Agata Moschini: “La danza è per tutti”

Oggi la danza è ridotta solo ad un contorno e non è più protagonista

Agata Moschini è una ballerina professionista nata in Sicilia, si è formata a Roma grazie alla vittoria del Premio Fantastica, dove si aggiudica il primo posto nella categoria ballo e una borsa di studio per un anno all’Accademia. Per Agata arriva così l’opportunità di studiare con Massimo Petrucci uno dei talent scout di Non è la Rai. Da lì, le prime occasioni di fare la ballerina in programmi televisivi, come La Vita In Diretta e una lunga carriera tra la Scala, il teatro e la televisione.

Una vita dedicata alla danza, che lei definisce essere la vita stessa, inscindibile ed irrinunciabile. Agata Moschini si racconta senza nascondere i sacrifici e l’impegno che una carriera così richiede. Lei stessa ha affrontato problemi legati all’alimentazione, ma ritiene che la danza possa essere un balsamo per tutti, a qualunque età per ritrovare il piacere di muoversi, trovando un ritmo e dei passi che ci facciano sentire bene.

La danza che cos’è per te?

La danza è passione, per me è la vita stessa, non potrei scinderla da me. È il mondo nel quale trovo rifugio dai problemi, dai pensieri. Mi sento forte e sicura solo ballando. Ognuno di noi dovrebbe poter avere il suo rifugio, qualcosa che gli permetta di disintossicarsi dai problemi, da quello che la quotidianità ci porta ad affrontare.

Se non avessi fatto la ballerina, cosa saresti diventata?

Suonavo il piano, giocavo a tennis e facevo nuoto. Lo sport mi è sempre piaciuto, ma mi rammarico un po’ di aver lasciato il pianoforte. L’arte in genere credo che sia la mia benzina. Ho fatto anche teatro e la recitazione, ma quando mi sono traferita a Roma, non sono riuscita a portarlo avanti. In passato ad Amburgo nel musical Forza venite gente, ho recitato ballato ed anche cantato.

In realtà hai “sfiorato” anche il concorso di bellezza più famoso: Miss Italia. Ci racconti?

L’amore per mio nonno al quale ero molto legata, mi ha fatta sfiorare la finale di Fiuggi. Il nonno, che era un appassionato e seguiva in televisione il concorso, mi convinse a partecipare alle selezioni di Miss Italia e nonostante le avessi fatte un po’ per gioco e un po’ per lui, mi si spalancarono le porte della finale di Fiuggi, dove però, non sono mai andata. Non mi sono mai interessati i concorsi di bellezza, perché è sempre stato il ballo a scorrermi nelle vene e il mio passo nel mondo è un passo di danza. Non avrei potuto fare altro.

A Fiuggi, però ci sei andata. È così?

A Fiuggi sono andata a ballare, vincendo il Premio Fantastica e una borsa di studio di un anno a Roma. Questa è stata l’occasione per lasciare la Sicilia e devo ammettere che quello ha dato il via a tutto. Non è stato facile lasciare la mia isola e per molto mi sono sentita fuori posto a Roma dove ogni tanto, qualcuno mi prendeva anche in giro per la mia cadenza. Sono sempre stata abbastanza riservata e quindi ho dovuto lavorare sulla mia timidezza. Ogni cosa ha il suo prezzo ed anche la sua ragione: Roma mi ha fatta crescere e mi ha dato grandi opportunità lavorative che rimanendo a casa, non avrei avuto.

Tra le tante collaborazioni hai lavorato tanto in televisione con il grande Carlo Conti, ci racconti?

Con Carlo Conti ho fatto I migliori anni, quando ancora si faceva tutto in diretta e con lui la prova generale del giorno prima, non finiva finché non fosse tutto perfetto. Carlo è davvero un grande professionista molto preparato, ma ciò che ho apprezzato di lui più di qualunque altra cosa, è stato il rispetto e l’attenzione che aveva per tutti. Ad un certo punto, io dimagrii parecchio e ad una generale, indossavo un lupetto bianco e una gonnellina, fermò tutto per chiedere come mai fossi così magra, dimostrando ancora una volta quanto avesse a cuore noi tutti. Ho avuto la fortuna di essere nella cerchia delle sue predilette perché ero acqua e sapone; per questo, facevo da jolly, anche con le sfilate. Ho imparato tanto osservandolo lavorare e rispondendo alle esigenze di un programma che curava nei minimi dettagli.

Quale ruolo ha oggi la danza?

Purtroppo, oggi la danza è ridotta solo ad un contorno e non è più protagonista, ma relegata ad un ruolo secondario. Il varietà è sparito completamente e con lui anche la figura della show girl. Le agenzie non sempre, sanno gestire al meglio la nostra professionalità, che spesso è tenuta di poco conto. Questo non aiuta per niente la categoria che ha sempre avuto vita dura, ma oggi ancora di più. La vita del ballerino è una vita di sacrifici, di rinunce e forse, meriteremmo un po’ più di attenzione e spazio. Ci sono davvero tanti sacrifici che in Italia, spesso, non vengono ripagati. Un’arte della quale non si comprende l’impegno, la dedizione.

La danza è una disciplina formativa, ma la danza classica in particolar modo, sta perdendo terreno, rispetto alla danza moderna o l’hip hop. Qual è la tua opinione?

Quando cominciai non c’era altro, ma anche oggi, ritengo che dovrebbe essere la partenza per tutti e propedeutica a tutte le altre discipline. I ragazzini invece, vorrebbero partire dal fondo, dall’hip hop, senza comprendere come sia importante una preparazione “classica” per evitare danni alla schiena e per la crescita armonica del corpo. Non mi dispiacerebbe, un giorno, aprire la mia accademia dove formare un ballerino versatile, che potesse passare dal moderno, al video dance, al jazz, che è una base classica, al Modern jazz, free style. Mi attira l’idea di poter offrire la mia esperienza a bambini e ragazzi appassionati. Il ballo è per tutti e non esiste una stagione della vita dove non si possa danzare. Questa è la magia del ballo che è anche relazione, incontro e conoscenza di sé.

La danza è per tutti?

La danza è per tutti e credo possa essere un vero balsamo, per sentirsi bene con il proprio corpo, a qualunque età. Ballare ci permette di fare esercizio, a ritmo di musica, trovando melodie e passi adeguati. Non serve essere degli atleti o super allenati, si può cominciare dolcemente, rispettando il nostro fisico. Si dialoga con gli altri, nel ballo di coppia, imparando a muoversi in due. Bisogna imparare a conoscere il nostro partner, seguirne i passi, sentirne il respiro. In un tempo come il nostro, dove è l’individualità a prevalere, potrebbe esserci di aiuto. È motivo di incontro, di scambio, di crescita. Credo davvero che non ci siano limiti di età, ma che sia davvero importante per tutti.