Ascesa e caduta della città di Mahagonny per la prima volta al Teatro Regio di Parma

L’opera di Kurt Weill, su libretto di Bertolt Brecht, va in scena

per la prima volta al Teatro Regio di Parma nel nuovo allestimento

realizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2021,

in coproduzione con I Teatri di Reggio Emilia,

con la regia di Henning Brockhaus e la direzione di Christopher Franklin

sul podio dell’Orchestra dell’Emilia-Romagna “Arturo Toscanini”

e del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani.

Protagonisti, Christopher Lemmings, Alisa Kolosova, Chris Merritt,

Zoltan Nagy, Anne-Marie Kremer, Tobias Hächler,

Horst Lamnek, Jerzy Butryn.

Teatro Regio di Parma

martedì 26, giovedì 28, sabato 30 aprile 2022, ore 20.00 

Ascesa e caduta della città di Mahagonny (Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny), opera in tre atti composta da Kurt Weill su libretto di Bertolt Brecht, va in scena per la prima volta al Teatro Regio di Parma, martedì 26 aprile 2022, ore 20.00 (recite giovedì 28 aprile ore 20.00, sabato 30 aprile 2022, ore 20.00), chiudendo la Stagione Lirica 2022. Il nuovo allestimento realizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2021, in coproduzione con Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, vede la regia di Henning Brockhaus, le scene di Margherita Palli, le luci di Pasquale Mari, i costumi di Giancarlo Colis, i video di Mario Spinaci, le coreografie di Valentina Escobar.

Christopher Franklin dirige l’opera per la prima volta sul podio dell’Orchestra dell’Emilia-Romagna “Arturo Toscanini” e del Coro del Teatro Regio di Parma, maestro del coro Martino Faggiani. In scena Christopher Lemmings (nei ruoli di Tobby Higgins e Jack O’Brien, per la prima volta al Teatro Regio), Alisa Kolosova (al debutto nel ruolo di Leokadja Begbick), Chris Merritt (Fatty), Zoltan Nagy (Trinity Moses, per la prima volta al Teatro Regio), Anne-Marie Kremer (al debutto nel ruolo di Jenny Hill, per la prima volta al Teatro Regio), Tobias Hächler (al debutto nel ruolo di Jimmy Mahoney, per la prima volta al Teatro Regio), Horst Lamnek (Bill, per la prima volta al Teatro Regio), Jerzy Butryn (Joe, per la prima volta al Teatro Regio), Roxana Herrera, Elizabeth Hertzberg, Yuliia Tkachenko, Cecilia Bernini, Kamelia Kader, Mariangela Marini (sei ragazze di Mahagonny), Filippo Lanzi (Un narratore).

Illustrazione di Ana Ariane

In un’ambientazione surreale, che allude a un imprecisato far-west, l’opera racconta la trasformazione di Mahagonny da città ideale del divertimento assoluto a degenerazione di una società distopica governata dalle più bieche leggi del capitalismo. Fondata da due uomini e una donna in fuga dalla giustizia, Mahagonny è una città-trappola dove tutto è concesso, in grado di attirare nella sua rete incauti disillusi in cerca di piaceri e denaro, desiderosi di abbandonarsi agli eccessi e dare sfogo ad ogni tipo di trasgressione: ma se esiste questa Mahagonny, è solo perché tutto è cattiveria, cantano i tre fondatori della città. L’unico dio a Mahagonny è il denaro, e l’unico reato è l’esserne privi: e sarà proprio questo limite, di fronte al proliferare di regole volte ad arginare l’anarchia in cui la città si abbandona, a decretare la fine di una società ormai corrotta e irrecuperabile.

“Mahagonny è una metropoli del piacere e del divertimento, un paradiso del whisky, del mangiare senza limiti, dei bordelli lussuriosi – scrive il regista Henning Brockhaus. È un luogo dove i soldi possono tutto, ma alla fine non servono a niente: non si compra la felicità. Il protagonista Jim Mahoney, con impeto da rivoluzionario del capitale, impone la legge del “tu puoi fare tutto”. Tutti cercano il godimento e il divertimento soltanto nei soldi, quindi il loro desiderio è limitato e contorto. Jim diventa alla fine la vittima delle sue intenzioni: indebitandosi per aiutare un compagno chiede un prestito che gli viene negato, così viene condannato a morte perché non ha più soldi. Non avere soldi è rigorosamente vietato a Mahagonny. Alla fine la città precipita in rovina, fra le proteste dei cittadini che condannano le atrocità del capitalismo e si ribellano con violenza”. 

