A tu per tu con Luca Guerini alla scoperta delle novità di Skenexodia

Seguiamo da diversi anni la Realtà teatrale Skenexodia perché rappresenta una delle più interessanti proposte nel panorama indipendente e proprio negli ultimi mesi questa nostra attenzione è stata confermata dal fatto che alla “casa madre” è stato aggiunto un vero e proprio franchising che vede sedi nelle Marche, a Roma e a Bologna. La mente di questo progetto è il regista Luca Guerini che abbiamo intervistato per conoscere e farci spiegare le novità della prossima stagione visto che sono stati molti i casting che abbiamo visto pubblicati questa primavera:

“Luca, partiamo da una definizione che nel teatro d’autore fa sempre discutere: quella di ‘franchising’. Con il progetto Osservatorio Skenexodia avete introdotto una struttura a rete che richiama modelli organizzativi insoliti per lo spettacolo dal vivo indipendente. Per chi osserva il vostro percorso dall’esterno, come si traduce in concreto questo modello e qual è l’esigenza produttiva da cui è nato?”

Nasce soprattutto da uno scambio umano: c’erano molti attori che da anni volevano lavorare con noi e magari seguivano attentamente i nostri spettacoli per cogliere lo stile, il percorso e anche io conoscevo attori con cui avrei voluto collaborare, ma in Skenexodia i progetti erano in qualche modo limitati a quella dozzina (non un numero basso, eh!) di produzioni che circuitavano e funzionavano in termini di pubblico e critica. Non è stata una “trovata commerciale”, ma un’emergenza di nuovi testi e nuovi interpreti che potessero interpretarli. La cosa importante – rispetto ad un negozio di franchising – è che seguo direttamente tutti i gruppi quindi rimane la forma stilistica, la ricerca antropologica e la cura del testo, non è solo un’etichetta che serve a vendere biglietti in più.

“Proprio questo mi porta a chiederti: quando una realtà teatrale sceglie la via del marchio condiviso o della rete capillare, la sfida principale diventa la tenuta della qualità. Come si riesce a garantire che l’identità visiva e la linea drammaturgica di Skenexodia rimangano riconoscibili nelle varie declinazioni dell’Osservatorio, senza al contempo imbrigliare la libertà creativa dei singoli progetti o delle realtà locali coinvolte?”

Come dicevo nella precedente risposta è tutto nel fatto che non delego ad altri la regia dello spettacolo o la scelta degli attori, mi prendo tutte le mie responsabilità come in qualsiasi spettacolo sinora e mi prendo cura del cast accompagnandolo nella mia visione di questo o quel testo. Quelli che proponiamo come Osservatorio sono testi che hanno fatto la storia in questi 24 anni di Skenexodia o testi “nuovi” che ho sempre voluto mettere in scena ed ora penso di aver trovato gli attori giusti per garantire loro una lunga strada.

“Guardando al cartellone delle prossime lavorazioni, quali sono le storie e le tematiche che hai scelto di portare in scena? Su quali testi o direzioni drammaturgiche si concentrerà il lavoro registico nei prossimi mesi?”

Cominciamo questo percorso nelle nuove opere che vedrete in tournèe nella stagione 2026/27 da “Gli sgarri di giugno” che è un mio testo con cui prosegue la trilogia iniziata con “Il cuore nonostante” sulle coppie legate alla musica. E’ un percorso molto introspettivo che questa volta coinvolge un cantante britpop ed una prostituta e l’avventura può ricordare qualche aneddoto degli Oasis. Continuando con gli spettacoli con due interpreti torneranno “Jekyll & Hyde” interpretati da Roberta Sarti e Stefania Felizzi e ritorna anche “La luce e il suo turgore”, uno spettacolo onirico e visionario a cui sono molto legato.  Di spettacoli con tre interpreti, mi si permetta di notare il successo che sta riscuotendo “Mendel dei libri” di cui ero sicurissimo. Il testo di Stefan Zweig è una chicca che molti non conoscono, ma emoziona grazie alle interpretazioni di Giorgio Filippetti, Cecilia Finetti e Fabrizio Giacomozzi, storici collaboratori di Osservatorio Skenexodia Marche. Hanno debuttato (o sono prossimi al debutto) anche “Frankenstein” di Osservatorio Skenexodia Bologna  – realizzato in collaborazione con Lo spazio vuoto – e il mio testo “C’è un pagliaccio in radio” . Questo thriller è affidato a Vincenzo Filice, Emanuele Baldoni e Caterina Miccoli, anche in questo caso attori che vantano già anni di militanza nella nostra Produzione. Tra le novità ci sarà il ritorno di “Lear” in una nuova versione di questo progetto che dura ormai da oltre sette anni. Sono ben due gli allestimenti che porteremo avanti con Osservatorio Skenexodia Roma ed entrambi hanno 4 elementi nel cast:” Il piccolo Eyolf” di Ibsen (con protagonisti Elia G.Tringali, Claudia Fasciani, Samuele Bertolani e Valentina De Cecco) e “Agamennone” di Eschilo (interpretati da Sandra Pellegrino, Valerio Aulicino, Alessandro Alfieri e Giovanna Pola), entrambi in due versioni moderne che faranno molto discutere.  Per concludere il percorso all’interno del teatro gotico spazio anche a “Dracula” in un allestimento in collaborazione con il Centro Sperimentale Artistico delle Marche. Come progetto, infine, trasversale quest’anno porteremo in scena per varie serate “Vite su tela”, una serie di miei monologhi ispirati alla vita dei maggiori pittori della Storia dell’arte, almeno metto a frutto anche quella laurea ! Ma, conoscendomi,  non escluso che esca altro già nelle prossime settimane…

“Le tue regie hanno spesso esplorato una relazione molto ravvicinata con lo spettatore, lavorando sulla misura essenziale del gesto e su un uso rigoroso dello spazio. Negli spettacoli di prossima uscita ritroveremo questa cifra stilistica o ci saranno delle rotture di linguaggio rispetto ai tuoi lavori precedenti?”

Sì ormai i nostri spettacoli sono riconoscibili, quindi troverete le scelte registiche che vi sono familiari. Penso che quando si affronta un testo non originale il compito del regista sia quello di mettere un filtro attraverso cui leggere e sottolineare alcuni temi per lui sensibili ed importanti. Come dicevo prima, uno spettacolo nasce da un’urgenza ed è questa linea che seguo in quello che faccio.

“Il panorama dello spettacolo dal vivo sta attraversando una fase complessa tra costi di produzione in aumento e un pubblico sempre più frammentato. Dal tuo punto di osservazione, quali sono gli strumenti indispensabili oggi per far sì che una compagnia indipendente non solo sopravviva, ma continui a produrre con continuità e ad attrarre nuovo pubblico?”

Ormai come realtà siamo consolidati nel panorama indipendente, ma quello che manca è un’attenzione da parte dei direttori artistici a “dare fiducia”, anzi mi correggo – perché manca un gradino prima – “dare ascolto” alle cose esterne rispetto a ciò che conoscono e programmano. E’ tutta qui la difficoltà e se la riscontriamo noi con 24 anni di carriera e oltre 130 diversi allestimenti proposti, figuriamoci un ragazzo o una ragazza che si iscrive ad un corso accademico. Quello che manca forse è il “dovere sociale” di chi gestisce un teatro, attento al nome televisivo, alla cosa che faccia ridere o addirittura al mondo amatoriale che – non si spiega come – sono nemici nella lotta ad accaparrarsi una data, poi ci meravigliamo se nessuno mette in scena Vittorio Alfieri!