia, ancor oggi dominante, ha un serio limite: presuppone che lo studioso possa riprodurre “ad libitum” l’evento oggetto di studio ovvero che disponga di una serie di casi non solo numerosi ma anche omogenei nel rapporto tra causa ed effetto.
Purtroppo questo non è sempre possibile, talvolta perché ignoriamo del tutto la meccanica dell’evento e le condizioni necessarie per provocarlo, talvolta perché non sappiamo nemmeno se, come e quando si manifesterà. Si pensi al metodo galileano applicato ai fulmini nell’antica Roma, quando l’elettricità era praticamente sconosciuta, o ai terremoti e alla deriva dei continenti quando ancora si discuteva se la Terra fosse piatta.

Se applicassimo i suddetti principi sistematicamente ci troveremmo spesso in serio imbarazzo. Ad esempio: il raggio di luce che colpisce il nostro occhio è un fatto fisico ed altrettanto concreto e misurabile è l’impulso nervoso che parte dalla retina per raggiungere il cervello. Ma a questo punto avviene un fatto inesplicabile, che non siamo in grado di capire e tanto meno di riprodurre: il flusso di energie si trasforma in immagine mentale e l’evento fisico si trasforma in fatto psichico cosciente. E’ evidente che di quella fantastica struttura rappresentata dal nostro cervello non solo sappiamo molto poco ma, almeno attualmente, non riusciamo  nemmeno ad imitarne i vari rapporti causa-effetto: eppure nessuno osa dubitare del fenomeno classificandolo come paranormale. Ed ancora un altro esempio. E’ noto in medicina l’effetto placebo. Se un paziente è convinto di aver assunto un medicinale adeguato, nonostante gli sia stata somministrata semplice acqua, il suo organismo reagisce positivamente al male con risultati evidenti e misurabili. Come dire che la forza del pensiero si è tradotta in evento fisico, concreto, che gli scienziati non si sono mai azzardati a definire paranormale.

Un uomo bendato riconosce al tatto forme e temperatura di un oggetto che gli venisse posto tra le mani. Ci sono persone che nelle stesse condizioni riescono a percepire informazioni aggiuntive (il colore dell’oggetto, la sua “storia”, il suo proprietario…); è come se il loro cervello estendesse le normali capacità. Si dubita di queste facoltà e le si classificano come paranormali. Eppure si accetta come normale il fatto che, ponendo un complicato problema ad un gruppo di individui solo i più dotati forniscono una soluzione, dimostrando potenzialità superiori alla massa: in questo caso alcuni cervelli rivelano capacità più estese ma non per questo la creatività e la genialità vengono messe in dubbio perché paranormali.

E che dire di quei comitati “scientifici” (alla Piero Angela per intenderci) che pretendono di dimostrare l’inesistenza del paranormale? Si promettono premi in danaro a chi riuscisse a reiterare un po’ di questi fenomeni in presenza di una commissione e in un laboratorio attrezzato per sbandierare poi che nessuno ha superato la prova. Ma se poi, in analogo contesto, non si trova nessuno in grado di riprodurre a comando il fulmine, o il sogno o il colpo di genio, si guardano bene dal proclamare che i suddetti fenomeni non esistono. E, messa in questi termini, anche i santi che talvolta ci regalano qualche miracolo avrebbero serie difficoltà a superare i test di Piero Angela!

Più in generale appare evidente, prima di emettere giudizi avventati, la necessità di ampliare le nostre conoscenze. E per ribadire quanto queste siano limitate occorre aggiungere che noi non abbiamo percezione consapevole del nostro vero essere, di ciò che siamo realmente. Esistono in ciascun individuo capacità latenti ed ignorate che possono essere mobilitate solo in particolari stati di coscienza (in genere subliminali: ipnosi, sogno, emergenze…) e poiché di norma una visione positiva della realtà produce effetti positivi, piace pensare che queste facoltà latenti non siano espressione di doti ataviche perdute ma manifestazioni occasionali di una progressione naturale dell’uomo verso stadi evolutivi superiori: anche questo sarebbe in linea con la costruzione di quel Tempio che è in ciascuno di noi e che si ispira alla perfezione divina.

Quanto ai fenomeni paranormali lo stato attuale delle nostre conoscenze ci consente solo di azzardare ipotesi. Ad esempio molti dei suddetti fenomeni troverebbero una spiegazione se pensassimo di essere immersi in una sorta di “coscienza cosmica”, un continuum di natura psichica che non riusciamo a percepire con i tradizionali cinque sensi. L’esempio cui possiamo ricorrere è quello dei pesci, immersi in un oceano di acqua che non vedono e di cui non riescono nemmeno a percepirne l’importanza. In questa ottica non è vero che il passato non esiste più e che il futuro non esiste ancora: tutto vive nel presente ed è, in particolari condizioni, leggibile: cosa che renderebbe spiegabili fenomeni come la psicometria e la preveggenza. Anche in questo caso può essere utile un esempio. Lo spettatore che, sull’angolo della strada, vede sfilare una lunga processione distingue tra la testa del corteo, che è il passato, il presente che ha dinanzi agli occhi, il futuro rappresentato da quanti sfileranno tra poco. Il poliziotto che dall’elicottero segue la manifestazione vede l’intero corteo in un solo colpo d’occhio: per lui è tutto presente.

Le considerazioni fin qui esposte, per quanto fin troppo sintetiche, ci portano a concludere che la scienza “ufficiale”ci ha spiegato finora solo una parte del mondo che ci circonda. D’altra parte se è chiaro che conviviamo con forze e realtà di cui sappiamo ancora troppo poco è altrettanto chiaro che il buon senso raccomanda di non avventurarsi in territori sconosciuti se non opportunamente equipaggiati.

E’ bene a questo punto riassumere i punti salienti del ragionamento fin qui condotto:

1) la ricerca  della verità, il desiderio di conoscenza sono elementi caratteristici della Massoneria; le scienze, studiando le leggi che regolano noi ed il nostro mondo, contribuiscono ad avvicinarci gradualmente alla verità anche se la metodologia “ufficiale” non è sempre la più adeguata per alcune tipologie di fenomeni;
2)  la Massoneria incoraggia la libera ricerca e diffida delle verità assolute che ne limitano il campo d’azione; in particolare la tradizione massonica comprende anche settori volutamente trascurati dalle cosiddette “scienze esatte”;
3)  siamo parte di un mondo che comprende forze e fenomeni che non sappiamo ancora “leggere”: non possiamo arrivare alla verità ignorandoli; solo una paziente ricerca, libera da preconcetti, ci consentirà di conoscere meglio i poteri inesplicati dell’ uomo e della natura;
4) la consapevolezza di una realtà a noi ignota non deve spingerci ad esplorazioni avventate: occorre una preparazione adeguata, come quella trasmissibile dai Maestri delle società iniziatiche per non  rivivere la favola dell’ apprendista stregone.

Agli elementi di riflessione fin qui stimolati si aggiunga ancora una volta, come monito, l’antico adagio che, più che di umiltà, è esempio di saggezza: “So di non sapere”.