Ascesa e caduta della città di Mahagonny è l’opera che rinnova il fortunato sodalizio tra il compositore Kurt Weill e il drammaturgo Bertolt Brecht, sancito nel 1928 con la Dreigroschenoper (L’opera da tre soldi). Rappresentata per la prima volta a Lipsia il 9 maggio 1930, l’opera, per la sua modernità nel denunciare i meccanismi propri del capitalismo e della società dei consumi, fu apertamente contestata per la sua presunta immoralità, molte rappresentazioni furono cancellate, e dovette subire la scure della propaganda nazista, che portò alla distruzione delle copie delle partiture conservate presso la casa editrice Universal. “Ascoltando l’esito di questo lavoro a quattro mani – scrive il direttore Christopher Franklin – si percepisce in modo chiaro quanto il compositore abbia dato massima libertà alle sue forze creative per mettere in scena questa bizzarra vicenda. Un aggettivo spesso usato per descrivere questa musica è “decadente”: definizione che potrebbe anche rispecchiare perfettamente il contesto in cui l’opera è nata, la Repubblica di Weimar. Non a caso quando i nazisti presero il controllo della Germania nel 1933, la musica di Weill fu censurata ed egli stesso fu costretto a fuggire dal Paese”.

Mantenendo la struttura e le forme tipiche del melodramma, l’opera utilizza arie, corali, duetti e concertati piegandoli verso un linguaggio musicale esasperato, a tratti parodistico, e a un’estetica esageratamente espressionista, che rispecchia la degradazione morale di una società votata all’autodistruzione. “Il libretto è tagliato in tre atti e in venti scene a episodi, con una breve didascalia situazionale premessa a ognuna – spiega Giuseppe Martini. La vicenda assume toni grotteschi e allucinati che mirano ad accentuare il distacco dello spettatore borghese allo scopo di stimolarne una riflessione critica sui propri costumi sociali sfruttando il popolare genere operistico, ma attraverso un’operazione razionale e non, come nella tradizione del melodramma, di mero divertimento passivo […], anche a costo di attaccare quella stessa società che del genere operistico sente il bisogno”.

Sembra che a Mahagonny non ci sia spazio per gli oppressi, gli emarginati, per coloro che non sono riusciti ad arricchirsi. Eppure, prosegue il regista Henning Brockhaus, “per questa messa in scena abbiamo creato nel fondo della scenografia il mondo dei poveri e degli sfruttati. Questi esistono come un’ombra, ma la loro presenza è angosciante. L’ispirazione per le scene e i costumi è venuta anche dalla pittura americana di Edward Hopper: l’America ha creato il sogno della felicità con il capitalismo, ma la ricchezza è basata sul crimine. In Mahagonny gli imprenditori sono prima criminali e poi giudici di loro stessi. Fondano la città del godimento che promette di realizzare tutti i sogni: l’utopia del piccolo borghese”.

ASCESA E CADUTA DELLA CITTÀ DI MAHAGONNY SU OPERAVISION

Il Teatro Regio di Parma partecipa al cartellone di Opera Vision, la piattaforma digitale gratuita di Opera Europa, con Ascesa e caduta della città di Mahagonny, che sarà trasmessa il prossimo 30 aprile e resterà visibile online per i successivi tre mesi. La trasmissione è accompagnata da contenuti extra, trailer, video di backstage e making of, interviste al cast e al team creativo, per rendere la visione dello spettacolo più completa e accessibile, arricchendola di curiosità sull’opera, sulla trama, sull’allestimento e immergendo lo spettatore nel processo creativo. 

PRIMA CHE SI ALZI IL SIPARIO

Il compositore, lo stile, la genesi dell’opera sono alcuni dei temi approfonditi da Giuseppe Martini in Prima che si alzi il sipario, venerdì 22 aprile 2022, ore 17.00, al Ridotto del Teatro Regio di Parma, con l’esecuzione delle arie più celebri a cura dei giovani cantanti del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma, con il coordinamento musicale di Donatella Saccardi.

PROVE APERTE

È aperta a aperta a tutta la cittadinanza e alle associazioni musicali che seguono il percorso di promozione culturale la prova generale di domenica 24 aprile 2022, ore 15.30.

