Cesare deve morire, la proiezione per il sesto appuntamento con Immagini dal Sud del Mondo Arci Solidarieta’  Viterbo e AUCS

Cesare deve morire, la proiezione per il sesto appuntamento con Immagini dal Sud del Mondo Arci Solidarieta’ Viterbo e AUCS

Cesare deve morire, la proiezione per il sesto appuntamento con Immagini dal Sud del Mondo Arci Solidarieta&’  Viterbo e AUCS – Il 24 e il 25 maggio la rassegna cinematografica Immagini dal sud del mondo si sposta, alle ore 15, nell’istituto penitenziario viterbese con la proiezione di Cesare deve morire, un film ambientato nel carcere romano di Rebibbia, La proiezione del 24 sarà dedicata esclusivamente al pubblico detenuto presso l’istituto penitenziario, mentre la proiezione del 25 maggio sarà aperta al pubblico esterno che nel corso del mese ha effettuato la prenotazione.

 

 

La scelta di proiettare il film nella sala teatro del carcere rappresenta il tentativo di rendere visibile la presenza di un istituto penitenziario invisibile agli occhi della città, un istituto dove vivono 700 persone detenute alle quali il percorso detentivo dovrebbe offrire l’occasione di reintegrarsi nel contesto sociale. Arci Solidarietà Viterbo, attiva dal 2005 in carcere con sportelli informativi, mediazione culturale, laboratori teatrali e attività formative, intende valorizzare il ruolo di ponte tra carcere e comunità che eventi culturali possono generare, utilizzando la sala teatro del carcere come luogo della città dove fare cultura.

 

 

Orso d’oro a Berlino, il film ha ricevuto i riconoscimenti principali all’edizione 2012 dei David di Donatello.

 

 

Girato totalmente in carcere, nella sezione Alta Sicurezza di Rebibbia, Cesare deve morire è un’opera insolita, capace di sconvolgere profondamente, nata con la speranza di far comprendere al pubblico la realtà del carcere. In esso il racconto della vita quotidiana si fonda con la trama shakespeariana. A Rebibbia, infatti, la compagnia teatrale di detenuti è chiamata ad adattare e reinterpretare il “Giulio Cesare”. È nel corso della lavorazione, nei momenti salienti della produzione, che gli attori scoprono la fragilità del muro che separa realtà e rappresentazione. Dentro e fuori dal palcoscenico gli uomini lasciano emergere ricordi, memorie dolorose, rancori. È così che il loro vissuto entra di prepotenza nel dramma, interferisce con la recitazione, la rende altissima e straordinariamente coinvolgente. Cesare deve morire è un film che nasce dalla necessità, affermano i Taviani, “di dare voce a un gruppo di uomini con un passato, lontano o recente, di colpe e delitti, di valori offesi, di rapporti umani spezzati (…). Abbiamo voluto seguirli nei loro giorni e nelle loro notti troppo lunghe. Abbiamo voluto che il nostro comune lavoro si svolgesse nelle loro celle, dove si vive anche in cinque, nei corridoi, nei cubicoli dell’ora d’aria, nell’attesa di colloqui difficili”.

 

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