Sciapo’, le 95 tesi il secondo appuntamento del teatro a cappello al Bertolt Brecht.

Sciapo’, le 95 tesi il secondo appuntamento del teatro a cappello al Bertolt Brecht.

LE 95 TESI – una storia di Lutero, uno spettacolo del TEATRO IN FABULA con Raffaele Ausiello, Eduardo Di Pietro, Alessandro Paschitto, Stefano Ferraro, Antonio Piccolo
progetto e regia Giuseppe Cerrone e Antonio Piccolo
liberamente tradito dai testi di John Osborne, Roland H. Bainton, Luther Blissett
una produzione Teatro In Fabula
organizzazione Paola Boccanfuso

INGRESSO LIBERO, USCITA A CAPPELLO

Domani alle 21:00 presso il Teatro Bertolt Brecht il secondo appuntamento con Sciapò, la nuova stagione di teatro a cappello che recupera l’antica tradizione della commedia dell’arte quando per la prima volta nella storia dell’umanità fare l’attore diventa un mestiere.
Nei secoli il cappello ha cambiato faccia, e in tanti paesi (il nostro per primo) ha iniziato a essere visto come un rimborso, a volte vicino al concetto di elemosina e non come un riconoscimento del valore artistico di una performance.

 

Negli ultimi anni,però, si sta cominciando a riportare il cappello nei luoghi chiusi dell’arte, nei teatri, per ridare al pubblico la possibilità di scegliere e per ridare agli attori la possibilità di rinunciare a un compromesso e di giocarsi tutto fino all’ultima battuta.

 

Da questa idea, è partito l’appello del Teatro Civico 14 di Caserta rivolto a tanti altri piccoli e grandi teatri, ad altre compagnie di mettersi in rete per ospitare e partecipare a Sciapò.

 

Domani al Brecht  in scena il Teatro in Fabula con “Le 95 tesi”. Il Lutero di questo lavoro non è solo il noto riformatore religioso. Non è tanto il personaggio storico del suo tempo. Prende a pretesto gli avvenimenti storici, pur rispettandone la cronologia e i ruoli, e cala la sua parabola nella solitudine dell’uomo moderno, nella complessa psicologia del novecento, nella timorosa ricerca di riferimenti dei nostri giorni. Il Lutero di questo lavoro è prima di tutto Martino, un uomo, che pretende da coloro che impongono le regole di rispettarle e di dimostrarne la giustezza.  Un uomo che non teme di squarciare un mondo che si dà per scontato debba essere come è.

 

“Le 95 tesi” non è né un’apologia di Lutero, né una condanna. È piuttosto un elogio del dubbio e del pensiero critico. È il Novecento e il post-moderno che si interrogano su sé stessi attraverso l’uso emblematico di una figura (suo malgrado?) di rottura, di spaccatura, di rivoluzione.

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