La maledizione di Tutankhamon

La maledizione di Tutankhamon

La maledizione della tomba di Tutankhamon è nota in tutto il mondo. Tutti conoscono la bellissima maschera funeraria del faraone bambino e la terribile scritta che si trova sulla porta dell’ingresso della sua tomba. L’incisione avvisa tutti coloro che hanno il coraggio di varcare quella soglia che, la morte sarebbe sopraggiunta anche per loro. Ed è stato proprio così per tutti i membri della spedizione che hanno preso parte al suo ritrovamento ed alla catalogazione dell’immenso tesoro che era custodito all’interno. Il fatto che siano tutti deceduti potrebbe indurre a pensare che la maledizione sia reale cosa che, invece, potrebbe non essere così. I membri della spedizione, infatti, sembrerebbe che siano morti di morte naturale e dopo molti anni dal ritrovamento fatto eccezione per uno che morì a soli 57 anni, sembra per un’infezione.

 

Ma chi era il faraone bambino?  Tutankhamon fu il dodicesimo faraone della diciottesima dinastia. Visse all’incirca tra il 1341 e il 1323 avanti Cristo e si pensa, in base alle analisi del Dna, che suo padre fosse Akhenaton, il “faraone eretico”.  Il nome Tutankhamon significa “immagine vivente di Amon”. Come tutti i faraoni Tutankhamon, alla sua morte, subì il processo di imbalsamazione necessario affinché potesse raggiungere serenamente e rapidamente l’aldilà. Divenne faraone a soli nove anni ma, data la giovane età, prese realmente in mano le redini del suo popolo pochi anni prima di compiere vent’anni e poco prima di morire. Regnò quindi pochissimo.

 

La sua mummia, fu riposta in un sarcofago multiplo e là vi rimase, con il suo corredo funerario, per quasi 3250 anni fino al 1922 quando, la sua tomba situata nella “Valle dei Re”, fu scoperta dal conte di Carnarvon e dal suo finanziatore Carter.

Fino al 1922 erano state scoperte 61 tombe poi, con il rinvenimento di quella di Tutankhamon  divennero 62 e, nel 2006, ne è stata scoperta un’altra di cui ancora non si hanno notizie certe.

Nelle varie anticamere e nella sala funeraria vera e propria, furono rinvenuti migliaia di pezzi d’ogni genere che andavano dalle armi all’abbigliamento, dai gioielli ai carri, dai cosmetici agli strumenti musicali e a molto altro. Era, infatti, usanza fornire al defunto tutto il necessario per affrontare il viaggio ed il soggiorno che lo attendeva in modo confortevole. Non tutto quello che era contenuto nella tomba era appartenuto realmente al giovane sovrano che era dipartito troppo giovane.

 

L’esclusiva del ritrovamento della tomba di Tutankhamon fu affidata al The Times cosa, questa, che non fu ben accettata dalle altre testate giornalistiche che diedero il via ad una campagna denigratoria ed a delle incredibili storie, compresa quelle delle morti dei componenti della spedizione e su quello che gli archeologi avevano rinvenuto per cercare di aumentare le vendite dei loro giornali.

Ad effettuare la ritrovamentio della tomba fu Howard Carter che era convinto che il compito degli archeologi non fosse tanto quello di fare le scoperte ma quello di catalogare e di preservare i tesori che venivano ritrovati. E fu proprio grazie al suo modo di pensare che sono giunte sino a noi una discreta quantità di documentazioni e di preziosi reperti.

Carter conobbe Gorge Herbert, l’uomo che finanziò la spedizione, nel 1908. A causa di un incidente diplomatico, Carter era caduto in disgrazia ed aveva abbandonato il lavoro di ricerca dandosi alla pittura. Herbert, era un appassionato di egittologia e, una volta in Egitto chiese in giro a chi si poteva rivolgere per ampliare la sua conoscenza. Gli fu fatto il nome di  Carter e fu così che i due si conobbero ed iniziarono a collaborare sino al ritrovamento della tomba.

Il mito della maledizione di Tutankhamon iniziò con la morte di Carter nel 1939 ma fu incrementato con il decesso improvviso, il 5 aprile del 1923, di Lord Carnarvon. La sua dipartita avvenne quattro mesi dopo l’apertura della tomba, ma prima ancora che il sarcofago multiplo venisse aperto e molto prima che venisse effettuata l’autopsia sulla mummia nel 1925.

 

La sua morte fece pensare che la maledizione fosse reale ed ai giornali scandalistici dell’epoca non sembrò vero di poter corroborare così facilmente le loro illazioni. Tra i tanti che formularono ipotesi sulle cause della morte di Lord Carnarvon ci fu anche Arthur Conan Doyle, l’autore di Sherlock Holmes.

Ma quale fu realmente la causa del decesso? Tra le ipotesi avanzate ve ne è una che sembrerebbe la più veritiera: si narra che il conte fosse stato punto da un insetto qualche mese dopo la scoperta della tomba e che radendosi riaprì la ferita. A causa del clima caldo e umido, l’infezione si propagò provocando una polmonite a cui seguì una lunga agonia che lo portarono alla morte a 57 anni. Nonostante questa versione sono in molti ad affermare che morì a causa della maledizione.

Sulle altre morti dei componenti della spedizione, benché fossero deceduti di morte naturale e dopo avariati anni dal ritrovamento, sono state inventate le più disparate storie. Rimane comunque il fatto che, la maledizione di Tutankhamon rimane attuale e continuerà ad alimentare storie di morti misteriose.

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