BIGLIETTERIA DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Biglietti da €10,00 a €100,00. Riduzioni del 50% per gli under 30.

Strada Giuseppe Garibaldi, 16/A 43121 Parma Tel. +39 0521 203999 biglietteria@teatroregioparma.it

ORARI DI APERTURA dal martedì al sabato ore 11.00-13.00 e 17.00-19.00 e un’ora precedente lo spettacolo. In caso di spettacolo nei giorni di chiusura, da un’ora precedente lo spettacolo. Chiuso il lunedì, la domenica e i giorni festivi. Il pagamento presso la Biglietteria del Teatro Regio di Parma può essere effettuato con denaro contante in Euro, con assegno circolare non trasferibile intestato a Fondazione Teatro Regio di Parma, con PagoBancomat, con carte di credito Visa, Cartasi, Diners, Mastercard, American Express. È inoltre possibile utilizzare i voucher di rimborso ricevuti a fronte degli spettacoli annullati per l’emergenza sanitaria. I biglietti per tutti gli spettacoli sono disponibili anche su teatroregioparma.it.it. L’acquisto online non comporta alcuna commissione di servizio.

PROMOZIONI E AGEVOLAZIONI

UNDER 30 I giovani fino a 30 anni hanno diritto a una riduzione del 50% sul prezzo di abbonamenti e biglietti della Stagione Lirica e del 20% su quelli della Stagione Concertistica e di ParmaDanza, per i posti di platea e di palco. La promozione è valida fino a esaurimento posti.

BONUS CULTURA 18APP E CARTA DEL DOCENTE Il Teatro Regio di Parma aderisce a 18App e Carta del Docente, le iniziative a cura del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell’Istruzione riservate ai neo-maggiorenni e ai docenti. Per informazioni www.18App.italia.it; www.cartadeldocente.istruzione.it

SPECIALE GRUPPI Si accettano via email richieste di prenotazioni per gruppi organizzati. Ai gruppi composti da più di 20 persone è riservata una riduzione del 5% sui biglietti degli spettacoli al Teatro Regio. I palchi sono venduti per l’intera capienza e i posti all’interno del palco non sono numerati. È possibile usufruire di alcuni retropalchi in cui intrattenersi prima dell’inizio dello spettacolo e durante gli intervalli; è prevista in questo caso, in aggiunta al costo del biglietto, una quota da concordare con la Direzione del Teatro. Per informazioni groups@teatroregioparma.it

PARTNER E SPONSOR

La Stagione del Teatro Regio di Parma è realizzata grazie al contributo di Comune di Parma, Parma Capitale Italiana della Cultura 2021, Ministero della Cultura, Reggio Parma Festival, Regione Emilia-Romagna. Major partner Fondazione Cariparma. Main partners Chiesi, Crédit Agricole. Main sponsor Iren, Barilla. Sponsor Unione Parmense degli Industriali, Dallara, Opem. Sostenitori GHC Garofalo Health Care, Poliambulatori Dalla Rosa Prati, Glove ICT, CePIM, Oinoe, La Giovane, Agugiaro&Figna, Sicim, Mutti, Parmalat, Colser, Parmacotto, Grasselli. Legal counselling Villa&Partners. Con il supporto di “Parma, io ci sto!”. Advisor AGFM. Hospitality Partner Novotel. Con il contributo di Ascom e Ascom Confcommercio Parma Fondazione, Camera di Commercio di Parma Fondazione Monte Parma. La Stagione Concertistica è realizzati da Società dei Concerti di Parma, con il sostegno di Chiesi, in collaborazione con Casa della Musica. ParmaDanza è realizzata in collaborazione con Arci Caos. Il Concorso Voci Verdiane è realizzato in collaborazione con Comune di Busseto, Verdi l’Italiano. Radio Ufficiale Radio Monte Carlo. Sostenitori tecnici Azzali editori, De Simoni, Milosped, MacroCoop, IgpDecaux, Cavalca, Graphital. Il Teatro Regio di Parma aderisce a Fedora, Opera Europa, Operavision, Emilia taste, nature, culture.

