Piazza Montanara

Piazza Montanara

Nella caratteristica e oggi purtroppo scomparsa Piazza di Montanara erano soliti incontrarsi contadini, montanari (da qui forse il suo toponimo) e personaggi caratteristici di ogni genere. Era uno spettacolo caratteristico vedere questi uomini disperati in cerca di lavoro, addossarsi alla fontana o sdraiarsi per terra in attesa che un ‘caporalaccio’ venisse reclutarli per qualche lavoretto.

La superficie della piazza è stata notevolmente ridotta in seguito all’apertura della Via del Mare.

Le sue origini si attestano sin dai primi del ‘400, quando a ridosso della zona interna del Teatro Marcello, furono edificati alcune piccole e fatiscenti abitazioni, tra le quali quella appartenente alla famiglia dei Montanari poi estintasi nei Cesarini.

 

La piazza occupava in parte l’area del Foro Olitorio, caratterizzata da una forma oblunga e trapezoidale; era sempre stata adibita ad usi commerciali, animata da un caratteristico e variopinto mercato popolare.

 

Leone X Medici decise nel 1510 di istituirvi la prima tipografia ebraica di Roma, nella casa di Joan Fagiot di Montevecchio.

 

Era delimitata sul lato Ovest dal Teatro Marcello, caratterizzato nella parte superiore dai due piani di abitazione dei Savelli, opera del Peruzzi, e a Sud dalla fontana circolare a doppia vasca di Giacomo della Porta, a lui commissionata nel 1589 da Sisto V, che l’aveva fortemente richiesta per riqualificare la zona.

 

Tra il 1926 e il 1934 gran parte degli edifici di Piazza di Montanara ( il Monastero di Tor degli Specchi, le chiese di S. Maria in Cosmedin e di S. Maria della Consolazione),   furono demoliti con il compiacente parere favorevole della Commissione Speciale per il Piano Regolatore di Roma del 1930. In quella occasione non fu neanche ipotizzato un piano di salvaguardia per questo scempio urbano, quantomeno attraverso un’ipotesi conservativa. Infatti questa operazione rientrava in quella momento di sviluppo della ricerca archeologica in relazione alle mete storiche e nazionali del fascismo. Con l’aiuto di una folta commissione di archeologi, il duce aveva elaborato un grande programma di scavi, fra i quali la ricostruzione dell’urbanistica augustea e gli scavi dei Fori imperiali legati alla costruzione della Via del Mare, simbolo e asse dell’espansione mediterranea di Roma

 

Fu salvata dallo scempio solo la fontana di Della Porta che trovò asilo prima nel ’32 nel giardino degli aranci all’Aventino, poi nel ’37 in Piazza Lancellotti lungo la via dei Coronari.

Oggi rimane a memoria di ciò che fu solo un piccolo tratto di strada, via di Montanara, che collega la via del Teatro Marcello con Piazza Campitelli.

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