“1980 (Il Tempo si è fermato)” e il confine sottile tra verità e fantasia. L’intervista

Un romanzo che unisce il vissuto reale a un’intensa dimensione spirituale, dando voce a personaggi autentici e a spiriti guida.

Riccardo Bonini e Gianna Scrivani costruiscono un racconto emotivo e introspettivo che intreccia amicizia, energia vitale, malattia e trasformazione, tra atmosfere anni ’80 e profonde riflessioni esistenziali.

Gianna e Riccardo, quando avete sentito per la prima volta che dentro di voi c’era una storia che chiedeva di essere raccontata, e come questa intuizione si è trasformata in “1980 (Il Tempo si è fermato)”?

Riccardo: Prima io, poi Gianna, abbiamo avuto modo di frequentare una persona speciale (nel libro è Renato) e, con lui, i due Spiriti che si alternavano nel suo corpo (o la macchina aziendale, come si divertivano a definirlo). Da subito avrei voluto scriverne la biografia, ma solo dopo la sua morte terrena ho pensato concretamente di farlo. Nei giorni in cui ho iniziato a lavorare al progetto, alcuni amici mi hanno proposto di cimentarmi in un fantasy, e da lì l’intuizione: perché non unire le due cose? Verità e fantasia? Avendo vissuto la stessa esperienza con Gianna, ho pensato di farle leggere le prime pagine appena abbozzate per un suo parere. È rimasta talmente entusiasta dell’idea, che si è lanciata con me in questa nuova avventura, unendo i nostri ricordi e scrivendo a quattro mani. Tra le mie idee, le trovate geniali di Gianna oltre agli spunti dai suoi studi, e l’osservazione della realtà, il libro ha preso forma: un fantasy che fantasy non è, libero da schemi e incasellamenti.

Nella stesura del romanzo, quale parte della vostra esperienza personale ha richiesto più coraggio per essere messa su carta?

Gianna: Indubbiamente ci siamo esposti al pubblico ludibrio, raccontando di queste nostre frequentazioni quotidiane. La scelta più semplice sarebbe stata quella di mascherare tutto con la scusa del racconto fantasy, ma poi ci siamo detti: «Perché avere paura della verità?». La verità, per alcuni può essere scomoda, ma per altri, seppur difficile o incomprensibile, diventa necessaria.

Riccardo: Beh, veramente io ho accettato di espormi solo perché i manicomi sono stati chiusi…(ride)

Il 1980 è una data che porta con sé un’atmosfera nostalgica e simbolica: cosa rappresenta per voi sul piano emotivo e spirituale?

 Riccardo: Il 1980 è stato forse uno degli anni più belli della mia vita: libero e spensierato nella prima vacanza senza genitori, con la sana curiosità di un sedicenne, ma mantenendo quel senso di responsabilità che avevano i ragazzi a quel tempo. È stato l’anno in cui alcune amicizie hanno preso forma, fino a ritrovarmele ancora oggi. Intere serate a ridere e scherzare o ascoltando buona musica (che in quegli anni era davvero magica).

Gianna: Non sono i miei ricordi personali a fare del 1980 un anno speciale. Per me rappresenta uno “stato di essere” diverso da oggi: altri valori, altri comportamenti, altre priorità, meno superficialità. C’era voglia di realizzarsi, di capire chi si fosse veramente, di creare il proprio futuro. Continuo a ribadire che, nel libro, gli eroi del 2022 sono i giovani degli anni Ottanta e tali sono diventati proprio perché figli di quell’epoca.

Quanto ha influito la vostra sensibilità sulla struttura narrativa del libro e in che modo avete trovato il vostro equilibrio creativo all’interno di un’opera così ricca di piani interiori?

Riccardo: Io mi sono lasciato letteralmente andare. Dopo una giornata pesante, nelle ore notturne non vedevo l’ora di dare libero sfogo alla mente. Ho sempre trovato un senso di pace nello scrivere, anche nei miei precedenti libri.

Gianna: la struttura narrativa del libro ha sicuramente preso forma, in parte, dalla mia sensibilità. Ogni azione, ogni dialogo, ogni colpo di scena, era frutto di riflessioni, collegamenti e sovrapposizioni ai miei studi. Ho trovato l’equilibrio creativo nel confronto tra la realtà che vivo e il mio piano interiore, la mia visione della vita e il mio sentire. Per questo motivo è stata una bellissima esperienza, perché mentre scrivevo ero me stessa.

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