Alberto Conti: “Oleandri”, il riflesso di un amore che si spezza tra corde e fragilità

Dalle prime note ispirate ai giganti del rock alla necessità di dare voce alle proprie incertezze: Alberto Conti si racconta in occasione dell’uscita del suo primo album. Un viaggio emotivo che parte dallo studio della chitarra a otto anni per approdare a un pop consapevole, dove la musica diventa lo specchio di relazioni intense e cicatrici che non fanno più paura.

Alberto, il 9 gennaio è uscito il tuo primo album: guardandoti indietro, come è iniziata la tua avventura nel mondo della musica e quali sono le radici del tuo sound?
La mia passione per la musica nasce da quando ero bambino, mi ricordo che guardavo in televisione tantissimi DVD dei Pink Floyd e dei Dire Straits. Successivamente ho iniziato a studiare chitarra, più o meno a 8 anni e da quel momento non ho mai smesso di studiare musica.

Dalle prime note agli “Oleandri”: c’è stato un momento decisivo in cui hai capito che la scrittura era la tua strada definitiva?
Diciamo che era da qualche anno che sentivo la necessità di provare a scrivere qualcosa di mio e che mi identificasse. Scrivere Oleandri è stato molto difficile essendo il mio primo album, però non posso essere più felice ora.

La tua musica esplora fragilità e instabilità: come hai superato le sfide creative durante la lavorazione di questo esordio e cosa ti hanno insegnato?
Come dicevo prima è stata una bella sfida scrivere questi brani, mi hanno aiutato molto il produttore Alex Bagnoli e il cantautore Marco Baroni, con i quali ho collaborato per la scrittura.

Come hai visto evolvere il tuo stile artistico, passando magari da brani come “Cuore Dentro” alla complessità emotiva del nuovo disco?
L’album Oleandri l’ho immaginato come una storia d’amore senza lieto fine, ogni brano corrisponde a determinati sentimenti. Cuore Dentro, per esempio, racconta le sensazioni che si provano nei momenti che precedono la rottura di una relazione, dove si è sommersi di paure e incertezze. Oleandri, invece, corrisponde al momento in cui questa relazione si spezza definitivamente.

Oggi che hai pubblicato il tuo primo album, quali consigli daresti a un giovane artista che sta muovendo i primi passi nella scena indipendente?
La cosa più importante, secondo me, è credere in quello che si scrive, non bisogna avere paura di essere giudicati.

“Oleandri” parla di amori intensi ma tossici: qual è l’emozione principale che speri resti nel cuore di chi ascolta l’intero lavoro?
Spero che ogni persona che ascolta questo album si possa immedesimare in quello che dico e magari crearsi un proprio pensiero.

Dopo aver esplorato questo “pop emotivo”, hai intenzione di sperimentare nuovi generi o sonorità nei tuoi prossimi lavori?
Ora come ora non saprei dire cosa potrò scrivere nei prossimi anni, sicuramente, però, farò sempre qualcosa in cui credo e che mi possa rappresentare.