Reportage sulle Dolomiti patrimonio dell’umanità

Reportage sulle Dolomiti patrimonio dell’umanità

Un anno fa, nel mese di luglio, iniziava il lavoro di realizzazione del reportage in sei puntate dedicato alle Dolomiti Patrimonio dell’umanità. Primo a credere nella validità dell’approfondito lavoro di documentazione l’assessore Mauro Gilmozzi a cui fa capo il progetto Dolomiti dall’inizio dell’iter di candidatura. Committente del reportage l’ente di gestione del bene dolomitico, la Fondazione Dolomiti UNESCO che, con il sostegno di Trentino Sviluppo Spa Divisione Turismo e Promozione, Agenzia Turismo Friuli Venezia Giulia, Provincia autonoma di Bolzano – Servizio Parchi e Veneto Promozione S.c.p.a., ha dato mandato a Piero Badaloni di “leggere” le Dolomiti in chiave UNESCO. Ora, i sei documentari di 55 minuti ciascuno, sono pronti e, dai prossimi giorni, cominciano le proiezioni in alcuni luoghi delle valli dolomitiche. Diversi gli appuntamenti in Trentino: da San Martino di Castrozza a Cavalese, da Madonna di Campiglio, a Pozza di Fassa, da Predazzo a Trento. Sul resto del territorio dolomitico sono previste proiezioni in Alto Adige (Dobbiaco, San Candido, Fié allo Sciliar/Castelrotto, La Valle in Badia, Ortisei), in Veneto (Belluno, Cesio Maggiore, Forno di Zoldo, Longarone e Dosoledo) e in Friuli Venezia Giulia (Cimolais, Forni di Sopra, Trieste). Entro l’anno, probabilmente già a settembre, le puntate saranno trasmesse da RAI Storia e, successivamente, da Rai International. Alcuni emittenti televisive straniere si stanno interessando al reportage per poterlo trasmettere nei loro Paesi.

 

  1. La nascita dell’arcipelago
  2. Dalla scoperta alla conquista
  3. Il fascino del sublime
  4. L’ambiente naturale e la sua tutela
  5. Gli abitanti dell’arcipelago
  6. Dal passato al futuro

