Conoscenza e ricerca della verità – parte prima

Uno dei tratti distintivi della tradizione massonica è rappresentato dal desiderio di conoscenza. La ricerca del perche delle cose, a cominciare dalle più impegnative questioni esistenziali (chi siamo, dove andiamo…), non è altro che una forma di ricerca della Verità alimentata dalla fame di sapere, di comprendere la realtà di cui facciamo parte. Il “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza…” esprime poeticamente l’impegno richiesto a ciascun iniziato di lavorare per migliorare se stesso e la società civile attraverso i valori etici di riferimento, i comportamenti, il progressivo avvicinamento alla Verità.

Sin dai primordi l’uomo ha tentato di capire il senso della vita e del mondo che lo circondava, quali leggi condizionavano la sua esistenza, quali erano i suoi limiti e le sue potenzialità. Non a caso la filosofia greca aveva riassunto questa ansia in una formula che era al tempo stesso una domanda ed un obiettivo: conosci te stesso.

Col tempo si svilupparono discipline specializzate nei diversi settori di indagine che vennero definite scienze (fisica, chimica, astronomia, medicina, filosofia…) ed ognuna di queste accumulò esperienze ed informazioni che nel loro insieme ci hanno consentito non solo di vivere meglio ma soprattutto di agire con maggiore consapevolezza; questo meccanismo di tesaurizzazione del sapere è alla base del nostro processo evolutivo e lo abbiamo chiamato progresso.

I risultati ottenuti, corroborati da un’impressionante accelerazione nell’acquisire nuove conoscenze, hanno creato nei più la convinzione che “le magnifiche sorti e progressive” del genere umano saranno certamente assicurate dalle scienze, sempre che qualche novello apprendista stregone non provochi nel frattempo disastri irrimediabili. Nel qual caso, è bene sottolinearlo, non cambierebbe lo scenario: nel senso che, come nel gioco dell’oca, pur ripartendo dall’inizio, ritorneremmo prima o poi nella stessa casella.

Più che su questa affascinante teoria della ciclicità della storia è opportuno focalizzare la nostra attenzione sulla incondizionata fiducia riposta nelle cosiddette scienze “esatte”, atteggiamento che merita qualche puntualizzazione a causa della diffusa tendenza ad attribuire a queste, e solo a queste, la capacità di distinguere il vero dal falso e quindi il potere di avvicinarci alla verità alimentando la conoscenza.

Il quesito che si pone ancor oggi alla nostra attenzione è sempre lo stesso: il mondo dei sogni, il mondo del dopo-morte, il mondo a cui attinge il monaco tibetano che riesce ad isolarsi dalla realtà ed a levitare, il mondo di cui parlano i profeti sono lo stesso mondo o sono mondi diversi? E coloro che vedono nel futuro o nel passato, i telepatici, i rabdomanti e quant’altri dotati di poteri particolari, sono uomini che entrano in contatto con qualcuno di questi mondi o si avvalgono solo di doti personali, di energie individuali che la massa non sa o non può utilizzare? Più in generale, esistono forze esterne all’individuo, intese come entità intelligenti ed autonome, di cui l’uomo deve tener conto, ovvero cui l’uomo può fare ricorso? Se si, come, con quali risultati, con quali conseguenze?

Ricordiamo intanto che la tradizione massonica ha insegnato a diffidare di coloro che si dichiarano portatori di verità assolute ed a valutare obiettivamente tutti i tasselli che contribuiscono a consolidare un’opinione. Inoltre, nel tramandare alcune conoscenze “da bocca a  orecchio” ha spesso raccomandato di non sottovalutare la ritualità di gesti e cerimonie che sono certamente forma e tradizione ma che possono divenire anche sostanza, effetto concreto. Ci riferiamo in particolare ad alcuni aspetti dell’esoterismo massonico che contengono elementi che richiamano il paranormale del mondo profano come, ad esempio, la catena d’unione, l’iniziazione, la bruciatura tra le colonne.

E’ una storia antica. Gli Egizi ritenevano che le loro formule potessero concretizzarsi in eventi, ovvero che pensieri, parole e gesti potessero influenzare la realtà fisica. I Romani erano convinti che iniziare l’appello dei legionari da un nome o da un soldato fortunato indirizzasse positivamente la battaglia. Ed è nota l’attenzione agli aspetti esoterici da loro posta nella fondazione di una città o nell’avvio di una nuova impresa. E gli esempi potrebbero continuare numerosi attraverso i secoli e le civiltà fino ai tempi attuali. I più sorridono di questi atteggiamenti, classificandoli sbrigativamente come forme di superstizione, e magari sono gli stessi che sostengono che una preghiera recitata con fede possa meritare l’intervento divino e realizzare un miracolo: cosa che non è poi molto diversa dalle tesi dei sacerdoti egizi o romani.

Premesso che non esiste uomo intelligente e preparato che non si sia posto il problema del paranormale nelle sue varie manifestazioni (preveggenza, bilocazione, psicometria, xenoglossia,…) occorre prendere atto che di fatto coesistono due tipi di culture: una ufficiale, che tende a ripudiare tutti gli aspetti enigmatici della realtà, una popolare, che in qualche modo si attiene ai fatti così come percepiti nella vita quotidiana. E’ credibile che questi ultimi siano tutte fantasie di sprovveduti o trucchi da illusionisti? Perche tanta diffidenza da parte degli ambienti scientifici?

Sono necessarie due considerazioni……