Voglio smettere di fumare

Voglio smettere di fumare

Voglio smettere di fumare. I motivi per cui si decide di compiere il grande passo sono i più disparati e vanno dalla salute alla bellezza della pelle, ai denti macchiati alla puzza di fumo su capelli, sui vestiti, in casa o in automobile, al fatto che i sapori delle pietanze sono alterati o per l’arrivo in famiglia di un bambino. Tutte motivazioni molto valide per cui vale la pena lottare. Dopo anni di complicità con la sigaretta è arrivato il momento di interrompere questo legame a doppio filo. Quelli che ci riescono ne hanno un triplo vantaggio: il primo in salute, il secondo economico ed il terzo, l’invidia di chi vorrebbe smettere ma non ci riesce. Pigrizia? Mancanza di volontà o di carattere? No, non è nulla di tutto questo è solo che, nel nostro intimo o nella nostra psiche, che è assai strana, non è ancora scattato nessun campanello d’allarme. Si, perché noi esseri umani, siamo molto strani. Per decidere di stare bene, infatti, dobbiamo stare male o, almeno, è così per la stragrande maggioranza del popolo dei fumatori convinti. E’ un controsenso ma è così. Dal momento in cui si entra in contatto con la sigaretta se ne viene stregati, catturati, ammaliati e, conosciuti i suoi effetti psicologici, è difficile tradirla o abbandonarla in un cassetto o in una tasca della giacca per una caramella, un caffé o per una sana boccata di ossigeno.

Lei, la sigaretta, la tentatrice, sembra che sappia quando sta per perdere uno dei suoi fan ed agisce di conseguenza. E’ come un amante geloso che non vuole essere messo da parte. Nello stesso momento in cui tu decidi di tagliare i ponti con lei inizia una lotta impari, un braccio di ferro senza regole. Lei, la sigaretta, con una sfrontatezza senza eguali, ti sfida ogni istante della giornata compare, come per magia, in ogni angolo, in ogni strada, in ogni stazione ferroviaria, in molte case, tra le dita di un passante o quelle di un amico.

Tu cerchi di non guardare, di non annusare ma è difficile, eccome se è difficile. Sembra che tutti si siano coalizzati con lei, con quel rotolino di carta che non riesci a toglierti dalla mente. Cicca, paglia, cingallegra, fumosa, fumogena sono solo alcuni dei nomi con cui la sigaretta viene chiamata. Lei è, nostro malgrado la nostra compagna di vita con cui dividiamo ansie, nervosismo, soddisfazioni e molto altro. E’ sempre presente, di giorno e di notte. Ascolta silenziosa i nostri sfoghi, gioisce e piange con noi. Da furba, senza farsene accorgere, lentamente ma con costanza, diventa parte integrante della nostra vita anzi ne diventa quasi il motore.

Se la si osserva attentamente ci si può addirittura scorgere una sua personalità, il suo carattere. Non sto scherzando, pensateci attentamente. La sigaretta è come chi la fuma, nervosa, calma, permalosa o gioiosa. E’ il nostro alter ego, prepotente e molto poco invisibile. Prende parte ai nostri rituali diventandone la molla iniziale ed alla quale, con il passare del tempo, non possiamo rinunciare. Sono in molti che appena aprono gli occhi al mattino come prima cosa accendono una fumosa facendone seguire un’altra in bagno e poi dinnanzi ad una tazzina di caffé e ancora prima di uscire di casa o di entrare in ufficio, durante la pausa e via a seguire fino a sera quando, dopo aver fatto l’amore con il proprio partner, aspirano voluttuosamente una boccata di nicotina quasi a completamento del momento appena vissuto.

Come siamo strani, ci lamentiamo delle possibili violazioni nostra privacy e dividiamo la nostra vita a trecentosessanta gradi con uno dei pericoli più insidiosi. Per lei, per la sigaretta, non ci sono quindi segreti. Lei sa tutto di noi, sa come prenderci, ci capisce, ci calma e ci da la spinta per affrontare momenti difficili minando lentamente ma profondamente la nostra salute. Sembriamo quasi un branco di incapaci senza il “rotolino magico” eppure …. E’ così.  Smettere? Basta solo volerlo e, una volta, che ci siamo disfatti della nostra compagna scopriamo profumi e sapori dimenticati, riusciamo a fare le scale o a correre senza rimanere senza fiato e non puzziamo più. Puzziamo? Certo! Non ci avete mai fatto caso? Provate ad annusarvi le dita, i capelli o i vestiti che indossate dopo aver fumato. Profumano? Non credo proprio. Ma quando abbiamo il nostro primo approccio con questa famigerata compagnia omicida? Immediatamente, prima ancora di nascere. Sembra quasi che lei sia lì, ad attenderci pazientemente perché lei sa il momento esatto in cui veniamo concepiti. Ricordate? Lo abbiamo detto prima: quanti dopo un rapporto sessuale si accendono una sigaretta aspirando con gusto la nicotina? Un destino o una maledizione? Forse entrambe.