Parma, 9 marzo 2022

Teatro Regio di Parma strada Garibaldi, 16/A, 43121 Parma – Italia

Tel. +39 0521 203969
www.teatroregioparma.it

APPROFONDIMENTI

L’opera in breve

Giuseppe Martini

Dopo il successo della Dreigroschenoper nel 1928, il binomio Brecht-Weill decise di rinnovare la propria collaborazione con un lavoro di forte critica sociale del presente. Decisero perciò di riprendere in mano il testo del loro Songspiel Mahagonny, messo in scena a Baden-Baden nel 1927, trasformando una drammaturgia cameristica in una vera e propria opera. E opera è Aufstieg und Fall, a differenza della Dreigroschenoper che era solo una collana di canzoni: scene strutturate, elementi musicali di raccordo, richiesta di vocalità impostata. Mahagonny è città dell’utopia e della perdizione, che gli abitanti spingono all’estremo abrogando qualsiasi divieto: il suo limite è però il denaro, che porterà alla fine di colui che non ne dispone per potersi salvare, cioè lo stesso che aveva spinto all’abbattimento delle regole. Una società che si ripercuote su se stessa, in un clima ai limiti del surreale.

Inizialmente progettata per la Kroll Opera di Berlino diretta da Otto Klemperer, che chiuse i battenti nel 1931, l’opera debuttò al Neues Theater di Lipsia il 9 marzo 1930 sotto la direzione di Gustav Brecher. In quell’occasione la scena del bordello fu censurata. La parte di Jenny fu sostenuta da Lotte Lenya, compagna di Weill. A molti l’opera apparve immorale. Le contestazioni furono accese e non ci volle molto perché il suo spirito anticapitalista e modernista le portasse l’avversione del regime nazista. Furono cancellate anche le rappresentazioni di Dortmund, Essen e Oldenburg, a Berlino e a Francoforte fu contestata e dopo l’Anschluss le copie delle partiture conservate nella sede della casa editrice Universal furono bruciate. Tuttavia aspri attacchi provennero anche dalla critica marxista, sbarrandole la rappresentazione nei Paesi del blocco del Socialismo reale: del resto, i viziosi abitanti di Mahagonny sono diseredati, non borghesi.

Il lavoro musicale di Weill è qui responsabile in modo più accentuato che nelle precedenti collaborazioni con Brecht, peraltro complice la volontà degli autori di separare gli elementi musicale, visivo e verbale per esaltare la funzione di stimolo critico della realtà rappresentata. La formula della sonorità impregnata di modernismo e sapori jazz è infatti ampliata a un ventaglio di traiettorie musicali che mostrano le forme del passato rielaborate in citazioni, forme colte e parodie (nel n. 1 si sentono le prime battute del Tristano di Wagner), registri linguistici diversi, sonorità da cabaret. La stessa tavolozza orchestrale è basata su svariati colori fra i quali spuntano clarinetti e sax, percussioni, cetra, bandoneon e la presenza fissa del pianoforte. Weill costruisce inoltre una vera e propria drammaturgia musicale alternando momenti di concitazione e distensione. Un linguaggio spesso ricco di gestualità, a cui concorre anche l’elemento visivo, financo schematico (la freccia dell’uragano, le proiezioni cinematografiche) e in cui la funzione di commento e interruzione dell’azione da parte della musica contribuisce allo straniamento e alla artificiosità della scena, elaborata sulla scia di un espressionismo radicale che fa capo al vecchio sodalizio Die Brücke di Dresda, e basato sulla totale semplificazione dei mezzi linguistici. L’impudicizia della volgarità e il grido della sentenza politica non offrono però soluzioni alla vicenda degli abitanti di Mahagonny, il che evita facili moralismi e ricette per il futuro. Al contempo, ordine e disordine, ragione e follia della società finiscono per equivalersi, poiché qualsiasi trasgressione è permessa ma a patto di avere i soldi per pagarsela, i soldi che danno accesso a tutto. Jim scopre e infrange questa legge non scritta ma ferrea: perciò deve morire.

