Sandro Joyeux torna a Roma sul palco dell’Eutropia Festival

Sandro Joyeux torna a Roma sul palco dell’Eutropia Festival

Sandro Joyeux, una delle sorprese del concertone del Primo Maggio 2015 a Piazza San Giovanni come testimonia lo speciale andato in onda sul tg1 a cura di Vincenzo Mollica, Venerdì 24 Luglio torna a ROMA sul palco di EUTROPIA FESTIVAL 2015 in Largo Dino Frisullo. L’apertura della serata è affidata all’artista abruzzese NOSENZO.  Inizio ore 22.00, INGRESSO GRATUITO – infoline 339 242 1175

Programma: Ore 22: 00 Nosenzo
Alessandro Nosenzo: voce, chitarra e ukulele
Danilo Di Paolonicola: Fisarmonica
Ore 22:30 Sandro Joyeux
Sandro Joyeux: voce e chitarra
Inoussa Dembele: percussioni
Mauro Romano: basso
Antonio Ragosta: chitarra elettrica
Francesco Del Prete: batteria

 

Sandro Joyeux è una delle sorprese del concerto del Primo Maggio 2015 a Piazza San Giovanni come testimonia lo speciale andato in onda sul tg1 a cura di Vincenzo MollicaErnesto Assante nel suo blogautore, il live report di Rockol e J-Ax dal suo twitter. Il primo maggio è uscito anche il nuovo video del singolo “Elmando”, attualmente in concorso nei più prestigiosi festival di animazione nel mondo, che gode del patrocinio dell’ Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).

A giugno, per la Giornata Mondiale del Rifugiato, l’artista francese, autentico beniamino dei migranti che attraversano la penisola, è stato protagonista di un tour molto speciale: Il 16 ha tenuto un concerto nel CARA di Castelnuovo di Porto (RM) di fronte a più di 900 migranti, il 19 a Viterbo per lo SPRAR per l’evento Estasiarci, il 20 a Firenze al fianco di artisti come Elisa, Brunori Sas, Bandabardò, Piero Pelù e altri, per il World Refugee Day Live promosso dal UNHCR.

Sandro Joyeux è pronto a conquistare nuovi pubblici, a farli ballare e cantare a squarciagola. I suoi live sono un’iniezione di pura energia e allegria, viaggi attraverso i ritmi del deserto e le strade polverose del West Africa, tra banlieues parigine e il reggae dei ghetti giamaicani. Un’ora e mezza di spettacolo per un repertorio che spazia dai brani originali alle rivisitazioni di classici e tradizionali africani. Canta in francese, inglese, arabo e in diversi dialetti africani come il Wolof, il Bambarà e il Susù. Alla maniera dei Griot ammalia il pubblico attraverso i suoi suggestivi racconti di viaggio o le storie e leggende legate alle canzoni. Che sia solo o con la band, il risultato è sempre lo stesso, non puoi fare a meno di muoverti.

“Ben oltre la world music e i suoi ormai triti cliches, più dalle parti di Manu Chao e di quegli artisti che non “contaminano” stili musicali, ma portano semplicemente in musica la loro vita, frutto di mille contaminazioni ed esperienze di vita”(LeaveMusic)

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