Nel nuovo singolo “Riparare”, Campi intreccia forza e delicatezza in un racconto che parla di legami, fragilità e resistenza emotiva. In un tempo che tende a sostituire e dimenticare, l’artista sceglie di celebrare la cura come gesto rivoluzionario, invitando a custodire ciò che conta invece di abbandonarlo.
Nell’intervista per Oltre Le Colonne, Campi ripercorre il suo cammino artistico e umano, tra sfide, rinascite e nuove consapevolezze. “Riparare” diventa così il simbolo di una maturità musicale che nasce dal coraggio di rimettersi in gioco e di dare valore alle piccole cose che resistono nel tempo.
Come è iniziata la tua avventura nel mondo della musica?
La musica è sempre stata una parte fondamentale della mia vita, fin da quando ero bambino, immerso nell’ambiente musicale di casa grazie a mio padre. Ho iniziato a scrivere canzoni in cameretta, sperimentando con le parole e le melodie, cercando di raccontare ciò che sentivo davvero. Pian piano ho capito che la musica non era solo un passatempo, ma il modo più autentico che avevo per esprimere le mie emozioni e raccontare storie, e da lì è nata la decisione di trasformarla in un percorso serio.
C’è stato un momento decisivo in cui hai detto “questa è la mia strada”?
Credo che il momento decisivo sia stato la prima volta che ho cantato dal vivo davanti a un pubblico. Ho sentito una connessione immediata e potente con le persone: la possibilità di comunicare emozioni, piccoli gesti e dettagli della vita quotidiana attraverso la musica è stata travolgente. Quell’esperienza mi ha fatto capire che questa era davvero la mia strada, e che volevo continuare a costruire il mio percorso artistico con autenticità e dedizione.
Come hai superato le sfide che hai incontrato e cosa hai imparato da esse?
Ci sono stati momenti molto duri, come il trasferimento a Milano per fare musica, seguito dal periodo del Covid e dallo scioglimento del contratto con i miei editori. Sono tornato a Bologna e ho ricominciato da capo, trovando musicisti, collaboratori e amici fondamentali per il mio percorso. Ho imparato che questo mondo è una giostra fatta di momenti difficili alternati a esperienze incredibili, e che ogni ostacolo può insegnarti qualcosa. Impari a goderti le gioie e le soddisfazioni, accettare e superare le difficoltà, e soprattutto a dare valore a ciò che resta, come i legami, le persone e la musica stessa.
Come hai visto evolvere il tuo stile musicale e artistico nel corso degli anni?
Il mio stile si è evoluto diventando più personale e maturo, con un equilibrio tra delicatezza e forza, tra intimità e dinamica. Le esperienze di vita e i live, anche quelli più difficili o improvvisati, mi hanno insegnato a modulare l’energia, a calibrare le emozioni e a raccontare dettagli con autenticità. In “Riparare”, per esempio, ho cercato di trasformare la fragilità in forza, raccontando gesti piccoli ma preziosi che custodiscono legami e ricordi, e dando alla musica la capacità di crescere e sorprendere insieme al testo.
Quali consigli daresti a chi sta iniziando la sua carriera artistica?
Direi di fidarsi del proprio sentire e di non avere fretta di arrivare. È fondamentale coltivare l’autenticità, circondarsi di persone che condividono la stessa passione e costruire collaborazioni solide. Ogni esperienza, anche quelle più difficili o apparentemente insignificanti, diventa un tassello fondamentale del percorso. Bisogna imparare a godersi le piccole gioie, accettare le difficoltà e trarne insegnamenti, senza perdere di vista ciò che davvero conta.
C’è un messaggio o un’emozione che speri di trasmettere attraverso questo singolo?
“Riparare” è una canzone che parla di cura e di resistenza. Racconta come, anche in un mondo che tende a sostituire e consumare tutto, possiamo scegliere di non buttare via ciò che conta. Parla di fragilità, ma anche della forza che nasce dal prendersi cura dei legami e dei dettagli della vita quotidiana. La citazione a Montale, “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”, sintetizza perfettamente questo concetto: piccoli gesti concreti e dedicati sono ciò che permette ai rapporti e alle emozioni di durare nel tempo.
Hai intenzione di esplorare nuovi generi musicali nei tuoi prossimi progetti?
Sì, sto lavorando a un album che esplora diverse sfumature sonore e musicali, rimanendo sempre fedele alle emozioni che voglio raccontare. Ogni canzone è un tassello che sviluppa il filo rosso di fragilità, libertà e resistenza di cui parlavo all’inizio. Ci saranno atmosfere intime, momenti più energici e sperimentazioni sonore, ma tutte le tracce saranno legate da un’idea chiara: raccontare esperienze e legami, e trasformare la cura e l’attenzione in musica.









