“Chi dice Donna…” è un progetto letterario che si muove con equilibrio tra analisi psicologica e narrazione, costruendo un percorso che ruota attorno alla figura di Eugenio, uomo intrappolato in una dimensione emotiva sospesa. L’immagine del “tapis roulant” su cui la sua vita scorre senza reale controllo restituisce immediatamente il senso di una passività radicata, quasi strutturale, che diventa il fulcro dell’intera narrazione. La scrittura di Stefano Fiore si distingue per una chiarezza che non rinuncia alla profondità, mantenendo un tono accessibile ma mai semplificato. Il romanzo affronta temi complessi come la sessualità, l’identità e le dinamiche relazionali senza mai appesantire il ritmo, riuscendo anzi a inserire elementi ironici che alleggeriscono il carico emotivo. La “congiura” femminile che coinvolge la moglie, la sessuologa e l’amante rappresenta uno dei passaggi più interessanti, non solo per la sua costruzione narrativa ma anche per il valore simbolico che assume nel percorso di Eugenio. La frase “non è necessario ‘guarire’ o ‘essere normali’ per essere felici” sintetizza con efficacia il cuore del libro, spostando l’attenzione dalla ricerca di una normalità astratta a una più concreta idea di adattamento. In alcuni momenti, tuttavia, la ripetizione di certe dinamiche interiori del protagonista tende a rallentare leggermente la progressione narrativa, dando la sensazione di un ritorno su concetti già esplorati. Non è un limite strutturale, ma un piccolo rallentamento che emerge nella parte centrale. Il confronto con autori come Philip Roth o Milan Kundera può affiorare in modo leggero, soprattutto per la capacità di mescolare introspezione e ironia. Il romanzo mantiene sempre una sua identità precisa, senza mai diventare derivativo. L’elemento più riuscito resta la capacità di far convivere il disagio con una certa leggerezza, evitando toni eccessivamente drammatici. Il risultato è un testo che invita alla riflessione senza mai imporla, lasciando spazio al lettore. Rimane la sensazione di aver attraversato un percorso umano autentico, con tutte le sue contraddizioni e imperfezioni.
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