Il libretto

Giuseppe Martini

Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny è il risultato dell’ampliamento compiuto fra 1928 e 1929 del Songspiel Mahagonny, a sua volta originato dalla drammatizzazione dei Mahagonny-Gesänge di Bertolt Brecht contenuti nella raccolta Die Hauspostille del 1926. Il nome “Mahagonny” è una distorsione della parola tedesca “Mahagony”, cioè mogano, che già evoca il colore della vicenda (ma c’è chi ha anche avanzato l’idea di un’allusione alle camicie naziste), ma Brecht potrebbe averla tratta da una danza americaneggiante chiamata Komm nach Mahagonne in un disco tedesco del 1922. Del resto, se la città di Mahagonny è sita in una specie di non-luogo, vi avvengono però fenomeni meteorologici come gli uragani che non possono non richiamare scenari congrui ai territori americani, comunque citati esplicitamente per l’esperienza in Alaska di Jim, Jack, Bill e Joe: per quanto lo stesso Brecht ci tenesse a sottolineare che qualsiasi addentellato al Far-West e ad altri miti romantici americani fosse da considerarsi apocrifo, abbondano i riferimenti al mondo americano, come l’”Alabama Song” (n. 2) e il corale “Benares Song” (n. 18), del resto scritte in inglese, che riecheggiano la lingua delle canzoni dell’industria discografica newyorchese degli anni Venti e che peraltro furono elaborate dalla segretaria di Brecht, Elisabeth Hauptmann, mentre Brecht si limitò a ritoccarle.

Il libretto è tagliato in tre atti e in venti scene a episodi, con una breve didascalia situazionale premessa a ognuna. La vicenda assume toni grotteschi e allucinati che mirano ad accentuare il distacco dello spettatore borghese allo scopo di stimolarne una riflessione critica sui propri costumi sociali sfruttando il popolare genere operistico, ma attraverso un’operazione razionale e non, come nella tradizione del melodramma, di mero divertimento passivo (o, come diceva Brecht, “gastronomico”). A questo scopo Brecht dirottò la scelta testuale dal potere attrattivo della trama alla separazione degli elementi dello spettacolo (testo, musica, visività), allo scopo di stimolare una consapevolezza, più che delle sensazioni, anche a costo di attaccare quella stessa società che del genere operistico sente il bisogno. Questo intento pedagogico sboccò nella «pittura di costumi» – che Brecht nelle Note all’opera definisce fondamentale per la comprensione del proprio teatro epico – in cui il testo non è «sentimentale o moraleggiante, bensì mostra la sentimentalità e la morale». Ciò comportò, accanto al ritorno della forma della canzonetta, sia il mantenimento di alcuni luoghi operistici, come “l’aria di prigione”, il corale, il duetto e il concertato, sia la loro rimodulazione, come il duetto d’amore reinterpretato come una trattativa per decidere se stare spogliati o meno quando si è insieme.

L’opera segnò l’inizio della frattura di Brecht con Weill, animati da punti di vista opposti sulla realtà, e la versione del libretto pubblicata dopo la prima di Lipsia mostra evidenti divergenze rispetto al testo musicato da Weill.

In occasione della prima pubblicazione in volume nelle opere teatrali di Brecht per Einaudi nel 1951, edizione realizzata con la consulenza dello stesso autore, fu approntata una traduzione italiana di Vittorio Sermonti, limitata però alle undici scene della prima stesura, e nella riedizione Einaudi del 1963 una versione integrale di Enrico Castellani. Il primo allestimento italiano, alla Piccola Scala nel 1964, si basava su una versione ritmica di Fedele D’Amico.