La mamma, infatti, sia che sia fumatrice o no entra in contatto quotidianamente con i fumatori e, il piccolo embrione vede, anzi sente, tutto quello che circonda la madre e impara velocemente. I bambini sono come delle spugne anche dentro al pancione, non a caso anche da lì dentro si fanno capire molto bene calmandosi quando sentono della musica che a loro piace o scalciando quando sono contrariati o c’è qualche cosa che da loro fastidio ma, per quanto riguarda le sigarette, non sanno di cosa si tratta e che effetti possano avere. Rimangono li, fermi e cercano di capire, senza riuscirci, chi sia o cosa sia quella cosa strana che fuma vicino alla loro mamma o che la nostra stessa mamma fuma. Sanno solo, nel caso in cui la madre è una fumatrice, che quella cosa strana, sottile e puzzolente ha un potere straordinario per la mamma e quindi tanto cattiva o malvagia non deve essere. Per loro quello strano rotolino di carta, profumato o puzzolente, rappresenta un qualche cosa di misterioso ed è proprio così che inizia quello strano ed indecifrabile rapporto che ci accompagnerà per tutta la vita. Ma perché alcuni diventano fumatori ed altri no? Dipende da molti fattori come ad esempio se in famiglia ci sono dei “viziosi”, dalle compagnie che si frequenteranno durante l’adolescenza e dalla voglia di essere accettati in quel gruppo piuttosto che in un altro.

Si inizia a giocherellare con le “fumogene” da giovani, anzi, molti iniziano da giovanissimi. Si compra un pacchetto di sigarette quasi per gioco, lo si nasconde nello zaino e, all’occorrenza, se ne fa sfoggio con gli amici. La prima paglia (alcuni le chiamano così) non è piacevole, il fumo scende nella gola bruciando e causando attacchi di tosse violenti ma, pur di apparire e di sembrare più grandi e forti, si prosegue. In bagno, nei giardini pubblici, fuori dai locali o in macchina, ogni luogo è perfetto per trasgredire e, senza rendercene conto veniamo ingoiati dal vortice del vizio del fumo. E’ come una bella donna o un uomo affascinante e muscoloso che, facendoci l’occhiolino, ci invita a seguirlo e noi? Cosa facciamo? Lo seguiamo ovviamente ignari di quello che ci aspetta nel futuro. Da incoscienti iniziamo l’avventura più pericolosa della nostra vita. Ci diamo arie da grandi, da uomini e donne vissuti, che sanno il fatto loro o imitiamo quello o l’altro attore e tutto per una sigaretta.

Se solo ci fermassimo a riflettere …. Forse e dico forse ci fermeremmo in tempo e non faremmo mai girare la rotellina dell’accendino che provoca la fatidica scintilla utile all’accensione di quella che diventerà la nostra “condanna” : la nostra prima di una lunga serie di sigarette. Lo abbiamo sempre saputo che fumare era sbagliato, nocivo, tossico e mortale ma, essendo tutti dei Bastian Contrario, abbiamo, forse a causa del nostro spirito perverso, acceso la sigaretta. Che soddisfazione, gli amici ci guardano, la maggior parte con approvazione come a dire: “ benvenuto nel club dei grandi!” A nulla o a poco serve la scritta a caratteri cubitali: il fumo uccide, che campeggia su tutti i pacchetti o il fatto di dover inserire la tessera sanitaria nei distributori di sigarette per impedire ai minorenni di acquistarle.

Si sono inventati di tutto per aiutare i fumatori ad uscire dalla dipendenza ma troppo spesso con scarsi risultati in confronto alle migliaia di migliaia di milioni di fumatori. Si sono inventati addirittura la sigaretta elettronica che si può fumare ovunque e che quindi toglie il dilemma del rituale. C’è chi si è rivolto all’ipnosi, a sedute collettive, a leggere un libro che spiegava come smettere di fumare o di mangiarsi le unghie. Il segreto, dicono, è quello di riuscire a superare la prima settimana e poi le cose sono più facili. Chi lo afferma ha sicuramente ragione. Conosco molte persone che sono riuscite a dire basta, voglio stare bene! Hanno iniziato il loro percorso, a testa alta e con coraggio. Le tentazioni sono mille e ancora di più ma ci sono riusciti ed oggi sono persone nuove e molto più felici e cercano di farti forza, di farti capire che smettere di fumare è solo una questione di volontà. Ed è  proprio questo il punto: quanto prendiamo la decisione di fare questo grande passo, ne siamo realmente convinti o ci prendiamo in giro? Dovremmo fare un piccolo esamino di coscienza e poi …. Testa alta e avanti, stringiamo di denti e manteniamo il proposito appena fatto sconfiggendo uno dei più grandi nemici della nostra salute.

Quindi niente più scuse tipo: sono nervoso, dopo il caffé la sigaretta è un rito, non ce la faccio se mi fumi vicino o se per la strada vedo tutti con la sigaretta tra le labbra ecc. e’ una sfida molto dura ma fattibile. Evitate di raccogliere il guanto di sfida che il vostro nemico vi lancia. Guardatelo, girateci attorno ma non raccoglietelo. Potrebbe essere l’inizio della vostra sconfitta. Lei, la sigaretta, aspetta un vostro gesto, un cedimento o il raccogliere la sua sfida. Snobbatela. Girategli le spalle. La vita è bella anche senza di lei anzi, lo è sicuramente di più.

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