“Certe cose oscure”, il romanzo di Elisa Capra sull’ambivalenza dell’amore: gioia e dolore insieme

È uscito in libreria il romanzo d’esordio della giovanissima scrittrice Elisa Capra. Classe 1994, il suo primo romanzo “Certe cose oscure”, pubblicato dalla casa editrice romana Albatros, è una storia che narra l’amore nella sua forma più conosciuta e raccontata, eppure, nel farlo, Capra tesse un intreccio originale: un intreccio fatto di luci e ombre, dove le voci dei personaggi, principali e secondari, si affollano in un crescendo di tensione che porta il lettore a chiedersi, fin dalle primissime pagine, che cosa accadrà tra i due amanti protagonisti.

A partire dalla lettura della prefazione del volume, affidata alla penna della scrittrice Barbara Alberti, “Certe cose oscure” di Elisa Capra si dichiara essere qualcosa di più della mera narrativa concepita per l’intrattenimento del lettore.

È chiaro che nel sottotesto si nascondano messaggi e intenti che vanno al di là della narrazione: che cosa è per noi l’amore e quanto possiamo resistergli prima di doverci, volenti o nolenti, abbandonare a esso? Qual è la forza e il motore di questo sentimento?

Barbara Alberti apre l’opera ribadendo l’importanza della letteratura all’interno della società, e ripercorrendo l’attento lavoro di scoperta portato avanti dall’editore all’interno della collana Nuove Voci, collana dedicata agli scrittori e le scrittrici emergenti che ancora non hanno avuto modo di affermare la propria voce e le proprie storie.

Anche la dedica con cui si apre il romanzo di Elisa Capra, rivolta al marito della scrittrice, “luce che rischiara il buio”, in contrapposizione con l’oscurità delle cose del titolo dell’opera, lascia presagire il tema del romanzo: l’amore, ma soprattutto la necessità naturale di trovare la forza e il supporto nella persona amata, come due facce della stessa medaglia. L’amore inteso come sentimento indispensabile, una specie di ikigai della cultura orientale, ovverosia ciò verso cui naturalmente tendiamo.

“Certe cose oscure”, infatti, è una storia sulla salvezza, l’incontro di due anime tormentate, ognuna impegnata a tenere segreti i propri fantasmi, i suoi tormenti.

Salvezza è anche quella che esordisce dall’incontro di due singolari protagonisti: Leone e Silvia. Leone è il primo a venir presentato, un ragazzo di ventidue anni appena compiuti, reduce di una pena carceraria di due anni, con gli occhi grigi come il cielo in certe giornate d’autunno, definito un “soggetto problematico” per la sua irascibilità, spesso trasferito nelle celle d’isolamento totale per una aggressività incontrollabile. Dopo due anni, Leone Cortese è pronto per essere rilasciato. Eppure, dietro il suo carattere intransigente e una corazza con cui nasconde la sua reale essenza, Leone lascia sin da subito intendere al lettore di essere “diverso”, a partire anche da quel libro che porta con sé – una vecchia edizione del Grande Gatsby – che gli ha donato Don Giulio, il prete che tutte le settimane fa visita ai detenuti.

Subito dopo c’è Silvia Esposito, che ha una vita totalmente diversa da Leone. Sorella minore di Nicholas, figlia di uno dei migliori avvocati della zona, Silvia ha avuto la fortuna di avere accanto a sé una madre che ha lasciato tutto per dedicare la propria esistenza ai figli e alla famiglia. Una madre severa, sensibile all’occorrenza, ma tremendamente inchiodata alle sue convinzioni di ricchezza e benestare.

Il primo incontro tra i protagonisti di “Certe cose oscure” avviene quasi subito, quando lui la investe e la fa finire sulla strada, a gambe all’aria con i vestiti malmessi.

Eppure, quello sarà solo l’inizio di una serie di incontri che porteranno i due a convincersi, giorno dopo giorno, di essere l’uno destinata all’altra e viceversa. Che il perpetuarsi dei loro incontri sia ben più di una mera coincidenza. Infatti, qualche sera dopo quell’ambiguo incontro, presso il ristorante in cui da dieci anni la famiglia Esposito si riunisce settimanalmente, Silvia e Leone saranno di nuovo obbligati a guardarsi in faccia, stavolta nascosti nell’intimità di un bagno pubblico, per potersi isolare dalla comitiva che li aspetta al tavolo del ristorante.

La storia protagonista di “Certe cose oscure” è una storia d’amore, ma al contempo Capra racconta di un amore impossibile, per certi versi “tossico”.

“Certe cose oscure” si spinge oltre la dimensione di un amore ritenuta accettabile, perché sia Silvia che Leone, alle prese con il proprio passato e con i loro tormenti, saranno sì in grado di farsi del bene, ma anche del male, come due anime impaurite dal confronto, bloccate dalla paura di aprirsi all’altro, di fidarsi fino in fondo. L’amore concepito come qualcosa che non possa essere del tutto separato dal concetto di sofferenza.

Perciò il messaggio di Capra appare più forte che mai: tutto il bene, per essere considerato tale, non può che reggersi sul presupposto dell’esistenza del suo opposto: il male.