 Sinossi

Atto primo

  1. 1. Mrs. Leocadja Begbick, il manesco Trinity Moses e l’incapace Fatty sono braccati dalla polizia con l’accusa di lenocinio e bancarotta fraudolenta, e perciò sono in fuga su un autocarro verso la costa per cercare oro. Ma l’autocarro si guasta in una zona arida e disabitata. A quel punto su proposta di Begbick decidono di restare lì e fondare una città dell’oro per tutti i delusi di tutte le città del mondo, una città ove tutto sarà permesso e tutto si potrà avere, alcol e donne. Servirà per attirare ingenui affamati di piaceri e guadagni da tutto il mondo. E la chiameranno Mahagonny.
  2. 2. Rapidamente sorge una città, la sua fama si spande, vi si installano i primi profittatori. Jenny Hill, una giovane prostituta, e sei ragazze vi si sono trasferiti per allietare la vita dei cercatori d’oro e cantano la “Canzone dell’Alabama”: la tristezza è alle spalle, vogliamo alcol e ragazzi.
  3. 3. Gli uomini cantano le virtù e i vizi delle città. Sotto cloache, sopra fumo; per questo tutti accorreranno qui.
  4. 4. Anche Jakob “Jack” Schmidt, Jimmy Mahoney, Bill “Salvadanaio” e Joseph “Joe” Lettner, che si sono arricchiti dopo sette anni in Alaska a fare i tagliaboschi, si avviano verso Mahagonny per cercare oro, e ne cantano le virtù.
  5. 5. I quattro arrivano in città, vengono accolti da Mrs. Begbick che offre loro le ragazze. Jim Mahoney sceglie Jenny e i due si innamorano.
  6. 6. Jim e Jenny cominciano a conoscersi. Jenny si dichiara disponibile ad acconciarsi come Jim vuole, ma è presto per parlare di cosa desidera in cambio.
  7. 7. Eppure Mahagonny presto si riempie di delinquenza. C’è anche crisi economica. Begbick, Fatty e Moses si stanno accorgendo che la città non ha mantenuto le promesse.
  8. 8. Jim è in fuga. Contesta l’eccesso di organizzazione, le leggi e i troppi divieti di Mahagonny, persino la concordia e il whisky a basso prezzo non gli stanno più bene. È convinto a Mahagonny debba essere permesso tutto, anche mangiarsi il proprio cappello. Jim, Joe e Bill lo biasimano.
  9. 9. Davanti all’Hotel del Ricco, siedono gli uomini. Ascoltano la musica della Preghiera di una vergine. Jim rimpiange la vita prima di Mahagonny, e attacca briga con Begbick.
  10. 10. Ma si annuncia un uragano. Serpeggia il panico. La città sarà certamente distrutta.
  11. 11. Nella notte in cui si annuncia l’arrivo dell’uragano. Si vede una freccia che ne indica la direzione e l’avvicinamento. Jimmy ripete la sua solfa sull’inutilità di porre divieti, e alla fine lo sconforto prodotto dall’imminente pericolo fa sì che le sue proposte di Jimmy vengano accettate da Begbick: tanto se si deve morire, tanto vale vivere senza freni come se fosse l’ultimo giorno.

Atto secondo

  1. 12. Sulla strada di campagna in attesa della fine, un altoparlante annuncia che all’ultimo momento l’uragano ha cambiato direzione, e Mahagonny è salva.
  2. 13.Le leggi instaurate da Jim non sono però cambiate. Cibo, sesso, boxe e alcol. Ora si rappresenta il primo vizio: Jack si rimpinza di cibo e ne muore di colpo.
  3. 14. Ressa davanti a una casa di tolleranza. È il secondo vizio, il sesso. Gli uomini cantano inneggiando le nuove leggi di Mahagonny.
  4. 15. Terzo vizio, la violenza. Si organizza un incontro di boxe fra Joe e Trinity Moses, sotto la guida di Fatty. Ma la sfida è impari, e Joe ne esce sconfitto e ucciso. L’incontro si chiude. Gli uomini continuano a inneggiare alle leggi della città.
  5. 16. L’ultimo vizio, il bere. Jim aveva scommesso tutti i propri averi su Joe, e ora è sul lastrico. Invita tutti a bere, in preda alla disperazione, ma poi si avvicina a Jenny e le confida di essere in bancarotta. Vuole ripartire per l’Alaska, Mahagonny e la sua vita non fanno più per lui, ma chiede a Jenny e a Bill di restare con lui. Con un tavolo da biliardo, un’asta e un lenzuolo i tre fanno finta di essere sulla nave che li riporta in Alaska, ma è solo un’illusione. La realtà è che sono tutti a Mahagonny, e Beckbick e gli altri vengono a chiedergli il conto della bevuta. Jim non può pagarlo. E neppure Jenny. Viene catturato e imprigionato.