Sono questi i titoli delle sei puntate del reportage: la prima è dedicata alla storia geologica di questo Bene Naturale che il mondo ci invidia; la seconda racconta delle prime esplorazioni e della conquista delle cime dolomitiche più importanti; la terza indaga come e quanto le Dolomiti sono state fonte di ispirazione artistica in vari ambiti; la quarta è dedicata alle caratteristiche naturali, alla tutela e gestione dell’ambiente dolomitico; la quinta ai popoli dolomitici, alla loro storia, ai loro costumi e all’economia di montagna; l’ultima puntata tratta della storia del turismo e della sua evoluzione in prospettiva UNESCO.
L’obiettivo del reportage è di raccontare le Dolomiti nella loro globalità, cioè considerandole un insieme unico, così come le ha “lette” l’UNESCO quando, nel 2009, le ha iscritte nella Lista dei Beni Naturali: patrimonio dell’umanità per il loro grande valore geomorfologico e per la straordinaria bellezza del paesaggio.
La prima delle sei tappe del viaggio comincia nel Bletterbach, un canyon profondo 400 metri, dove un giovane geologo racconta come nacquero le Dolomiti, 250 milioni di anni fa, mostrandoci il libro aperto della storia della Terra. Poi sulla cima della regina di queste montagne, la Marmolada, per seguire un glaciologo al lavoro mentre misura lo stato di salute del ghiacciaio che rischia di scomparire fra poche decine di anni. Alla base della “Regina dolomitica”, i documentari registrano la storia di un ex ristoratore, che ha venduto il suo locale per dedicarsi “anima e corpo” alla creazione di un piccolo museo dove custodisce centinaia di reperti della Prima Guerra mondiale, raccolti nelle gallerie scavate dai soldati sotto il ghiacciaio.
Quella delle Dolomiti è una narrazione che il reportage trasferisce attraverso le storie di chi, quelle montagne, le studia e le protegge, di chi ne ha conquistato le vette, di coloro che ne coltivano le pendici con fatica e tenacia, di chi ne utilizza le acque che sgorgano dalle sorgenti per produrre energia; il legname dei boschi per costruire case, con grande rispetto dell’ambiente e del paesaggio. Un paesaggio che l’interazione fra uomo e natura ed è fatto di monumenti naturali – i Monti Pallidi – con le loro caratteristiche guglie, ma anche di alpeggi, malghe, baite, paesi, piccoli e grandi, con le loro tipiche abitazioni e fienili. Una cultura e un’architettura che caratterizzano, nel mondo, le valli dolomitiche. La telecamera, con il microfono sempre aperto, ha attraversato tutti i nove gruppi UNESCO, da quello del Brenta, con il suo celebre campanile, fino alle Dolomiti friulane, anch’esse contraddistinte da un campanile, quello di Val Montanaja. Il quadro che ne emerge è uno straordinario mosaico di testimonianze che documentano, in vario modo e stile, l’attaccamento delle persone alle “loro” montagne. Le Dolomiti sono state e continuano ad essere una straordinaria fonte di ispirazione per gli artisti, a cominciare da Tiziano, che nacque a Pieve di Cadore e dipinse per primo queste montagne in un quadro diventato celebre in tutto il mondo. Ma non solo i pittori furono rapiti dalla sublime bellezza di queste cime, anche tanti famosi scrittori, il più conosciuto è Dino Buzzati che amava rifugiarsi nella villa di famiglia, alle falde delle Dolomiti bellunesi, per dar vita ai suoi romanzi. Numerosi anche gli scultori che hanno lasciato il segno della loro arte sul legno dei boschi dolomitici. Il più famoso è Andrea Brustolon: lo chiamavano il Michelangelo del legno. Molte sue opere sono sparse nelle chiese delle valli bellunesi e non solo. E poi c’è la musica che è nata da queste cime, a partire dai canti montanari raccolti dai fratelli Pedrotti, che hanno creato nel 1927 quello che è considerato il coro più famoso delle Dolomiti, il coro della Sat. Un viaggio che dal Trentino si è spostato in Alto Adige, a Dobbiaco, dove si svolge la “Settimana Mahleriana”, una delle rassegne musicali più apprezzate dai turisti insieme ai “Suoni delle Dolomiti”. Mahler, il celebre compositore austriaco, amava rinchiudersi in una casetta di legno, alla periferia della cittadina della Val Pusteria, per scrivere le sue sinfonie, ispirandosi alle cime dei “Monti pallidi”. Fanno onore al Patrimonio mondiale dell’umanità anche sportivi come Armin Zoeggler, il grande campione dello slittino, Kristian Ghedina, il re della discesa libera, Gabriella Paruzzi, la campionessa dello sci da fondo, Tone Valeruz, il fuoriclasse dello sci estremo. A raccontarci la storia della conquista delle vette dolomitiche sono illustri alpinisti come il “ragno” Cesare Maestri, il precursore dei free clymbers, Maurizio Zanolla detto Manolo, l’”himalayana” Nives Meroi, la guida gardenese Adam Holzknecht e il “trasgressivo” Mauro Corona. Tutti questi e tanti altri, sono i protagonisti delle sei tappe del reportage dolomitico: loro ci aiutano a capire perché le Dolomiti non potevano non essere considerate un patrimonio di tutti, per l’eccezionale valore scientifico, alpinistico, culturale, naturale, economico e sociale. Sono questi valori la chiave di lettura, puntata per puntata, del reportage dedicato alle Dolomiti UNESCO.

Questi gli appuntamenti già in calendario in Trentino:

Cavalese – 6 agosto ore 17.30 – Palafiemme
Pozza di Fassa – 9 agosto ore 20.30 Teatro dell’Oratorio
San Martino di Castrozza – 22 agosto ore 18.00 – Sala Congressi

Altri appuntamenti sono in corso di programmazione.

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