Venti dita per contare

Venti dita per contare

Pur vivendo sparsi in tutto l’Artide, in territori molto lontani tra loro, gli Eschimesi conservano l’antica lingua comune. Essa ha una strana sonorità sia perché possiede solo tre vocali (i,a,u), sia perché ha le parole più lunghe tra tutte le lingue del mondo (per esempio, kalaalli-suu-nuug-tik-kum-i-naa-ssa-su-t).

Altra caratteristica della lingua di questo popolo è che, la loro grammatica, manca del tempo passato dei verbi e gli Eschimesi, quindi, quando si esprimono lo fanno sempre utilizzando il presente. Molto insolito è anche il loro modo di contare. Noi, sin da bambini, impariamo ad usare le dita delle mani per fare somme e sottrazioni mentre, gli Eschimesi, utilizzano sia le dita delle mani che quelle dei piedi. In base al loro modo di esprimersi, infatti, per dire 6, dicono “l’uno della seconda mano”; il numero 11 è “l’uno del primo piede”, il 20 è “l’intera persona”.

Questo popolo ha anche molte tradizioni antichissime e, tra queste ve ne è una davvero singolare: si conficcano nel labbro delle decorazioni fatte di osso che conferisce loro un aspetto evocativo del tricheco, ed alla quale si attribuisce un significato erotico.

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