Atto terzo

  1. 17. È notte. Jim è legato con un piede a un lampione, nel bosco. Spera che non arrivi mai il giorno perché sa quello che lo aspetta.
  2. 18. Lo aspetta un processo-farsa insieme all’assassino Tobby Higgins, un processo in cui i giudici sono anche i suoi accusatori, cioè Begbick e Trinity Moses. Gli uomini oscillano secondo il momento dalla richiesta di assoluzione a quella di condanna. L’accusa è grave, nella città di Mahagonny: Jim ha sedotto Jenny e provocato la morte di Joe, è vero, ma nulla di peggio è non avere soldi a Mahagonny. Ma la gente a Mahagonny aspira ad avere una vita migliore, e vorebbe andarsene.
  3. 19 Jim è condannato alla sedia elettrica. Si saluta con Jenny in un addio tenero e malinconico (“Kraniche-Duett”, duetto delle gru). La affida a Bill. Jim ammette di aver capito che quando è arrivato a Mahagonny il suo destino era già segnato, la gioia che ha comprato non era gioia, non si è sfamato e non si è dissetato. La vita è breve e occorre berne a grandi sorsi.
  4. 20. Fatty, Tobby e Bill raccontano che un giorno Dio scese a Mahagonny. Moses mascherato visita la città e comunica ai suoi abitanti che andranno tutti all’inferno: ma loro gli rispondono di essere già all’inferno. Finita questa messinscena, mentre Jim viene giustiziato, si vede sullo sfondo Mahagonny in fiamme, in una scena apocalittica. La folla sfila in corteo protestando con cartelli di ogni genere, che si contraddicono invocando la lotta di tutti contro tutti, il furto, l’amore, gli assassini impuniti, la giustizia della proprietà, l’ingiustizia della proprietà, la libertà di tutti. Mahagonny cade nel momento in cui cade Jim e la morale di Begbick e Fatty è che non si può salvare un uomo morto.

L’utopia del piccolo borghese

Note di regia di Henning Brockhaus

Mahagonny è una metropoli del piacere e del divertimento, un paradiso del whisky, del mangiare senza limiti, dei bordelli lussuriosi. È un luogo dove i soldi possono tutto, ma alla fine non servono a niente: non si compra la felicità. Il protagonista Jim Mahoney con impeto da rivoluzionario del capitale impone la legge del “tu puoi fare tutto”. Tutti cercano Il godimento e il divertimento soltanto nei soldi, quindi il loro desiderio è limitato e contorto. Jim diventa alla fine la vittima delle sue intenzioni: indebitandosi per aiutare un compagno chiede un prestito che gli viene negato, così viene condannato a morte perché non ha più soldi. Non avere soldi è rigorosamente vietato a Mahagonny. Alla fine la città precipita in rovina, fra le proteste dei cittadini che condannano le atrocità del capitalismo e si ribellano con violenza. A Mahagonny manca il mondo degli operai, ma per questa messa in scena abbiamo creato nel fondo della scenografia un mondo di poveri e sfruttati: esistono come un’ombra, ma la loro presenza è angosciante. L’ispirazione per le scene e i costumi è venuta anche dalla pittura americana di Edward Hopper: l’America ha creato il sogno della felicità con il capitalismo, ma la ricchezza è basata sul crimine. In Mahagonny gli imprenditori sono prima criminali e poi giudici di sé stessi. Fondano la città del godimento che promette di realizzare tutti i sogni: l’utopia del piccolo borghese.

Grande opera, grande sfida

Note di direzione di Christopher Franklin

Quando ci si avvicina a questa grande opera che è Aufsteig und Fall der Stadt Mahagonny, è bene tenere a mente che Kurt Weill è uno dei compositori più versatili ed eclettici del XX secolo e compose questo capolavoro prima ancora di compiere 30 anni: un talento notevole!

L’opera nasce da Mahagonny Songspiel, cantata scenica che unisce diverse canzoni, eseguito per la prima volta nel 1927 a Baden Baden, e da cui Weill e Brecht partirono per sviluppare il progetto di un’opera in tre atti, che è quella che rappresentiamo oggi qui a Parma, e che debuttò nel ‘30 a Lipsia.

Ascoltando l’esito di questo lavoro a quattro mani, si percepisce in modo chiaro quanto il compositore abbia dato massima libertà alle sue forze creative per mettere in scena questa bizzarra vicenda. Un aggettivo spesso usato per descrivere questa musica è “decadente”: definizione che potrebbe anche rispecchiare perfettamente il contesto in cui è nata l’opera, la Repubblica di Weimar. Non a caso quando i nazisti presero il controllo della Germania nel 1933, la musica di Weill fu censurata, ed egli stesso fu costretto a fuggire dal Paese.

Quella di Mahagonny è una partitura complessa con un linguaggio musicale a volte sofisticato (fughe, contrappunto rigorosamente studiato, sviluppo sinfonico), a volte popolare, con l’uso di chitarre, banjo e percussioni delle musica swing/jazz degli anni ’20: un vero potpourri di stili musicali. Spesso i numeri “seri” sono in lingua tedesca, i brani swingati in lingua americana. La stessa versatilità è richiesta all’orchestra e ai cantanti, chiamati a saltare da uno stile a un altro, dal canto lirico alla musica popolare. E questa è una delle caratteristiche che rendono Mahagonny un’opera piuttosto complicata da montare musicalmente, con un organico complesso che include non solo nove solisti/protagonisti, ma anche sei cantanti che interpretano le amiche di Jenny, il coro di voci maschili e femminili, una corposa orchestra in buca – che ai consueti archi, legni e ottoni aggiunge sax, basso, banjo, bandoneon, harmonium, mandolino, un pianoforte “scordato” e, come già detto, molte percussioni – più diverse bande in palcoscenico.

Tutto questo da impastare insieme, con l’ulteriore difficoltà dovuta al distanziamento in scena, ancora oggi richiesto dalle regole anti-Covid. Una bella sfida, insomma, che affrontiamo tutti insieme con grande passione per portare questo titolo per la prima volta sul palcoscenico del Regio.

Teatro Regio di Parma

martedì 26 aprile 2022, ore 20.00 Opera A

giovedì 28 aprile 2022, ore 20.00 Opera B

sabato 30 aprile 2022, ore 20.00 Opera C

Durata 3 ore circa, compreso 1 intervallo

ASCESA E CADUTA

DELLA CITTÀ DI MAHAGONNY

Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny

Opera in tre atti su testo di Bertolt Brecht

Musica KURT WEILL

Edizioni Universal Wien, rappresentante per l’Italia Casa Ricordi srl

Tobby Higgins                           CHRISTOPHER LEMMINGS

Leokadja Begbick                      ALISA KOLOSOVA

Fatty                                       CHRIS MERRITT

Trinity Moses                            ZOLTAN NAGY

Jenny Hill                                ANNE-MARIE KREMER

Jimmy Mahoney                         TOBIAS HÄCHLER

Jack O’Brien                            CHRISTOPHER LEMMINGS

Bill                                         HORST LAMNEK

Joe                                          JERZY BUTRYN

Il narratore                               FILIPPO LANZI

Sei ragazze di Mahagonny          ROXANA HERRERA

ELIZABETH HERTZBERG

YULIIA TKACHENKO

CECILIA BERNINI

KAMELIA KADER

MARIANGELA MARINI

Maestro concertatore e direttore CHRISTOPHER FRANKLIN

Regia HENNING BROCKHAUS

Scene MARGHERITA PALLI

Luci PASQUALE MARI

Costumi GIANCARLO COLIS

Coreografia VALENTINA ESCOBAR

Video design MARIO SPINACI

ORCHESTRA DELL’EMILIA-ROMAGNA “ARTURO TOSCANINI”

CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Maestro del coro MARTINO FAGGIANI

Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2021

In coproduzione con Fondazione I Teatri di Reggio Emilia

Spettacolo in lingua tedesca con sopratitoli in italiano

STAGIONE LIRICA 2022

Teatro Regio di Parma

26, 28, 30 aprile 2022

ASCESA E CADUTA DELLA CITTÀ DI MAHAGONNY

Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny

Musica Kurt Weill

CALENDARIO

APRILE 2022

22 ven             17.00 PRIMA CHE SI ALZI IL SIPARIO Ascesa e caduta…

23 sab             15.30 e 18.00 CENERENTOQUA CENERENTOLA per le famiglie

24 dom           15.30 ASCESA E CADUTA DELLA CITTÀ DI MAHAGONNY prova aperta

26 mar            20.00 ASCESA E CADUTA DELLA CITTÀ DI MAHAGONNY Opera A

28 gio             20.00 ASCESA E CADUTA DELLA CITTÀ DI MAHAGONNY Opera B

30 sab             20.00 ASCESA E CADUTA DELLA CITTÀ DI MAHAGONNY Opera C

MAGGIO 2022

6 ven              20.30 BALLETTO DI PARMA Contemporaneamnete

 dom               15.30 e 18.00 BLACK AIDA per le famiglie

20 ven             9.00 e 11.00 CENERENTOLA Grand Hotel dei sogni per le scuole

21 sab             15.30 e 18.00 CENERENTOLA Grand Hotel dei sogni per le famiglie

28 sab             20.30 NUOVO BALLETTO DI TOSCANA Quartetto per la fine del tempo

29 dom            17.30 DAVID RUSSELL